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Viaggiare fa bene al cuore (e non solo): ecco cosa dice davvero la scienza

Farkas Margaréta5 min di lettura
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Viaggiare fa bene al cuore (e non solo): ecco cosa dice davvero la scienza — Salute
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Molti pensano che viaggiare sia un lusso. Qualcosa da meritare, da rimandare dopo le cose "davvero importanti", da concedersi solo quando ci saranno tempo e soldi. La scienza, però, punta con sempre maggiore decisione in un'altra direzione: viaggiare non è la ricompensa della vita quotidiana, ma un vero e proprio ingrediente di uno stile di vita sano. E non solo sul piano mentale, ma anche su quello fisico.

Il cuore che non viaggia

Il Framingham Heart Study è una delle ricerche sulla salute cardiovascolare più longeve mai condotte negli Stati Uniti. Tra i dati raccolti nell'arco di decenni emerge una correlazione sorprendente: le donne che andavano in vacanza almeno una volta all'anno mostravano un rischio di malattie cardiache significativamente più basso rispetto a chi viaggiava raramente o non viaggiava affatto.

Il legame reggeva anche escludendo dai dati altri fattori di rischio come il fumo, l'attività fisica o il peso corporeo. Questo, ovviamente, non significa che il viaggio sia una medicina. Ma dice qualcosa di importante: quel tipo di stacco, di rallentamento e di distanza mentale che un viaggio regala lascia un segno anche a livello fisico.

Lo stress che non vediamo, ma il corpo sì

Lo stress cronico è uno dei fattori più devastanti per la salute, e anche uno dei più difficili da gestire, proprio perché è quasi invisibile. Non fa male come una frattura, non si infiamma come una ferita, ma mantiene costantemente elevati i livelli di cortisolo nell'organismo, con effetti a lungo termine sul sistema immunitario, sul sonno, sulla pressione e sui processi infiammatori.

Viaggiare è uno dei metodi conosciuti più efficaci per abbassare, almeno temporaneamente, i livelli di cortisolo.

Uno studio pubblicato sulla rivista Psychosomatic Medicine ha mostrato che bastano pochi giorni di vera pausa per ottenere un miglioramento misurabile del benessere generale, della qualità del sonno e della percezione soggettiva dello stress. L'effetto non dura per sempre, ma chi riesce ad allontanarsi dalla routine più volte all'anno mantiene un livello di stress di base costantemente più basso.

La meraviglia e l'infiammazione

Dacher Keltner, professore di psicologia all'Università della California (Berkeley), studia da anni la cosiddetta esperienza dell'"awe", quel senso di stupore e meraviglia. È la sensazione che proviamo di fronte a qualcosa di immenso, bellissimo o sorprendente: la cima di una montagna, l'interno di una cattedrale, il primo mattino in una città sconosciuta. Keltner e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato che le esperienze di meraviglia riducono le infiammazioni nell'organismo, in particolare i livelli di interleuchina-6, considerata un fattore di rischio per molte malattie croniche, tra cui la depressione e le patologie cardiache. Un viaggio è pieno di momenti del genere, e il corpo risponde anche a questo livello.

Il tempo dell'attesa

Una delle scoperte più curiose non riguarda il viaggio in sé, ma ciò che accade prima. I ricercatori dell'Università Erasmus di Rotterdam hanno rilevato che le persone che hanno un viaggio in programma mostrano un livello di felicità nettamente più alto rispetto a chi non ne ha in vista, anche se alla partenza mancano ancora settimane o mesi. In altre parole, il viaggio inizia a farti bene molto prima di aprire la valigia. La pianificazione e l'attesa creano già di per sé uno stato emotivo positivo. Questo spiega anche perché per molti organizzare la vacanza è quasi bello quanto la vacanza stessa.

La creatività e la mente aperta

Adam Galinsky, psicologo sociale e professore alla Columbia Business School, studia da anni come le esperienze multiculturali influenzino il modo di pensare. Secondo i suoi risultati, chi ha trascorso del tempo in culture diverse e si è davvero immerso nella vita locale mostra una capacità di problem solving più creativa, gestisce le contraddizioni con maggiore flessibilità e affronta l'ignoto con più naturalezza. La chiave, sostiene Galinsky, non è semplicemente essere stati in un luogo straniero, ma essersi aperti a quel luogo. Viaggiare, insomma, non serve solo a rilassarsi: fa crescere, a patto di lasciarsi davvero toccare da ciò che si incontra.

Quello che porti a casa

La maggior parte delle persone torna da un viaggio con dei ricordi: foto, piccoli oggetti, storie. Ma secondo la scienza porti con te qualcosa di più: un livello di stress di base più basso, un sonno migliore per le settimane successive e una mente un po' più elastica. Le ricerche indicano che persino un weekend di due o tre giorni, vissuto con un vero stacco, fa una differenza percepibile. Naturalmente non tutti possono viaggiare nella stessa misura. Costa denaro, costa tempo, e non conta solo il prezzo del biglietto aereo, ma anche la libertà che ci si può permettere. Sono limiti reali, ed è giusto dirlo apertamente.

Ma se ne hai la possibilità e continui a rimandare, forse vale la pena guardarla in un altro modo. Non parti per pigrizia, non stai scappando dai tuoi doveri. Stai investendo. Nel tuo cuore, nella tua mente e nella capacità di fare meglio, poi, tutto ciò che fai.

Perché viaggiare fa bene alla salute?

Perché aiuta a ridurre i livelli di stress e di cortisolo, migliora il sonno e sembra associato a un rischio più basso di malattie cardiache. Le esperienze di meraviglia possono inoltre ridurre le infiammazioni nell'organismo.

Basta un breve viaggio per notare dei benefici?

Sì. Secondo le ricerche citate, anche un weekend di due o tre giorni vissuto con un vero stacco può portare un miglioramento percepibile del benessere e della qualità del sonno.

Il benessere arriva solo durante il viaggio?

No. Gli studi mostrano che chi ha un viaggio in programma è più felice già nelle settimane precedenti: la pianificazione e l'attesa creano di per sé uno stato emotivo positivo.

Viaggiare può rendere più creativi?

Secondo lo psicologo Adam Galinsky, chi si immerge davvero in culture diverse sviluppa un problem solving più creativo e maggiore flessibilità mentale. La chiave è l'apertura verso ciò che si incontra.

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