Apri i social in una calda giornata d'estate e la trovi subito: la "slow summer", quella vita apparentemente perfetta fatta di caffè fumanti, letture in amaca e bagni di mare spontanei e spensierati.
Bellissima da guardare. Ma se sei una mamma con bambini piccoli, sai già che quella realtà patinata e filtrata non ha quasi nulla a che vedere con le tue giornate.
Nelle famiglie con figli piccoli, le vacanze estive assomigliano più a uno sport estremo di pura logistica che a un ritiro silenzioso e interiore. E la lentezza diventa un lusso irraggiungibile, qualcosa che nella vita di tutti i giorni semplicemente non ci possiamo permettere.
La slow summer è uno stato meraviglioso e privilegiato: per pochi fortunati significa davvero libertà. Ma per le mamme che lavorano e hanno bambini piccoli è l'inizio della modalità sopravvivenza. Quando a giugno chiudono scuola e asilo, la struttura familiare fino ad allora stabile crolla come un castello di carte, lasciando il genitore da solo con una valanga di compiti improvvisi.
Il giocoliere della logistica, prigioniero dei fogli di calcolo
Al posto delle giornate pigre da romanzo, la nostra realtà è un'altra: già a metà febbraio compiliamo complicati fogli Excel, cercando di calcolare al millimetro quale figlio, quando e in quale centro estivo passerà ciascuna settimana.
Questo gioco di equilibrismo spietato serve soprattutto a una cosa: far quadrare i pochi giorni di ferie disponibili con due mesi e mezzo di vacanza scolastica. Le giornate si riempiono di domande urgenti: chi va a prendere il bambino, chi lo accompagna, qual è il piano B se il centro estivo finisce alle tre del pomeriggio mentre il nostro orario di lavoro, nella migliore delle ipotesi, arriva almeno fino alle quattro.
In parallelo, il carico di lavoro invisibile raddoppia all'istante. Senza la mensa scolastica bisogna pensare ai tre pasti al giorno, gestire gli spuntini continui, mentre casa si riempie di montagne infinite di vestiti sabbiosi e bagnati. E i centri estivi e le attività comportano spese extra notevoli, il che significa che, in teoria, dovremmo lavorare ancora di più per poter coprire tutto.
Dal fronte solitario alle giornate flessibili
Questa pressione estiva colpisce ancora più duramente quando sei a casa con uno o più bimbi e per gran parte della giornata devi cavartela completamente da sola, senza alcun aiuto.
Ci sono stata anch'io, nel pieno di quella situazione, quando il papà di mia figlia lavorava all'estero e io ero rimasta qui con una neonata che fino a quasi sei mesi soffriva di terribili coliche ed era quasi impossibile da consolare. Certo, con il passare dei mesi e poi degli anni la vita familiare mi è sembrata sempre più leggera e scorrevole, ma questo è stato possibile anche perché già allora avevo condizioni di lavoro flessibili. A parte qualche riunione durante il giorno, posso permettermi di sedermi al computer la sera, di notte o addirittura all'alba: una vera benedizione durante le vacanze estive.
Oggi, poi, sia io che il papà di mia figlia lavoriamo da casa, quindi riusciamo a organizzarci in anticipo e a ritagliare giornate, o persino settimane, completamente libere per la famiglia. L'anno scorso, per esempio, le cose si sono incastrate così bene che nella settimana in cui mia figlia era al campo estivo io lavoravo il doppio, mentre la settimana dopo, quando era a casa, abbiamo organizzato attività bellissime e ho dovuto passare solo poche ore davanti al computer.
Quando penso alla mia situazione fortunata, mi chiedo spesso come facciano ad affrontare questa impresa gigantesca quelle mie compagne di viaggio che devono uscire di casa otto o dodici ore al giorno con orari fissi, o che magari sono costrette a un secondo lavoro.
Anch'io in passato ho lavorato con orari rigidi e nei weekend, ma molto prima di avere una famiglia, e onestamente non ho idea di come riuscirei a gestirlo con una figlia durante le vacanze estive.
Proprio per questo credo che la vera trappola della slow summer non sia tanto il fatto di essere irrealizzabile per la maggior parte di noi, quanto il senso di colpa tossico che genera senza che ce ne accorgiamo. Perché suggerisce che se la tua estate non è fatta di prati in cui sdraiarti, cicale da ascoltare e nuvole da guardare, allora stai sbagliando qualcosa di fondamentale, ti stai perdendo un'infanzia irripetibile e non sei abbastanza presente nella tua stessa vita.
Ed è così che l'estate delle mamme che lavorano, invece di essere un idillio romantico, diventa una spirale continua di sensi di colpa interiori. Se lavori, il problema è che non sei al mare con tuo figlio; se sei al mare, ti frulla in testa come (e quando) recupererai tutte le cose rimaste indietro.
Eppure sono certa che anche tu, in fondo, vorresti che il tuo tempo libero scorresse a questo ritmo splendido e rallentato. Se settimane intere di dolce far niente in amaca restano irraggiungibili, allora quei dieci minuti al giorno di "micro-lentezza" devi conquistarteli con le unghie. Quando finalmente i bambini si addormentano, invece di gettarti subito a sistemare i disastri o a scorrere le email, siediti fuori con qualcosa di fresco da bere e non fare niente. Semplicemente, sii.
E poi abbi il coraggio di allearti con le altre mamme intorno a te che sono nella tua stessa barca. Uno "scambio di bambini" pomeridiano, in cui una tiene d'occhio la truppa mentre l'altra porta avanti le sue cose, e il giorno dopo si fa il contrario, può essere un vero salvagente durante l'estate.
E stai tranquilla: se a fine giornata la casa è un campo di battaglia, la cena non è bio, ma tutti in famiglia vanno a dormire sani di mente e nell'amore, allora quella giornata è stata davvero un successo – anche senza foto perfette per Instagram.
Perché la "slow summer" fa sentire in colpa le mamme?
Perché suggerisce che l'estate "giusta" sia fatta solo di riposo e lentezza. Chi lavora e ha figli finisce così per sentirsi inadeguato qualunque cosa faccia: in colpa se lavora, in ansia se si rilassa.
Come possono le mamme che lavorano rallentare almeno un po' d'estate?
Puntando su piccole "micro-lentezze" quotidiane: dieci minuti di vero riposo la sera, senza fare nulla. Non sostituiscono le vacanze da sogno, ma restituiscono un po' di respiro.
Cosa può aiutare concretamente durante le vacanze scolastiche?
Organizzarsi in anticipo, sfruttare eventuali condizioni di lavoro flessibili e allearsi con altre mamme. Uno "scambio di bambini" a turno permette a ciascuna di portare avanti i propri impegni.
Quando si può dire che una giornata estiva è "riuscita"?
Quando la famiglia va a dormire serena e circondata di affetto, anche se la casa è in disordine e la cena non è perfetta. Il benessere di tutti conta più delle apparenze.











