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Ho deciso: preferisco godermi il periodo natalizio e lasciare andare la perfezione

Nyul Debóra3 min di lettura
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Ho deciso: preferisco godermi il periodo natalizio e lasciare andare la perfezione — Lifestyle
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Ho capito che non è la perfezione a rendere speciale il periodo natalizio, ma rallentare e vivere ogni momento. Non conta più correre, accumulare impegni o avere una decorazione impeccabile, ma stare tranquilli con chi amiamo e assaporare le piccole gioie: un buon matcha latte, una passeggiata all’aria aperta, una chiacchierata spensierata. È questo rallentare e vivere il presente che rende davvero speciale il mio Natale.

Dicembre, il mese che non sembrava mai abbastanza lungo

Per anni dicembre per me non è stato un momento di intimità, ma una lista infinita di cose da fare. Il Natale era diventato un progetto da gestire: pulizie, cucina, regali, organizzazione familiare, scadenze di lavoro – tutto con l’ansia di farlo perfetto. Ogni anno promettevo di iniziare prima, ma a dicembre sentivo sempre che i giorni erano troppo pochi e io correvo senza sosta.

La preparazione alle feste spesso finiva per stancarmi invece di ricaricarmi. Anche fare la spesa era fonte di stress, le liste sembravano mai complete e c’era sempre qualcosa “da fare ancora”. Questa ricerca della perfezione ha segnato i miei Natali per anni – e non sempre in modo positivo.

Esami, lavoro, troppi impegni

Durante gli anni universitari la situazione era ancora più caotica. Tra esami, lavoro e preparativi natalizi, sembrava un corso in più da seguire: studiavo, lavoravo e cercavo di fare tutto insieme. Dopo la laurea magistrale, a dicembre mi immergevo ancora di più nel lavoro, spesso sentendo il periodo festivo come un altro compito da portare a termine. Così, quando arrivava il momento di riposare, ero già esausta.

Giovane donna esausta che lavora a casa a tarda notte durante le vacanze di Natale

La vigilia di Natale che ha cambiato tutto

L’anno scorso il mio corpo ha detto quello che non avevo il coraggio di ammettere: basta. La vigilia di Natale mi sono ammalata. Il menu è rimasto a metà, e io riuscivo a malapena a mangiare. Sono stata debole per giorni e ho capito che esagerare non è uno scherzo. Questa esperienza mi ha fatto capire che il periodo natalizio non può essere un altro compito da spuntare con le ultime energie.

Mi sono immersa nell’arte del rallentare consapevole

Quest’anno ho scelto un ritmo diverso, più consapevole. Ho distribuito i compiti in anticipo, riflettuto su cosa dire sì e imparato a dire no quando serve. Già a novembre abbiamo fatto piccole gite, e a dicembre ci siamo concessi qualche evento speciale: mercatini di Natale, passeggiate tranquille per le vie colorate.

Non provo più senso di colpa se mi prendo dieci minuti con un matcha latte caldo o se mi fermo a respirare un attimo. Questi momenti sono ormai preziosi quanto preparare un dolce o decorare la casa.

Quando meno diventa finalmente abbastanza

Ora accetto che il Natale non è bello perché tutto è perfetto. Non si tratta di sei portate, tre dolci o ordine maniacale – o almeno non dovrebbe esserlo. Conta parlare, ridere, stare insieme – e esserci davvero, anche con il cuore.

Ogni piccola gioia conta: una cena condivisa, una breve passeggiata all’aria aperta, una risata spontanea con la famiglia. Sono questi i momenti che costruiscono il vero spirito del Natale.

Il primo Natale che è davvero mio

Quest’anno non voglio “portare a termine” il Natale, ma viverlo. Non inseguire, ma lasciarmi andare ai momenti. Ho capito che il Natale diventa vero quando non cerchiamo la perfezione, ma accogliamo la calma nella nostra vita. Forse è per questo che questo sarà il mio primo Natale da adulto che sento davvero mio.

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