Invecchiare è naturale e bellissimo, e non c’è niente di più cool che accettarsi per come si è, dentro e fuori. Però, ammettiamolo, a volte non siamo ancora pronti a lasciare che la natura prenda il sopravvento con i capelli grigi e le piccole rughe. Ecco perché è nata la colorazione per capelli.
Per chi da anni colora, schiarisce o tinge i capelli, il colore non è solo una questione estetica. È parte di una storia a cui tutti siamo legati, perché custodiamo in noi gli ideali di bellezza di ogni epoca.
Dall’antichità all’età moderna
La storia della colorazione dei capelli risale all’antichità. Gli egiziani usavano la henné per coprire i capelli grigi, mentre indaco e curcuma erano ingredienti comuni nei loro colori. Più tardi, greci e romani tingevano i capelli con estratti vegetali e sperimentavano con colori neri duraturi. Poiché i primi materiali erano tossici, nel tempo le tecniche di colorazione si sono evolute continuamente.
Secondo alcune fonti, nell’antica Roma le prostitute dovevano avere capelli biondi, spesso ottenuti con parrucche o miscele a base di cenere e semi bruciati. Altre culture, come galli e sassoni, usavano colori vivaci per mostrare il proprio rango o intimidire i nemici in battaglia.
Un capitolo speciale nella storia del colore e della genetica è il capello rosso: in Scozia, la prima persona con capelli rossi documentata visse nel Medioevo, ma chi li portava era considerato una strega. Solo con Elisabetta I il rosso divenne più accettato.
1800: la rivoluzione della chimica
Il vero cambiamento arrivò nel XIX secolo. William Henry Perkin, chimico inglese, nel 1863, cercando un farmaco contro la malaria, scoprì per caso la prima tintura sintetica, la Mauveina. Questo lilla fu la base per i successivi colori moderni e anticipò la molecola para-fenilendiammina (PPD) usata ancora oggi.
Inizio ’900: nasce la colorazione moderna
Nel 1907 Eugène Schueller creò la prima tintura sintetica commerciale, Aureole, da cui nacque il celebre marchio L’Oréal. Iniziarono a diffondersi anche gli strumenti per tingere, come il cappuccio per il balayage, che evidenziava ciocche sottili.
Nel 1931 nacque il concetto di “platino biondo”: Howard Hughes rese popolare il colore di Jean Harlow con il film Platinum Blonde. L’idea conquistò il mondo e divenne un must per molte donne.
1950–1970: la diffusione della colorazione
Nel 1950 Clairol lanciò la prima tintura casalinga in un solo passaggio, che schiariva senza danneggiare i capelli. Da allora la colorazione è diventata sempre più accessibile. Negli anni ’60 e ’70 tingersi i capelli divenne routine e nacquero tecniche come il balayage, per un effetto naturale e baciato dal sole, con poca manutenzione.
Anni ’80: il potere delle celebrità
I trend dei colori capelli arrivarono da Hollywood. Heather Locklear e altre star degli anni ’80 promossero le tinture, seguendo l’esempio degli anni ’30, quando i colori delle star erano fonte d’ispirazione.
Anni 2010: esplosione di colori
Nel 2014 Kylie Jenner ha aperto l’era “King Kylie” con punte turchesi iconiche. Tra il 2016 e il 2018 i trend si sono accelerati: pastelli, rose gold, opale e colori naturali baciati dal sole si sono susseguiti, diffondendosi rapidamente sui social.
Dal 2020 a oggi: la colorazione consapevole
Durante il COVID molti hanno colorato i capelli a casa, per necessità o creatività. Sono arrivati i colori semi-permanenti e colori audaci. Oggi le tinture sono più delicate su capelli e cuoio capelluto; dai toni naturali al balayage e all’ombré, c’è un colore per ogni stile. Sono tornati anche i colori classici, come il biondo caldo, usato per illuminare con dolcezza.
Il colore dei capelli è sempre stato parte della nostra identità. Oggi le marche tengono conto non solo del colore, ma anche della salute, lucentezza e durata dei capelli – un trend che si sente sempre più nei saloni e nei prodotti per uso domestico.











