Le esperienze vissute da bambini ci formano e ci modellano, ma spesso non ci rendiamo conto di quanto una frase (o la sua assenza) possa influenzare il modo in cui ci vediamo, la fiducia nelle nostre capacità e le relazioni che costruiamo.
Credo che spesso non conti tanto ciò che ci accade, quanto le parole che accompagnano quegli eventi. Per esempio, da adulto lavoro ancora su paure, difficoltà e ferite che forse si sarebbero potute evitare se da bambino avessi sentito certe frasi.
“Spero che tu sia orgoglioso di te!”
Questa è un’eccezione, perché in realtà l’ho sentita dai miei genitori – ma solo quando sbagliavo qualcosa. Veniva detta in un tono che in realtà mi faceva sentire solo vergogna: “Ecco, ora sicuramente sei molto orgoglioso di te...” Questo messaggio è molto diverso da quando la frase viene detta come vera conferma.
Molti psicologi sottolineano quanto sia importante insegnare ai nostri figli a non basare la loro autostima solo sul giudizio degli altri, ma a essere orgogliosi di sé stessi. Se mi sento prezioso solo quando qualcun altro me lo dice, da adulto cercherò sempre conferme esterne.
Quanto è più sano invece poter vivere il successo dall’interno – non per gli altri, ma per sé. Per me è un ambito su cui lavoro ancora, e non è un caso se ancora faccio fatica a pronunciare questa frase senza un tono sarcastico.
“Questa è la tua decisione, io non posso interferire!”
Sono cresciuto in un piccolo paese dove le aspettative erano molto forti. Cosa dico, come mi comporto, come porto i capelli, cosa indosso – erano tutte cose su cui gli altri avevano non solo un’opinione, ma anche aspettative precise. Non è strano che spesso sentissi che le mie decisioni non fossero davvero mie.
Oggi so quanto sarebbe stato importante sentire da bambino questa frase. Non un “fai quello che vuoi”, ma un “questa è davvero la tua decisione, e io mi fido di te”. Insegna al bambino a prendersi responsabilità per le sue scelte, sentendosi comunque supportato.

Credo sarebbe stato molto più facile imparare che ho il controllo sul mio corpo, sulle mie scelte e persino sulla direzione della mia vita. Invece per me da adulto è stato un percorso lungo e doloroso.
“Va bene sbagliare!”
Questa è la frase che forse ho sentito meno e che è stata più difficile colmare nella mia vita. Da bambino gli errori venivano spesso puniti, facendomi sentire vergogna o delusione. Ho imparato così che sbagliare equivaleva a fallire, e che l’amore era condizionato dal non poter sbagliare.
Da adulto ho lavorato molto per abbassare le barriere di difesa e ammettere, per esempio, che in una discussione potrei non avere sempre ragione. Ironia della sorte, per molto tempo ho pensato che vincere un conflitto fosse l’unico modo per mantenere l’affetto di qualcuno.
Ho perso molte relazioni importanti prima di imparare che chi ti ama perdona i tuoi errori, e che fa più male aggrapparsi a un errore che riconoscerlo.
Queste tre frasi possono sembrare piccole, ma il loro impatto è enorme. Se le avessi sentite, probabilmente avrei imparato molto prima a essere orgoglioso di me senza cercare conferme esterne. Avrei preso più facilmente responsabilità e forse avrei osato di più a sbagliare e provare.
Nel cuore dei bambini queste parole costruiscono fondamenta: autostima, autonomia, resilienza. Se mancano, da adulti bisogna ricostruirle – e non è affatto un compito semplice.











