La mia amica Giulia si innamora follemente di ogni ragazzo con cui esce. Ogni volta ci racconta, con gli occhi che brillano, che non ha mai provato niente di simile prima — e lo dice con la stessa convinzione alla decima storia come alla prima. La mia amica Sara, invece, è il suo esatto opposto: sostiene di non essersi mai davvero innamorata, nemmeno il giorno del suo matrimonio. "Voglio bene a mio marito," dice, "ma non mi sono mai sentita così presa da qualcuno come a dodici anni per Justin Timberlake."
Due estremi, due modi di vivere l'amore. Ma quante volte ci si innamora, in media, nel corso di una vita? La scienza ha provato a rispondere.
Quante volte ci si innamora? Lo dice uno studio
Il Kinsey Institute, uno dei centri di ricerca più autorevoli al mondo in tema di sessualità e relazioni, ha condotto uno studio su oltre diecimila persone tra i 19 e i 99 anni, ponendo proprio questa domanda. I risultati sono stati sorprendenti — e, per molti, anche rassicuranti.
Non sono emerse differenze significative nell'esperienza dell'amore passionale tra partecipanti eterosessuali, gay e bisessuali. Le persone più anziane avevano in media vissuto l'innamoramento qualche volta in più rispetto ai giovani adulti, a conferma del fatto che, sebbene ci si innamori spesso da giovani, questa esperienza può ripresentarsi anche a 50, 60 anni o oltre. Gli uomini tendono ad innamorarsi leggermente più spesso delle donne, ma la differenza è minima e si riscontra principalmente tra eterosessuali.
I ricercatori hanno definito l'innamoramento come la fase iniziale e intensa dell'attrazione: un desiderio forte, un'ossessione emotiva, un pensiero costante per l'altra persona. Qualcosa di ben distinto dall'amore "companionale" — quello tranquillo, stabile, fatto di quotidianità e amicizia profonda — che caratterizza le relazioni a lungo termine.
Il confine sottile tra amore e limerence
Alcuni critici dello studio hanno fatto notare un limite importante: ai partecipanti non è stata fornita una definizione precisa di "amore". Questo apre una domanda legittima: quante persone hanno confuso l'innamoramento vero con la limerence — ovvero quella forma di ossessione romantica intensa e spesso non corrisposta?
La limerence è uno stato emotivo amplificato in cui si prova un desiderio compulsivo verso l'immagine idealizzata di un'altra persona, non verso la persona reale.
Il termine fu coniato dalla psicologa americana Dorothy Tennov negli anni Settanta. Secondo la sua teoria, la limerence si sviluppa spesso come conseguenza di traumi infantili o trascuratezza emotiva. Si manifesta con pensieri ossessivi, dipendenza affettiva e sintomi fisici molto concreti: lo stomaco che si agita, il tremore, la sudorazione, il cuore che accelera.
Quante persone, rispondendo al sondaggio, hanno incluso questi episodi nel conteggio dei loro "grandi amori"? È impossibile saperlo con certezza. I ricercatori, però, avevano specificato che i partecipanti dovevano contare solo le esperienze amorose rare, capaci di stravolgere la vita e di lasciare un'impronta duratura.
Il numero che sorprende tutti
Il risultato? Nel corso della vita, ci si innamora in media 2,05 volte. Un numero molto preciso, quasi ironico nella sua specificità.
Ma la distribuzione delle risposte è ancora più interessante:
- Il 28% delle persone si è innamorato una sola volta nella vita
- Il 30% ha vissuto due grandi amori
- L'11% si è innamorato quattro o più volte
- Il 14% ha dichiarato di non essersi mai innamorato
Tornando alle mie amiche: Giulia appartiene chiaramente all'11%, quella degli innamorati seriali. Sara, con il suo cuore apparentemente a prova di farfalle nello stomaco, rientra nel 14%. E io? Sono nella maggioranza silenziosa del 30% — due grandi amori già vissuti, e ancora un po' di speranza per un terzo.
La cosa più bella di questo studio, al di là dei numeri, è il messaggio che porta con sé: l'amore non è un evento unico e irripetibile. Non esiste una sola "persona giusta" senza la quale tutto è perduto. Il cuore, nella maggior parte dei casi, sa come ricominciare.











