Per qualcuno la monogamia è come mangiare la stessa torta ogni giorno: deliziosa, certo, ma alla lunga ci si stanca. Eppure la società dà per scontato che tutti vogliano — e sappiano — amare una persona sola per tutta la vita. Non è così per tutti. Queste sono le storie di chi lo ha capito, spesso nel modo più inaspettato.
Lo sapevo già da adolescente
«Sapevo di essere poliamorosa ancora prima che esistesse una parola per dirlo. Avevo 15 anni quando mi innamorai contemporaneamente di un compagno di classe e di un amico di mio fratello. Stavo con quest'ultimo, ma un pomeriggio il compagno mi accompagnò a casa e ci ritrovammo a tenerci per mano e a baciarci. Capii che provavo qualcosa per entrambi. Quando lo raccontai alle mie amiche, mi dissero che "queste cose non esistono" e che era sbagliato.»
«All'ultimo anno di università incontrai una ragazza che mi capì davvero. Mi disse che avevo troppo amore dentro di me per darlo a una persona sola, e quella frase cambiò tutto. Mi aiutò ad accettarmi. Oggi, per fortuna, viviamo in un mondo più aperto — e da sei anni vivo apertamente il poliamore.»
La sua reazione mi aprì gli occhi
«Un giorno la mia ragazza mi confessò di essere andata a letto con qualcuno a una festa. La mia reazione spontanea fu: "Ah, bello! Ti sei divertita?" Fu in quel momento che capii. In fondo, credo che nessuno sia davvero monogamo — semplicemente non tutti se lo ammettono.»
Dimensioni che si aprono
«Quando ho iniziato a frequentare la mia ragazza — anche lei bisessuale — era naturale per entrambe che non ci avremmo limitato né emotivamente né fisicamente. Non c'era nemmeno bisogno di discuterne: era semplicemente ovvio. Come se avessimo sempre parlato la stessa lingua senza saperlo.»
Un'illuminazione inaspettata
«Sono cresciuta in una famiglia religiosa e mi sono sposata giovane, a 19 anni. Eravamo i primi l'uno per l'altra. Dopo i primi momenti goffi e gioiosi, avevamo scoperto la sessualità insieme, liberandoci delle inibizioni che la religione ci aveva imposto.»
Fui io, al terzo anno di matrimonio, a tradire. A una festa, dopo qualche bicchiere di troppo, finii con un ragazzo. Fu una notte travolgente. Il giorno dopo tornai a casa e raccontai tutto a mio marito — non con senso di colpa, ma con una strana chiarezza. Gli dissi: «Dobbiamo entrambi sperimentare con altri. Ogni persona è un'esperienza completamente nuova.»
Restammo insieme altri due anni, ma solo come coinquilini e amici. A volte ci raccontavamo le esperienze più belle. Poi ci separammo. Lui si risposò e dice di essere felice così. Io lo credo. Ma so con certezza che per me non c'è ritorno alla monogamia.»
Non ho mai capito la gelosia
«Ogni volta che sentivo le persone parlare di tradimento, non riuscivo a capire il problema. Perché dovrebbe far male se il partner si è divertito con qualcun altro? Non l'ho mai vissuto come una minaccia. Per me era semplicemente... incomprensibile.»
È sempre stato così
«In qualsiasi relazione mi trovassi, prima o poi iniziavo a provare qualcosa di tenero anche per qualcun altro. Non lo cercavo — succedeva e basta. È stato liberatorio quando ho finalmente "capito" me stesso e ho trovato la comunità poliamorosa, dove per la prima volta non mi hanno trattato come se avessi qualcosa che non va.»
Nessun dramma, solo armonia
«Vivevo in una casa con due ragazzi e due ragazze. Tra noi c'era qualche tipo di legame con ognuno, eppure non c'era mai gelosia. Stavamo benissimo insieme. Era come se fossi passato dalla monogamia a un livello di relazione più evoluto e più maturo — qualcosa che funzionava davvero, senza forzature.»
La monogamia mi è sempre sembrata una gabbia
«Già a 13 anni la monogamia mi sembrava claustrofobica. Legarmi a una sola persona per sempre, da giovane, e basta? Non poter più guardare nessun altro? Mi sembrava assurdo. Sono convinto che solo una piccola parte delle coppie lo voglia davvero.»
«La chiave è la comunicazione. Io lo dico subito, dall'inizio, a ogni donna che incontro. Alcune dicono che non fa per loro, altre vogliono provare. Due donne nella mia vita mi hanno ringraziato: stando con me hanno scoperto che neanche loro erano monogame. Basterebbe lasciarsi alle spalle certi schemi sociali ormai superati, e tutti sarebbero più felici.»
Un punto di vista che non tutti accettano
«Cercai di spiegare al mio ragazzo di allora che sì, avevo trascorso la serata a flirtare, ballare e baciarmi con qualcun altro — e che poi ero andata da lui. Ma che ero ancora perdutamente innamorata di lui. Pensavo ingenuamente che potesse capire. Invece andò su tutte le furie. Non condivideva la mia convinzione che la monogamia sia la morte della passione. E forse, per lui, aveva ragione.»
Queste storie non vogliono convincere nessuno. Vogliono solo ricordare che esistono modi diversi di amare — e che conoscere se stessi, anche quando è scomodo, è sempre il punto di partenza più onesto.











