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Tre stranieri raccontano cosa li ha davvero scioccati vivendo in Ungheria

Schuster Borka5 min di lettura
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Tre stranieri raccontano cosa li ha davvero scioccati vivendo in Ungheria — Tempo libero
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Quando ci si trasferisce in un nuovo Paese, non sono la lingua o i documenti a sorprendere di più. Spesso è la vita quotidiana: i piatti in tavola, i sapori, i piccoli rituali che sembrano scontati a chi ci è nato ma spiazzano completamente chi arriva da fuori.

Tre stranieri che oggi vivono in Ungheria raccontano l'abitudine o il piatto locale che, la prima volta, li ha lasciati letteralmente a bocca aperta.

Emily (Regno Unito): «Non credevo ai miei occhi vedendo il papavero dato ai bambini»

Donna a un evento all'aperto

Emily vive a Budapest da due anni e, come ammette lei stessa, la cucina ungherese le è entrata nel cuore in fretta. Ma con il papavero ci ha messo un po' a fare pace.

«La prima volta l'ho visto in un piatto di pasta al papavero, all'asilo. Pensavo fosse un dolce da adulti. Poi mi hanno spiegato che è un piatto assolutamente normale per i bambini.»

A sorprenderla non è stato tanto il sapore, quanto la quantità.

«Da noi il papavero compare al massimo in qualche dolce, in dosi minime. Qui invece è quasi un ingrediente base. All'inizio mi sembrava davvero strano.»

Oggi Emily ci ha fatto l'abitudine, anzi, gli ha preso gusto.

«Adesso lo mangio anch'io. Però ho ancora quel piccolo 'riflesso da straniera' quando vedo che lo danno anche ai bambini per cena. So benissimo che in questa forma non ha nulla a che vedere con gli oppiacei, ma spegnere quel riflesso è più difficile di quanto si pensi.»

Marco (Italia): «Il mondo delle scartoffie è tutta un'altra storia»

Ragazzo con occhiali da sole, ritratto

«La cosa che mi ha colpito di più è stata la trafila delle pratiche. In Italia non è certo semplice, ma l'Ungheria da questo punto di vista è un universo a parte.»

Marco si è trasferito a Budapest per l'università e ha capito subito quanto la logica burocratica possa cambiare da un Paese all'altro.

«Anche in Italia c'è la burocrazia, ma in Ungheria ho avuto la sensazione che servisse un documento diverso per ogni singola cosa, tutto con un ordine preciso.»

La prima vera sorpresa è arrivata con una semplice registrazione della residenza.

«Pensavo fosse una cosa veloce. Invece ci sono voluti più passaggi, più uffici e più documenti di quanti immaginassi. Certo, forse ci ha messo lo zampino anche il fatto che non parlavo la lingua, ma mi è comunque sembrato tutto molto più complicato di quanto dovesse essere.»

Secondo Marco, però, il problema non era tanto la difficoltà delle pratiche, quanto il fatto che l'intero iter non fosse trasparente: non sapeva mai quale fosse il passo successivo, né quando le cose sarebbero effettivamente accadute.

«La cosa più strana era che tutti lo davano per scontato, mentre io cercavo di capire perché succedesse ogni cosa. In più, allo sportello spesso non parlavano inglese, o lo parlavano male, e questo diventava piuttosto frustrante.»

Oggi se la cava con molta più disinvoltura.

«Adesso più o meno so cosa aspettarmi quando devo andare in un ufficio, ma all'inizio è stato uno dei più grandi shock culturali.»

Sophie (USA): «La colazione non era per niente quella che mi aspettavo»

Ritratto sorridente di una donna bionda

«Pensavo che in Europa ogni colazione fosse qualcosa di leggero. Poi in Ungheria mi si è aperto un mondo completamente diverso.»

Sophie vive a Budapest da un anno, e la sorpresa più grande non è stata un piatto in particolare, ma il modo stesso di intendere i pasti.

«Da noi la colazione è di solito dolce: pancake, cereali, qualcosa di veloce. Qui invece capita tranquillamente di vedere colazioni a base di salame, peperoni e pane.»

E la differenza, per lei, non era solo nei sapori.

«Mi ha colpito anche quanto prendano sul serio il momento del pasto. Non è che 'butti giù qualcosa': ti siedi e mangi davvero.»

Con il tempo, dice Sophie, tutto questo ha cambiato anche le sue abitudini.

«Adesso anch'io faccio colazione con più calma. È come se regalasse alla giornata un po' più di tempo.»

Perché in Ungheria il papavero si dà anche ai bambini?

Nella cucina ungherese il papavero è un ingrediente comune, usato anche in piatti pensati per i bambini, come la pasta al papavero. In questa forma non ha nulla a che vedere con gli oppiacei, anche se per chi arriva da altri Paesi può risultare sorprendente.

Com'è la burocrazia in Ungheria per chi si trasferisce?

Secondo l'esperienza di Marco, le pratiche possono richiedere più passaggi, uffici e documenti del previsto. La difficoltà principale, però, non è tanto la complessità quanto la scarsa trasparenza dell'iter e le barriere linguistiche allo sportello.

Come sono le colazioni ungheresi?

Le colazioni ungheresi possono essere salate e sostanziose, con salumi, peperoni e pane. Per chi è abituato a colazioni dolci e veloci, come racconta Sophie, la differenza è notevole, anche nel modo di vivere il pasto con più calma.

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