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Non credo che ognuno sia artefice della propria fortuna

Schuster Borka3 min di lettura
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Non credo che ognuno sia artefice della propria fortuna — Lifestyle

C'è qualcosa di stimolante in questa frase: ognuno è artefice della propria fortuna. Ti fa sentire che puoi plasmare il tuo destino, che hai il controllo e che, se vuoi davvero, puoi raggiungere qualsiasi cosa. Non nego che questo pensiero mi abbia aiutato in momenti difficili e ancora oggi trovo valore in esso. Però credo anche che semplifichi troppo le cose – e questo può avere conseguenze negative.

Oggi vedo le cose così: sì, in parte costruiamo il nostro destino – ma non tutti lavoriamo con la stessa materia né con lo stesso fuoco.

È importante riconoscere la responsabilità che abbiamo su come viviamo la nostra vita. Le nostre scelte, reazioni, la tenacia e l’atteggiamento contano davvero. Molto dipende da come rispondiamo alle sfide, cosa mettiamo di noi stessi e se lasciamo che le difficoltà ci spezzino o ci trasformino. Ma la mentalità del "ognuno è artefice della propria fortuna" rischia di farci dimenticare che non partiamo tutti dallo stesso punto. E che le opportunità non dipendono solo da noi.

C’è chi parte già svantaggiato: economicamente, socialmente, fisicamente o emotivamente. Per qualcuno anche un singolo passo è una lotta, mentre altri corrono sulla stessa strada. E c’è chi, nonostante le qualità, fatica a superare gli ostacoli – non perché sia debole, ma perché è fatto in modo diverso. Magari è più sensibile, insicuro o procede più lentamente. Ma questo non significa valere meno.

Uno dei pericoli maggiori del pensiero "ognuno è artefice della propria fortuna" è che ci porta a giudicare le persone in base a ciò che hanno raggiunto. Come se la vita fosse una gara in cui i primi sono "vincenti" e gli altri hanno sbagliato qualcosa. Ma la vita non è una pista, è più un labirinto dove ognuno ha una mappa diversa.

Quando diciamo “basta volerlo”, dimentichiamo che il desiderio da solo non basta sempre. Se qualcuno parte da lontano o cresce in condizioni difficili, se da bambino non impara a credere in sé, se non riceve supporto o accumula fallimenti, arriva a pensare di non poter fare di più. A quel punto il problema non è la mancanza di volontà, ma che non si può colmare il divario tra fiducia e opportunità solo con la forza di volontà.

Non nego che ci siano persone con una forza incredibile che cambiano la loro vita. Che partono dal nulla e diventano esempio per tutti. Ma non dobbiamo generalizzare dalle eccezioni. Per ogni storia di successo ce ne sono tante di chi ha provato con la stessa determinazione senza arrivare lontano – non perché pigri o deboli, ma perché la vita non ha dato loro lo stesso margine di manovra.

Credo che le lotte personali e il destino siano intrecciati in modo complesso. Che quella che chiamiamo "fortuna" spesso dipenda da fattori invisibili: un incontro, una mano tesa, una parola di incoraggiamento al momento giusto.

E credo anche che chi percorre una strada più difficile o più lenta meriti lo stesso rispetto di chi avanza più facilmente.

Non serve che tutti siano eroi della propria storia. Non serve sempre rialzarsi, ricominciare o dimostrare qualcosa. A volte basta sopravvivere, restare se stessi in un mondo che chiede sempre risultati e performance.

Quindi no, non credo che ognuno sia artefice della propria fortuna. Credo invece che siamo tutti protagonisti della nostra storia – ma le storie non iniziano né finiscono tutte allo stesso modo. E accettarlo ci rende forse un po’ più gentili gli uni con gli altri. E chissà, anche con noi stessi.

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