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Cose che ho scoperto e altre ancora da scoprire: dinamiche tossiche dell’infanzia nell’età adulta

Szabó Erzsébet4 min di lettura
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Cose che ho scoperto e altre ancora da scoprire: dinamiche tossiche dell’infanzia nell’età adulta — Lifestyle
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Non direi di aver avuto un’infanzia particolarmente negativa, né che fossi circondata da un’atmosfera tossica o che portassi ferite profonde causate dalla mia famiglia. Eppure, col passare del tempo e con il crescere delle relazioni in cui mi sono trovata, ho notato in me piccoli schemi che mi sembravano stranamente familiari. Reazioni che non sempre avevano senso e che, guardandole a mente lucida, mi apparivano molto estranee. Spesso avevo la sensazione che qualcun altro stesse vivendo quella stessa situazione al posto mio. Ma chi era questa persona?

Vecchi giochi su un nuovo palcoscenico

Da adolescente mi capitava spesso di rivivere le stesse situazioni. Mi aspettavo che l’altra parte si prendesse cura di me, mentre io cercavo costantemente di dimostrare di essere degna di quell’affetto. Intanto l’ansia cresceva: se non fossi stata abbastanza, mi avrebbero lasciata, così cercavo di dare il massimo in ogni cosa, a qualunque costo.

Oggi so che questi schemi spesso nascono dall’attaccamento infantile.

Se da bambini l’amore o le cure non erano sempre sicuri ma legati a certi comportamenti o risultati, da adulti si può diventare eccessivamente attaccati o compulsivi.

In una relazione, chi vive così fa di tutto per non perdere l’altro. La paura interiore però non nasce necessariamente dal presente, cioè dalla relazione attuale, ma da quelle prime esperienze in cui l’amore sembrava condizionato.

Fare piacere – ma a chi davvero?

Spesso mi sono accorta di adattarmi troppo. Non solo nelle grandi decisioni, che si ponderano mille volte, ma anche nei piccoli dettagli quotidiani: “Va bene così per te?”, “Meglio che scegli tu, a me va bene tutto.” Dall’esterno poteva sembrare gentilezza, ma dentro creava tensione senza che me ne accorgessi. Ora cerco consapevolmente di dire meno spesso “a me va bene”, anche quando è vero.

Il desiderio di compiacere gli altri spesso nasce dal fatto che da bambini l’amore doveva essere “meritato”.

Chi cresce ricevendo attenzione o lodi solo quando si comporta bene o si adatta, da adulto tende a mettere da parte i propri bisogni pur di mantenere la sicurezza della relazione.

Quella certa conclusione sbagliata

Mi è capitato di interpretare un commento innocente come una critica offensiva, o di vedere come rifiuto il desiderio di un po’ di solitudine da parte del mio partner. In questi momenti partiva subito il rimuginare: scavavo nei ricordi, cercavo di capire cosa ci fosse dietro e immaginavo sempre il peggio, anche se di solito non c’era nulla di cui preoccuparsi.

Gli schemi infantili spesso sovrastano la logica e questi fraintendimenti nascono da esperienze precoci di rifiuto. Se un bambino non riceve amore o sostegno costante, impara a “stare attento” a ogni minimo segnale dell’altro per evitare rifiuti, delusioni o peggio. Da adulto questo si traduce in sfiducia, insicurezza e dubbio continuo.

Vecchi modi di difendersi, nuovi danni

Da bambini impariamo che è meglio evitare i conflitti. Per mantenere la pace, spesso taciamo, ingoiamo i torti e ognuno va avanti a modo suo. Credo sia un’eredità generazionale che riguarda non solo noi ma anche i nostri antenati. In molte famiglie non si è mai imparato a discutere in modo sano, perché gli anziani vanno rispettati e basta. Da adulti però questo si ritorce contro, perché in una relazione non si può sempre evitare le conversazioni difficili.

La fuga dal conflitto è spesso un meccanismo di sopravvivenza. Se da bambini le discussioni portavano caos, urla o dolore, si impara automaticamente che è più sicuro evitarle.

Ma da adulti questo può bloccare l’intimità vera e la ricerca di soluzioni.

Per fortuna il nostro passato non determina completamente il nostro futuro. Sì, le esperienze infantili si radicano e a volte riaffiorano proprio quando abbiamo più bisogno del nostro io adulto calmo. Ma ogni consapevolezza, ogni piccolo “aha”, ci aiuta a vivere le relazioni con più coscienza, sincerità e libertà. La psicologia insegna che chi riconosce i vecchi schemi può creare risposte nuove e più sane. Non si tratta di cancellare il passato, ma di imparare a interpretarlo e, cosa ancora più importante, a gestirlo.

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