Durante una delle settimane più difficili della mia vita, tra una notizia terribile, un’altalena emotiva estenuante e una stanchezza fisica profonda, ho incontrato un’amica in un bar. Non era una serata spensierata tra ragazze, ma un momento in cui sapevo che era più saggio non restare sola. La mia amica ha passato gran parte della serata seduta in silenzio accanto a me, cercando di sostenermi con la sua presenza, ma a un certo punto è andata in bagno e io sono rimasta al tavolo.
Non erano passati cinque minuti che già tre uomini, indipendentemente l’uno dall’altro, sono passati accanto a me e tutti e tre mi hanno detto qualcosa. “Sei così bella, perché non sorridi?” “Che faccia triste!” “Sorridi, dai!”
Tre voci diverse, tre persone diverse, ma lo stesso messaggio: non devo mostrare come mi sento davvero. Perché in realtà non importa come sto. Conta come appaio agli occhi degli altri. Conta non disturbare il loro comfort estetico con il mio stato d’animo.
Questa esperienza non è unica, e purtroppo nemmeno così estrema. La maggior parte delle donne con cui ne ho parlato conosce bene questa situazione. Per strada, al negozio, sull’autobus, alla reception, ovunque può capitare che uno sconosciuto – che non fa parte della nostra cerchia di fiducia e con cui non c’è alcuna vicinanza emotiva che giustifichi un commento – dica: “Sorridi!”. Come se il volto di una donna diventasse pubblico appena esce di casa, e come se fosse un requisito fondamentale portare gioia agli altri con il proprio sorriso.
La realtà è che anche una donna ha il diritto di essere stanca, preoccupata, arrabbiata o introspettiva. Ha il diritto di non sorridere. E ha il diritto di farlo senza che nessuno la rimproveri per questo. Il sorriso non è il nostro stato naturale. Non è un accessorio obbligatorio. Il sorriso è un’espressione di un’emozione, e non devo nulla a nessuno. Pretenderlo con forza non è solo maleducato, ma anche incredibilmente arrogante.
Chi chiede a una donna di sorridere in realtà non si interessa ai suoi sentimenti. Non chiede come sta. Non ascolta. Non immagina cosa ci sia dietro – sa solo che non gli piace quello che vede e vuole migliorare l’immagine. L’immagine che vuole guardare. L’immagine in cui la donna non è una persona, ma una decorazione.
Ma noi donne non siamo bambole di porcellana esposte nelle vetrine del mondo, siamo persone che sentono, pensano, portano pesi, vivono gioie e dolori. Non è nostro compito migliorare l’umore degli altri con il nostro sorriso, soprattutto quando dentro stiamo andando in pezzi.
E chi non riesce a capirlo, chi pensa ancora di avere il diritto di giudicare l’espressione di una donna sconosciuta, secondo me meriterebbe di essere preso senza domande, messo su un razzo e sparato nello spazio. Metterlo in orbita intorno alla Terra e, mentre guarda il pianeta dalla finestra, dirgli: “Sorridi, dai, non rovinare la vista!”











