La farfalla
La prima settimana, in pieno giorno, mi sono trovato davanti un ragazzo vestito con un bikini rosa e un reggiseno, che indicando le sue ali di paillettes ha detto di essere una farfalla e mi ha ordinato di aprire la bocca. Pensavo mi spruzzasse acqua con la sua pistola ad acqua, invece era grappa.
Il silenzio
Mi aspettavo tipi eccentrici, ragazzi rumorosi e ragazze urlanti, ma entrando in aula alla prima lezione nessuno parlava, nessuno mi guardava e regnava un silenzio tombale. Poi è arrivato il prof che ha detto: chi era la star del liceo, pensi che qui in aula tutti si sentano allo stesso modo. “Nessuno di voi è speciale”, ha detto, e ha iniziato la lezione.
Le strisce
Il primo weekend tutti si sono ubriacati fino a terra. Tutto il dormitorio era completamente brillo, anche persone che non avevano mai bevuto prima. Una ragazza in minigonna barcollava nell’atrio con delle strisce di diarrea che le scendevano lungo le gambe. Tutti la guardavano. Lei è passata davanti a noi lasciando tracce, è entrata nell’ascensore – che si è sporcato anche lui – poi ha attraversato il corridoio e si è chiusa in camera. Non l’ho più vista, non escludo che abbia cambiato università dopo quell’episodio.

Il cadavere
Di notte tornavo al dormitorio e all’ingresso ho visto un corpo coperto. Pensavo fosse morto qualcuno, ma si è scoperto che il ragazzo era così ubriaco da addormentarsi sull’erba – mentre scambiava due parole con la guardia – che lo ha coperto con una coperta per non farlo prendere freddo.
Miscugli nel dormitorio
Una sera tornando a casa ho trovato i miei coinquilini intenti a cucinare. A quanto pare vaporizzavano ketamina liquida sopra acqua calda per farla diventare “bella cristallina”.
Benvenuto
Stavo scaricando le mie cose con i miei genitori nel parcheggio quando sono passati tre ragazzi. Era ancora mattina, ma erano già ubriachi: uno si è fermato a vomitare in un cestino, un altro ballava il tango con un sex doll gonfiabile in mano, il terzo ha detto a mio padre: “Signore, sua figlia adorerà questo posto!”
Ciao!
A 18 anni, con la pelle piena di brufoli, stavo andando verso la mia stanza con la valigia quando ho incontrato una ragazza che si è tirata su la maglietta mostrando il seno e ha detto: “Ciao, sono Zsuzsi!” Che dire, il mio viso ha sorriso per quel benvenuto così diretto. Abbiamo passato tutto il pomeriggio insieme, non so nemmeno il suo cognome e non l’ho più rivista.

Il pub
Il mio primo esame è stato così: il giovane insegnante ci ha portati al pub e al sesto giro di shots ha detto che tutti avevano passato l’esame. Da lui abbiamo anche imparato a mettere l’alcol in bottiglie di bibite per ubriacarci anche durante le lezioni.
Ferite di guerra
Alla prima festa universitaria sono intervenuti i soccorsi tre volte. Prima una ragazza è caduta ridendo fuori dalla finestra del piano terra, si è graffiata un po’ con i cespugli e ha avuto un colpo di testa, niente di grave. Poi un ragazzo ubriaco ha voluto fare il samurai e si è tagliato la mano, servivano 25 punti di sutura. Non gli ha impedito di continuare a festeggiare uscendo dal pronto soccorso, tanto da trascinare una ragazza a ballare, che invece ha colpito con un pugno un suo amico, rompendogli il naso.
Il compagno di stanza del dormitorio
Sono cresciuto in un piccolo paese dove, oltre a me, viveva solo una manciata di giovani introversi e silenziosi, quindi la vita universitaria è stata un vero shock. La prima settimana, a causa di una festa sfrenata, ho dovuto dormire con i tappi per le orecchie e una mattina mi sono svegliato con un ragazzo nudo che russava accanto a me. Ho urlato così forte che tutto il piano è corso da me. Si è scoperto che non aveva cattive intenzioni, solo che era così ubriaco da sbagliare stanza.











