Da bambini, immaginare che i nostri genitori non siano quelli biologici e che siamo stati adottati da neonati è un pensiero abbastanza comune. Ma qual è la spiegazione?
L’orfanotrofio è una realtà tragica che, a causa di guerre, carestie e scarsa assistenza sanitaria per le donne, sta aumentando in tutto il mondo. Questo può avere effetti profondi e duraturi, come dimostrano molti studi. Tuttavia, l’orfanotrofio ha anche una dimensione psicologica: è un archetipo universale nella psiche umana. Secondo le teorie di Carl Jung, gli archetipi appartengono non solo all’individuo, ma anche all’inconscio collettivo.
Essere orfani significa sentirsi soli al mondo, privati della madre, del padre o di entrambi. L’orfanotrofio come fenomeno psicologico si riferisce a uno stato interiore di abbandono. Se la rabbia è la sensazione di impotenza, la solitudine e la perdita sono le emozioni dell’orfanotrofio. Possiamo sperimentare questo archetipo senza essere orfani nella realtà, come accade a molti bambini.
Chi da bambino ha creduto di essere stato adottato può continuare a sentire questo senso di abbandono anche da adulto, segno che c’è ancora un lavoro da fare su queste emozioni.

Quando nei sogni appaiono bambini o sogniamo il nostro bambino interiore, queste figure rappresentano aspetti di noi che abbiamo ignorato o dimenticato, ma che ora vogliamo conoscere. Queste qualità spesso riguardano innocenza, curiosità e spontaneità. Kathrin Asper, analista junghiana, nel suo libro Il bambino interiore nei sogni suggerisce di riflettere su queste domande quando si lavora con il bambino interiore nei sogni:
Come appaio nei miei sogni, come bambino o adulto?
Che cosa stanno facendo i bambini nei miei sogni?
Come tratto i bambini nei miei sogni?
Come li trattano le altre figure oniriche?
Come appaiono i genitori e le figure autoritarie?
I sogni ci mostrano cosa si muove nel nostro inconscio, quali storie ci formano ma sono sconosciute alla nostra coscienza vigile.
L’orfano interiore porta con sé il senso di non appartenenza, di essere diversi dal gruppo. Soffre di un desiderio che non può essere soddisfatto dall’esterno. L’orfano dentro di noi aspetta nascosto in un angolo dell’inconscio che la nostra attenzione e il nostro amore lo salvino. Quando ignoriamo i nostri bisogni per quelli degli altri, quando per paura o vergogna rifiutiamo una parte di noi, e quando neghiamo il naturale desiderio di essere visti, lodati e ammirati, creiamo un ambiente intrapsichico per gli orfani interiori.

Ci si può sentire orfani anche in un gruppo collettivo, soprattutto nel mondo polarizzato di oggi.
Carl Jung descrive il complesso culturale come un insieme condiviso di credenze, atteggiamenti ed emozioni inconsce. I grandi complessi sociali si formano negli strati dell’inconscio culturale di un gruppo e diventano complessi culturali. Sono insiemi di idee e immagini cariche di emozioni, che tendono a raggrupparsi attorno a un nucleo archetipico, condivisi dagli individui all’interno di una collettività identificata.
I complessi culturali plasmano la nostra identità, il senso di appartenenza, il nostro stile di vita e i nostri valori. Quando la nostra identità e i nostri valori si scontrano con l’ambiente culturale dominante, ci sentiamo rifiutati, traditi e orfani.
Prendere coscienza di queste dinamiche interiori di orfanotrofio può portare guarigione alla solitudine e al dolore del bambino perduto, ma il primo passo è riconoscere il bisogno di cura e amore verso se stessi.











