Lo slow travel – che in italiano si traduce più o meno come viaggio lento – non indica una meta precisa o programmi dettagliati, ma piuttosto un atteggiamento. L’essenza è non voler vedere tutto in fretta e spuntare tutto dalla lista, ma lasciarsi trasportare dal ritmo del luogo. Osservare, dedicare attenzione, connettersi – non solo con il paesaggio, ma anche con chi ci accompagna. Lo slow travel è l’opposto di quelle vacanze da cui torniamo più stanchi di quando siamo partiti.
Questo tipo di viaggio non riguarda quanti posti visitiamo, ma come siamo presenti dove siamo.
Da anni è tradizione trascorrere un weekend estivo al Lago di Garda con le mie amiche. Una volta eravamo solo in tre, ora siamo otto, perché in tre arriviamo con cinque bambini in totale. In questo weekend andiamo spesso nella semplice ma accogliente casa con giardino di una delle amiche, senza organizzare gite in barca o programmi serrati. La prima cosa che decidiamo ogni anno è lasciare andare le aspettative.

Esperienze senza aspettative
Questa è l’unica decisione che prendiamo quasi prima di arrivare, e forse la più importante. Non tutti avranno fame nello stesso momento. Non ci sarà una sera in cui tutti andranno a letto riposati. E non organizzeremo ogni giorno un programma spettacolare. E non serve nemmeno.
I bambini giocano in giardino, noi li guardiamo dalla veranda con un bicchiere di vino in mano, felici di stare insieme e condividere questo momento.
Credo sinceramente che, alla fine della mia vita, saranno questi weekend i ricordi più cari, perché i veri momenti estivi non nascono dalle grandi cose. Piuttosto da quando i bambini imparano a fischiare con un filo d’erba e si divertono per mezz’ora a farlo insieme. O quando siamo stesi sulla coperta in spiaggia e guardiamo le nuvole, immaginando forme di cani, barche o draghi.
Certo, ci sono bambini a cui aiuta mantenere almeno in parte la routine – per esempio andare a letto più o meno alla stessa ora o sapere quando aspettarsi uno snack. Ma la mia esperienza è che la vacanza rompe comunque gli schemi abituali. E visto che succede, è molto più semplice e rilassante accettarlo con flessibilità, invece di cercare disperatamente di riportare tutto alla normalità.
Viaggiare lentamente non significa che non succeda nulla, ma che non deve succedere tutto. C’è spazio per la noia, l’imprevisto, le idee spontanee. Per trasformare una passeggiata pomeridiana in un momento di relax sul lago, o un gelato in una chiacchierata seduti all’ombra.
Lo slow travel insegna che il viaggio non è una meta, ma un processo. E soprattutto quando viaggiamo con i bambini, è uno dei regali più grandi che possiamo farci: il permesso di non essere perfetti, ma semplicemente reali, affettuosi e insieme.











