Il 8 settembre è uscito il nuovo libro di Éva Péterfy-Novák, che già dal titolo evoca un’immagine forte: Il taglio di Nevers fa riferimento a una scena iconica di un leggendario film francese – Il gobbo – in cui il protagonista elimina il suo avversario con un colpo di spada improvviso e inesorabile.
L’autrice trasferisce questo gesto nel mondo delle relazioni umane: evoca ferite emotive che non arrivano dai nemici, ma da chi amiamo e di cui ci fidiamo. Sono questi i “tagli” più inaspettati e profondi – e forse i più difficili da raccontare.
Storie di istinti, silenzi e tragedie quotidiane
I racconti del libro coprono un arco che va dagli anni del socialismo fino ai giorni nostri, ma restano senza tempo. Affrontano domande che ci accompagnano sempre: perché tacciamo quando dovremmo parlare? Dov’è il confine tra amore e ferita? Cosa succede quando una relazione non regge la verità?
Amicizie, relazioni di coppia, legami familiari si intrecciano e si disfano nelle storie – spesso per piccole crepe quotidiane. Il libro non è urlato né esagerato, e proprio per questo funziona così bene. Perché è familiare. Perché queste parole potrebbero parlare anche di noi.

Leggere mentre si lavora? Raramente funziona, ma questa volta ce l’ho fatta
Il taglio di Nevers contiene scritti essenziali che riescono a catturare il lettore anche in una sola storia.
Mi è capitato di prendere il libro durante il lavoro, solo per “una storia”. Ma dopo il primo paragrafo non c’è stato ritorno. Il mondo esterno si è fatto silenzioso, il ritmo si è rallentato, i pensieri hanno cambiato focus. Dopo ogni racconto si torna ai propri impegni, ma con uno sguardo diverso. Rimane qualcosa dentro – un’emozione, un dialogo interiore, o solo un silenzio bello e strano.
La voce tagliente che non si può ignorare
La voce di Éva Péterfy-Novák è per me sempre coraggiosa e coerente. Non teme temi difficili e spesso tabù: abusi, oppressione emotiva, silenzi sociali. Lo fa senza sensazionalismi, con profonda empatia, parole precise e un umorismo sottile e particolare. Anche questo nuovo libro non vuole “urlare”, ma dire la verità – ed è proprio questo che lo rende così potente.
Non solo lettura autunnale, ma un tesoro per ogni momento
Anche se Il taglio di Nevers si adatta perfettamente all’autunno – al tè caldo, al rifugiarsi sotto una coperta, ai momenti di solitudine – in realtà lo consiglierei in ogni stagione. Queste storie parlano all’interiorità, non al calendario.
Perché l’autrice pone domande che non lasciano indifferenti: cosa distrugge definitivamente una relazione? Come si trasforma l’amore in controllo? Come può la storia di una vita stare in poche pagine e restare con noi tutto il giorno?
Un libro che fa bene non solo da leggere, ma anche da conservare
Il libro è uscito l’8 settembre e chi lo ordina sul sito di Felhő Café Könyvek riceve una copia autografata. In un mondo sempre più digitale, questo gesto personale aumenta ancora di più il valore del libro. Un nome scritto a mano che avvicina l’autore al lettore.
Il libro stesso è così: personale, vicino, riflessivo. Il taglio di Nevers non è solo una raccolta di racconti. È uno specchio interiore. Uno specchio in cui non è sempre facile guardarsi, ma è fondamentale farlo. Perché in queste storie siamo tutti in qualche modo coinvolti.
Lo consiglio a chi ama voci intelligenti, sensibili e coraggiose – e anche a chi ha solo voglia di uscire un po’ dalla routine, almeno per il tempo di una storia.











