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Anime libere, linee morbide: la moda degli anni ’20 torna di tendenza

Farkas Margaréta4 min di lettura
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Anime libere, linee morbide: la moda degli anni ’20 torna di tendenza — Moda
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Possiamo dire con sicurezza che negli anni ’20, specialmente dopo il 1925 durante i cosiddetti “Roaring Twenties”, la moda simboleggiava l’inizio della liberazione sociale delle donne. Le silhouette più morbide e l’arrivo di materiali moderni come il jersey o le calze in viscosa coincisero con la conquista del diritto di voto femminile.

Per la prima volta in quel decennio, le donne indossarono abiti più comodi che mettevano in mostra le loro gambe. Le silhouette androgine presero il posto delle forme aderenti con vita stretta. Lo stile popolare “la garçonne”, un abito a tubo spesso abbinato a un cappello, divenne l’uniforme tipica dell’epoca, grazie anche a Coco Chanel, che rese questo look famoso e divenne una delle stiliste più celebri del periodo.

Il abbigliamento sportivo e quello da giorno divennero molto amati. Mentre l’abbigliamento sportivo era da tempo accettato come abbigliamento quotidiano maschile, le donne adottarono presto capi più comodi grazie a designer come Jane Regny e Jean Patou, ispirati allo stile del tennis. Per la sera, i vestiti da cocktail divennero di moda, combinando tagli semplici da giorno con tessuti più preziosi come velluto, frange di perline e motivi ispirati al surrealismo e all’Art Deco.

Stile Flapper

Non si può parlare della moda degli anni ’20 senza pensare alle scintillanti rappresentazioni di lusso e stravaganza di Il Grande Gatsby. Il termine “Era del Jazz” fu reso popolare dallo scrittore F. Scott Fitzgerald per descrivere un periodo in cui il jazz, con radici afroamericane, divenne la colonna sonora della gioventù. Il ballo Charleston, sostituto del valzer, richiedeva movimenti veloci e braccia ondeggianti, da cui deriva il nome “flapper”. I vestiti si adattarono a questa libertà di movimento, con orli più corti e frange di perline che danzavano ad ogni passo.

La Garçonne

Dopo aver letteralmente rimboccato le maniche e sostenuto l’economia durante la guerra, le donne non tornarono certo ai rigidi (e a volte soffocanti) stili vittoriani. Nacque così la linea più maschile e androgina della “La Garçonne”, con tagli dritti e ampi che appiattivano il seno e i fianchi. Coco Chanel guidò ancora una volta la tendenza, insieme al giovane stilista francese Jean Patou, che rese popolari completi maglia-gonna in lussuosa lana jersey, abiti da mattina e abbigliamento sportivo.

Elsa Schiaparelli, regina della moda surrealista, richiamò l’approccio artistico funzionale dell’Art Deco. Ne nacquero collezioni decorate con motivi geometrici, forme lineari ed elementi dorati.

Il cloche e il bob

La designer di cappelli Caroline Reboux rese popolare nel 1908 il piccolo cappello cloche, il cui nome deriva dalla parola francese per “campana”, indissolubilmente legato al taglio di capelli bob. Questo taglio radicale, indossato anche da Coco Chanel, fu inizialmente criticato dai parenti conservatori prima di diventare il taglio standard degli anni ’20.

Il piccolo vestito nero

Un’altra grande innovazione di Coco Chanel fu il piccolo vestito nero. Prima di allora, il nero era associato principalmente al lutto e non considerato un colore elegante per la sera, ma il vestito nero di Chanel del 1926 era completamente moderno. Grazie al taglio favorevole e all’appeal universale, divenne rapidamente un capo essenziale. Il piccolo vestito nero è diventato un pilastro del guardaroba femminile e un classico intramontabile nella storia della moda.

Lo ritroviamo ancora oggi

Le linee morbide e i dettagli audaci degli anni ’20 continuano a ispirare la moda di oggi. Gli abiti a vita bassa sono tornati di moda sia nello streetwear che sulle passerelle. Le frange di perline e i delicati inserti in pizzo tipici dello stile flapper arricchiscono gli abiti da sera, mentre le versioni oversize dei cappelli cloche sono un accessorio trendy. L’eredità di Chanel vive nei tessuti elasticizzati e confortevoli che restano capi base anche oggi. E il piccolo vestito nero rimane un must, rinnovato ogni stagione con nuove forme e dettagli. Lo spirito “libero” degli anni ’20 è ancora oggi una fonte di ispirazione vibrante.

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