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Ha visitato 73 paesi da sola: la storia della giornalista che ha sconfitto la paura di viaggiare

Debora Gallo4 min di lettura
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Ha visitato 73 paesi da sola: la storia della giornalista che ha sconfitto la paura di viaggiare — Tempo libero
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Quante volte hai pensato di partire da sola, e poi hai lasciato che la paura decidesse per te? Aeroporti sconosciuti, serate in solitudine, il terrore di perdersi in un paese straniero. Carole Rosenblat, giornalista americana, ha vissuto tutto questo — e ha scelto di partire lo stesso. In totale, ha visitato 73 paesi da sola, spesso senza un itinerario prestabilito.

Il suo non era un viaggio qualsiasi. Carole ha realizzato le sue avventure nell'ambito di un progetto speciale in cui era la sua community a decidere la destinazione successiva, e lei doveva partire nel giro di pochissimo tempo. Oggi, la sua esperienza è una fonte di ispirazione concreta per chiunque sogni di viaggiare in solitaria ma non osi ancora farlo.

Il vero ostacolo è nella testa, non sulla strada

Secondo Carole, la maggior parte delle paure legate al viaggio in solitaria è molto più grande nella mente che nella realtà. L'ansia dell'ignoto tende ad amplificare i problemi potenziali, mentre nella pratica quasi tutto si risolve più facilmente di quanto si pensi.

Come ha raccontato su Travel + Leisure, la maggior parte delle domande del tipo "e se succede qualcosa?" non si trasforma mai in un problema reale. E quando un ostacolo si presenta davvero, la flessibilità acquisita viaggiando e la disponibilità delle persone del posto offrono quasi sempre una soluzione.

Gli aeroporti non sono nemici

Uno dei timori più comuni riguarda proprio i primi momenti all'arrivo: come orientarsi in un aeroporto straniero, come raggiungere l'alloggio, dove andare. Tutto sembra complicato finché non ci si trova davvero lì.

L'esperienza di Carole, però, è chiara: gli aeroporti di tutto il mondo funzionano secondo una logica simile. Segnaletica, controllo passaporti, ritiro bagagli, uscite — il flusso è quasi sempre lo stesso. E nella maggior parte degli aeroporti internazionali, le indicazioni in inglese non mancano mai.

Se ci si sente persi, la soluzione più semplice rimane quella di chiedere aiuto. I locali sono spesso molto più disponibili di quanto ci si aspetti, e un sorriso apre porte che nessuna app di navigazione potrebbe aprire.

Perdersi non è un errore: è un'opportunità

Uno degli insegnamenti più sorprendenti di Carole riguarda proprio il perdersi. Quello che sembra un inconveniente, in realtà può diventare uno dei momenti più memorabili del viaggio.

Lei stessa racconta episodi che lo dimostrano: una passeggiata fuori strada a Bali l'ha portata a incontrare una donna del posto che l'ha invitata a una lezione di yoga straordinaria. Un'altra volta, girovagando senza meta, ha scoperto un accogliente pub irlandese dove è poi tornata più volte. In altri casi, chiedendo indicazioni ha trovato amici con cui è ancora in contatto oggi.

Perdersi non è tempo sprecato. È un invito a scoprire persone e luoghi che non avresti mai cercato.

Viaggiare soli non significa essere soli

Molti temono che un viaggio in solitaria significhi inevitabilmente solitudine. Carole la vede in modo completamente diverso: per lei, viaggiare da sola significa soprattutto libertà — quella di esplorare al proprio ritmo, senza compromessi.

E quando si desidera compagnia, le occasioni non mancano mai: eventi locali, programmi comunitari, incontri spontanei con altri viaggiatori. Una conversazione nata in una fermata dell'autobus o in un caffè può trasformarsi in una giornata condivisa, o in un'amicizia duratura.

Un altro modo efficace per creare connessioni autentiche? Il volontariato durante il viaggio. Lavorare fianco a fianco con persone che condividono i tuoi valori è uno dei modi più rapidi per sentirsi parte di qualcosa, ovunque nel mondo.

Viaggiare soli non è più rischioso — è semplicemente diverso

L'esperienza di Carole Rosenblat in 73 paesi dimostra che il viaggio in solitaria non è necessariamente più pericoloso di quello in compagnia. La differenza sta soprattutto in come ci si rapporta all'ignoto.

La chiave, secondo lei, non è avere un piano perfetto. È la disponibilità ad accogliere l'inaspettato e la capacità di trasformare ogni imprevisto in un'esperienza. Chi riesce a farlo scopre che il mondo è molto più accogliente di quanto la paura voglia farci credere.

Il coraggio è il primo passo

La storia di Carole Rosenblat ci ricorda una cosa fondamentale: il più grande ostacolo al viaggio non è là fuori. È dentro di noi. Viaggiare da soli non significa solo scoprire nuovi luoghi — è un viaggio di conoscenza di sé, in cui ogni momento di incertezza può diventare l'inizio di qualcosa di straordinario.

Il mondo non chiede un piano perfetto. A volte basta una sola decisione: partire.

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