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Il brano musicale più lungo del mondo dura 639 anni — e sta suonando adesso in una chiesa tedesca

Ines Greco4 min di lettura
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Il brano musicale più lungo del mondo dura 639 anni — e sta suonando adesso in una chiesa tedesca — Tempo libero
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Immagina un brano musicale che potrebbe essere eseguito in pochi minuti, ma che invece durerà 639 anni. Non è un esperimento mentale, non è una provocazione artistica fine a se stessa: sta accadendo davvero, in questo momento, in una chiesa medievale della Germania. È la storia di «As Slow As Possible», la composizione di John Cage che sta riscrivendo il concetto stesso di musica — e di tempo.

Chi era John Cage e perché ha cambiato tutto

Per capire questa storia, bisogna prima capire l'uomo che l'ha resa possibile. John Cage è stato uno dei compositori più radicali del Novecento: la sua carriera è stata un lungo, coraggioso atto di ribellione contro le convenzioni musicali.

Le sue opere incorporavano il caso, il silenzio e il rumore come elementi compositivi a pieno titolo. Il suo lavoro più celebre, «4'33"», è un brano in tre movimenti in cui l'esecutore non suona una sola nota: il pubblico è invitato ad ascoltare i suoni dell'ambiente circostante, trasformando ogni performance in un'esperienza unica e irripetibile.

Cage non componeva musica da ascoltare passivamente. Componeva esperienze da vivere.

L'ASLSP: quanto lento è «il più lento possibile»?

«As Slow As Possible» nasce originariamente come pezzo per pianoforte. L'indicazione di Cage era tanto semplice quanto vertiginosa: suonarlo «il più lentamente possibile». Ma cosa significa, esattamente, «possibile»?

Nel 1997, un gruppo internazionale di musicologi e filosofi decise di rispondere a questa domanda in modo radicale. La loro conclusione: il brano doveva durare 639 anni.

Il numero non è casuale. Si riferisce all'anno in cui fu costruito e messo in funzione per la prima volta l'organo della chiesa di San Burchardi ad Halberstadt, in Germania: era il 1361. Seicento anni di storia dell'organo come punto di partenza per un'opera destinata a proiettarsi nel futuro.

La musica che suona ora — e che finirà nel 2640

Il progetto è iniziato il 5 settembre 2001, nel giorno dell'89° anniversario della nascita di John Cage, nella chiesa di San Burchardi ad Halberstadt. Da allora, l'organo non si è mai fermato.

L'esecuzione è prevista per concludersi nel 2640. Nessuno di noi sarà vivo per sentire l'ultima nota.

Per questo progetto è stato costruito un organo appositamente progettato, capace di sostenere note per periodi lunghissimi. I sacchi pieni d'aria vengono sostituiti periodicamente per mantenere il suono. Il tempo tra un cambio di accordo e il successivo può essere di mesi, o addirittura anni.

Non è musica nel senso convenzionale del termine. È qualcosa di più simile a un respiro cosmico.

Una comunità nata intorno al silenzio

Nonostante — o forse proprio grazie a — la sua lentezza estrema, l'ASLSP ha generato una comunità internazionale di appassionati. Ogni volta che l'organo cambia accordo o aggiunge una nuova nota, visitatori da tutto il mondo si recano ad Halberstadt per essere presenti a quell'istante.

Questi eventi, che possono ruotare attorno all'emissione di un singolo suono, diventano occasioni di incontro, riflessione e condivisione. C'è qualcosa di profondamente umano nel voler testimoniare un momento che non si ripeterà mai più — soprattutto quando quel momento fa parte di un'opera che nessun essere umano vedrà completata.

Se sei curioso di scoprire come la musica rivela qualcosa di te, potresti trovare interessante anche cosa dice di te il tuo profilo musicale.

Un'opera per l'eternità

L'ASLSP ci costringe a fare una domanda scomoda: siamo davvero capaci di apprezzare qualcosa che non possiamo consumare in pochi minuti?

In un'epoca dominata da contenuti istantanei e gratificazioni immediate, questa composizione rappresenta l'esatto opposto. Non offre un climax, non promette una conclusione. Offre solo la presenza — continua, lenta, inesorabile — del suono nel tempo.

John Cage non ha composto un brano musicale. Ha costruito un monumento al tempo stesso, un invito a ripensare il nostro rapporto con la durata, con l'arte e con ciò che lasciamo alle generazioni future. L'organo di Halberstadt continuerà a suonare quando tutti noi non ci saremo più. E forse è proprio questo il punto.

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