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La ricerca lo conferma: siamo più tolleranti sul numero di partner precedenti di quanto pensassimo

Szabó Erzsébet3 min di lettura
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La ricerca lo conferma: siamo più tolleranti sul numero di partner precedenti di quanto pensassimo — Relazione
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Per quanto ci piaccia pensare – e anche dirlo – che viviamo nel “qui e ora”, nel dating il passato è ancora seduto di fronte a noi al tavolo.

Non è sempre evidente, non chiede conto, non bussa alla porta, ma si nasconde dietro domande timide, frasi interrotte e quel sottile dubbio: “perché proprio così tanti?”. Un recente studio internazionale però rivela che guardiamo al passato sessuale dell’altro con molta più sfumatura di quanto pensassimo!

Perché il numero di partner è diventato un tema?

Storicamente il sesso non significava solo intimità, ma anche rischi seri: malattie, insicurezza economica, stigmatizzazione sociale che poteva portare a esclusione o peggio. Oggi abbiamo strumenti e possibilità molto diverse per la pianificazione familiare, ma nelle relazioni a lungo termine questi antichi riflessi non sono scomparsi del tutto.

Per molti, un numero basso di partner è ancora associato a concetti come affidabilità, valori “giusti” o stabilità emotiva – e ovviamente il contrario vale ancora, anche se sappiamo che la realtà è molto più complessa.

Coppia che si conosce brindando con del vino

Oltre un certo punto, i numeri perdono peso

Lo studio pubblicato su Scientific Reports ha coinvolto oltre 5000 partecipanti per capire quanto il passato sessuale influenzi l’attrattiva come partner a lungo termine. La scoperta più interessante? Anche se esiste un punto in cui un numero alto di partner riduce l’attrattiva, l’effetto non è infinito né così drastico come molti pensano.

Il “punto di rottura” maggiore si trova tra 4 e 12 partner precedenti: oltre questa soglia, molti iniziano a esitare. Ma da lì in poi l’aumento del numero conta sempre meno: tra 12 e oltre 30 partner, le differenze nel giudizio sono molto più lievi.

Il “quando” a volte conta più del “quanto”

Forse la scoperta più sorprendente riguarda non il numero, ma il momento in cui si è stati sessualmente attivi.

Chi ha rallentato l’attività sessuale nel tempo appare costantemente più attraente per una relazione stabile.

Al contrario, chi ha avuto molti rapporti occasionali di recente, soprattutto se già con un alto numero di partner, suscita più cautela.

Interessante notare che questo schema si osserva anche tra chi si dichiara aperto alle relazioni occasionali. Sembra che il “rallentare”, cambiare ritmo e mostrare segnali di stabilità sia rassicurante per quasi tutti quando si parla di impegno.

Donna che cena in un ristorante

Meno doppi standard, più sfumature culturali

Una bella notizia è che lo studio non ha trovato forti doppi standard di genere: uomini e donne giudicano allo stesso modo il numero di partner passati. Ci sono differenze culturali (ad esempio, americani e scandinavi sono più tolleranti rispetto a europei dell’est o asiatici), ma non cambiano il quadro generale.

In fondo, le relazioni raramente iniziano con un’analisi statistica: partono da piccole impressioni, sensazioni non dette e dalla consapevolezza che l’altro non sta spiegando il suo passato, ma vivendo il presente e progettando il futuro.

Il messaggio più importante dello studio? Stiamo diventando meno giudicanti di quanto pensiamo come società. Non è più un solo numero a decidere se qualcuno è “adatto a una relazione”, ma piuttosto dove si trova ora, in che direzione va e quanto ci fa sentire pronti per la stabilità.

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