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Il tempo mi ha reso più saggio. Ma come posso diventare anche più gentile?

Schuster Borka3 min di lettura
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Il tempo mi ha reso più saggio. Ma come posso diventare anche più gentile? — Lifestyle

Avvicinandomi ai quaranta, noto sempre più spesso che il tempo non mi ha solo tolto qualcosa, ma mi ha anche dato molto. Certo, ci sono le zampe di gallina, il ginocchio a volte scricchiola e dopo una lunga notte di sabato, un succo d’arancia e un cheeseburger non bastano più a rianimarmi la mattina seguente.

Ma nel frattempo ho acquisito qualcosa che a vent’anni non capivo: esperienza, consapevolezza di me stessa e forse un po’ di saggezza. Sul lavoro, nelle relazioni, nelle amicizie e anche nel rapporto con me stessa, agisco con molta più consapevolezza rispetto al mio io passato. Non c’è nulla di speciale in questo: man mano che andiamo avanti nella vita, impariamo sempre di più su noi stessi e sul mondo, e come tutti, ho integrato questa conoscenza nel mio bagaglio. Non mi esaurisco più così in fretta, non mi lascio più convincere da ogni “devo”, e non cerco di piacere a tutti.

Ma con l’età, mi chiedo sempre più spesso: è davvero questo il senso della crescita? Basta che il tempo ci renda più saggi?

Se vediamo la nostra vita come un percorso di apprendimento, il cui scopo è diventare persone sempre migliori, non sarebbe importante non solo diventare più saggi, ma anche più gentili?

Foto di una giovane donna che si prende qualche minuto per rilassarsi sul balcone con vista sulla città, in una splendida giornata autunnale di sole

La saggezza è senza dubbio una virtù importante, ma spesso crea distanza – quella calma del tipo “ho visto tutto” che può facilmente trasformarsi in cinismo, soprattutto se si è già di natura cinici. E io so di esserlo. Il mio umorismo è sarcastico, il mio giudizio rapido, e negli anni ho riso spesso di situazioni che avrei dovuto piuttosto cercare di capire.

Ora però cerco di affrontare queste questioni in modo diverso. Così come cerco di essere più paziente con il mio corpo, lo sono anche con le persone. Quando qualcuno mi parla con irritazione, non reagisco più d’istinto. Prima cerco di capire cosa c’è dietro. Forse ha avuto una brutta giornata. Forse è stanco o qualcosa lo turba. E mentre mi concentro su questo, noto che anche dentro di me qualcosa si calma.

Praticare la gentilezza fa ormai parte del mio percorso di crescita personale, come il movimento o la lettura. Faccio attenzione a non diventare quella persona che alza le spalle e ripete sempre: “ai miei tempi…” Negli anni ho imparato molto su cosa funziona e cosa no, ma ora voglio anche imparare a comunicare questa conoscenza con amore e rispetto.

Con il passare degli anni vedo sempre più chiaramente che ora si decide che persona sarò da anziana. Così come curo cosa mangio e quanto mi muovo per avere un corpo che mi ringrazierà, cerco di "allenare" anche la mia anima. Smussare il cinismo, fare spazio all’empatia.

Secondo me, una signora anziana dal senso dell’umorismo secco, ma gentile e accogliente, è una compagnia migliore per tutti, me compresa, rispetto a una vecchia amareggiata. Ecco perché voglio essere la prima. Per me e per gli altri.

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