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Abuso mascherato da scherzo - Cosa fare se un molestatore entra nel nostro gruppo di conoscenti?

Barbara Conti3 min di lettura
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Abuso mascherato da scherzo - Cosa fare se un molestatore entra nel nostro gruppo di conoscenti? — Lifestyle

Quando sentiamo la parola “bullo”, pensiamo subito al corridoio di una scuola elementare: un bambino rumoroso che ruba la merenda, prende in giro, spinge, ride. Tende a sembrare una fase che si supera con la crescita. Ma non è così per tutti. Spesso si trasforma in qualcosa di più sottile.

Nei gruppi di adulti capita di incontrare qualcuno che trae energia dal mettere gli altri in situazioni scomode. Non sempre urla, non sempre è apertamente aggressivo. Spesso sembra solo uno scherzo. “Sta solo prendendo in giro.” “È il suo modo di fare.” “Non prenderla così sul serio.” Ed è proprio questo il pericolo.

Le molestie in età adulta spesso si nascondono dietro l’umorismo

Commenti cinici, battute passive-aggressive, frasi tipo “sono solo sincero”. Oppure chi non accetta i no: insiste per un drink quando hai detto di no, spinge la sua idea finché tutti cedono, si offende se qualcuno vuole andare via prima. “Che succede, la tua compagna ti tiene al guinzaglio corto?” – ride, mettendo l’altro in una situazione in cui non decide quando andare via, in cui deve dimostrare qualcosa che non vuole, o in cui si sente a disagio per un accordo preso con il partner.

Ci sono anche molestatori accanto ai quali – detto o no – le donne non si sentono al sicuro. Troppo invadenti, troppo tattili, troppo curiosi su questioni personali. Se qualcuno si sente a disagio, ridono dicendo “non fare la permalosa, siamo adulti”, spostando la colpa su chi prova disagio.

Donna che spinge la testa di un uomo in una torta

Questi gesti possono sembrare piccoli, ma il modello è ciò che conta. Il comportamento tipico del molestatore è oltrepassare i limiti e poi minimizzare la cosa quando viene fatto notare.

Lo prende in giro. Lo ribalta. Fa sentire l’altro troppo sensibile.

Uno dei rischi maggiori è che anche noi iniziamo a “giocare”. Ridiamo a una battuta che ci fa star male. Non diciamo nulla per evitare scene. Ci convinciamo che “non è un grosso problema”, “non l’ha fatto apposta”. Ma così diamo involontariamente il via libera. Partecipando, anche passivamente, mandiamo il messaggio che è accettabile.

Ma non è accettabile

Non è solo dannoso a livello individuale, ma avvelena anche il gruppo. La presenza del molestatore cambia la dinamica: iniziamo a controllare cosa possiamo dire, dove sedersi, quando andare via. Col tempo, non serve nemmeno che faccia qualcosa: ci adattiamo spontaneamente e lui prende il controllo.

Cuscino smiley con sorriso sarcastico su poltrona gialla

Il primo passo è riconoscere il problema. Non tutte le persone sgradevoli sono molestatori, ma chi oltrepassa regolarmente i limiti altrui non ha uno stile, ha un problema. Conta non solo cosa dice, ma cosa provoca con le parole e la presenza. Se in sua presenza più persone si irrigidiscono, si zittiscono o si giustificano dopo, è un segnale d’allarme.

Il secondo passo è stabilire dei confini. Non serve una grande discussione: a volte basta una frase calma e chiara come “Non farlo.” “Non è divertente.” “Ho detto no e non devo giustificarmi.” I molestatori spesso vivono del fatto che nessuno li ferma. Quando succede, si disorientano.

E forse la cosa più difficile ma più importante: stare uniti. Se vediamo qualcuno preso di mira, non lasciamolo solo. Una semplice frase come “secondo me non va bene” può fare la differenza. Non serve eroismo, solo presenza.

Non è nostro compito “aggiustare” il molestatore. Ma abbiamo la responsabilità di non normalizzare certi comportamenti nel nostro ambiente. E la pace non significa sempre evitare il conflitto. A volte significa dire chiaramente: qui ti fermi, oltre non passo.

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