Bien Logo

«Sono estroverso e sono stanco di dovermi vergognare»

Barbara Conti3 min di lettura
Condividi:
«Sono estroverso e sono stanco di dovermi vergognare» — Lifestyle

Negli ultimi anni è diventato quasi un trend cercare di incasellarsi in un tipo di personalità. Un rapido test online, qualche domanda sulle nostre abitudini sociali, e subito sappiamo se siamo introversi, estroversi o qualcosa nel mezzo. I social sono pieni di post in cui le persone dichiarano con orgoglio: «sono introverso e ne vado fiero!» – il che, se ci pensi, è un po’ paradossale rispetto a cosa significhi davvero essere introversi.

Non è un problema parlare di questi concetti – anzi, è bello che le differenze nel modo di stare con gli altri siano sempre più accettate. Il problema è che il dibattito ha iniziato a valorizzare l’introversione, sminuendo in modo sottile ma costante gli estroversi. Come se il silenzio fosse automaticamente profondità e l’energia superficialità.

In realtà, è semplice: gli introversi si ricaricano stando da soli, mentre gli estroversi si sentono vivi in compagnia. Un gruppo guarda dentro, l’altro fuori. Non è meglio o peggio, è solo diverso.

Eppure oggi, se qualcuno dice «sono estroverso», molti pensano subito: «è sicuramente superficiale, rumoroso e narcisista».

Sono estroverso.

Amo stare tra la gente, parlare, ridere, conoscere persone, ascoltare e condividere storie. La compagnia non mi stanca, mi ispira. Dopo una serata con amici o sconosciuti, mi sveglio pieno di idee, pensieri ed energia.

Eppure, negli ultimi anni, mi è capitato sempre più spesso di sentirmi come se dovessi vergognarmene.

Sui social e nella cultura pop l’introversione è diventata improvvisamente «cool». Il tipo silenzioso e amante dei libri è il nuovo ideale intellettuale, mentre gli estroversi spesso finiscono nella categoria «superficiali, sociali ma vuoti». Come se amare la compagnia escludesse la profondità. Come se ridere forte e cercare attenzione fosse sinonimo di stupidità.

Ma anche amando stare con gli altri, posso immergermi in un libro, in un pensiero o in una conversazione profonda. Non sono superficiale, sono aperto.

Come l’introverso non è un solitario odiatore di persone, semplicemente si connette in modo diverso.

Il problema non è la diversità, ma aver creato una gerarchia da queste differenze.

Gli estroversi sono spesso fraintesi. Si pensa che cerchino sempre compagnia perché non riescono a stare soli. Che dietro la loro comunicazione costante ci sia insicurezza o superficialità. Ma per noi non è fuga, è esistenza. Io, per esempio, non amo la compagnia per paura della solitudine, ma perché lì mi sento davvero vivo. La connessione non è un sostituto, è una risorsa.

Quindi no, non chiederò più scusa per essere rumoroso, per amare raccontare storie, per entusiasmarmi per le persone e le idee. Non mi scuserò per far ridere gli altri e per condividere felicemente la mia vita.

L’estroversione non è una malattia da curare né una debolezza da nascondere – è una qualità della personalità valida quanto l’introversione.

È ora di smettere di criticare un tipo o l’altro e iniziare ad accettarli entrambi: il mondo funziona meglio quando ci sono entrambi. I silenziosi e i chiassosi, chi guarda dentro e chi fuori, gli analitici e gli entusiasti insieme creano la dinamica che rende la vita davvero viva. E sì, abbiamo bisogno anche di noi estroversi – altrimenti come partirebbe una conversazione se nessuno rompesse il silenzio per primo?

Letture correlate

Testamento digitale su Instagram: cosa succede alla mia impronta digitale quando non ci sarò più? — Lifestyle

Testamento digitale su Instagram: cosa succede alla mia impronta digitale quando non ci sarò più?

Il nostro mondo digitale fa parte della nostra eredità, proprio come gli oggetti tangibili. Come possiamo assicurarci che i nostri ricordi rimangano vivi per chi amiamo?

Elisabetta Rossi
E se trattassimo le amicizie con la stessa cura che dedichiamo all'amore? — Lifestyle

E se trattassimo le amicizie con la stessa cura che dedichiamo all'amore?

Le amicizie sono spesso i legami più stabili della nostra vita, eppure le trascuriamo. E se iniziassimo a coltivarle con la stessa consapevolezza che mettiamo in una relazione?

Barbara Conti
“Non lascerei mai che succeda a lei” Come la maternità può risvegliare le ferite dell’infanzia — Famiglia

“Non lascerei mai che succeda a lei” Come la maternità può risvegliare le ferite dell’infanzia

Diventare madre può far emergere traumi infantili che avevamo messo da parte. È un percorso a volte doloroso, ma anche liberatorio, perché ci offre la possibilità di fare le cose in modo diverso.

Barbara Conti
Possiamo interrompere un’amicizia che ci ha sostenuto nei momenti difficili? — Lifestyle

Possiamo interrompere un’amicizia che ci ha sostenuto nei momenti difficili?

Le amicizie possono durare tutta la vita, ma cosa succede quando le nostre strade si separano? Come decidere il futuro del rapporto sotto il peso della gratitudine e della lealtà?

Barbara Conti
«Non ho nessuna intenzione di approcciare una donna di persona» — Perché gli uomini hanno smesso di fare il primo passo? — Lifestyle

«Non ho nessuna intenzione di approcciare una donna di persona» — Perché gli uomini hanno smesso di fare il primo passo?

Cultura della vergogna, ansia sociale e social media: perché sempre più uomini rinunciano ad approcciare le donne nella vita reale. Storie vere, dati sorprendenti.

Angela Romano
Apprezziamo il passato perché il presente è semplicemente troppo – e anche per me è così — Lifestyle

Apprezziamo il passato perché il presente è semplicemente troppo – e anche per me è così

I ricordi del passato spesso ci danno conforto nel caos del presente. La nostalgia ci fa sentire al sicuro, mentre l’incertezza domina il qui e ora.

Elisabetta Rossi