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“È difficile immaginarti seduta senza fare nulla.” – Perché non riesco a stare ferma?

Schuster Borka3 min di lettura
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“È difficile immaginarti seduta senza fare nulla.” – Perché non riesco a stare ferma? — Lifestyle

“Ti sto trattenendo?” – mi ha chiesto di recente un’amica durante una lunga telefonata in cui mi raccontava qualcosa. “Assolutamente no! Anzi, mentre ti ascoltavo, sono riuscita a fare un sacco di cose: ho svuotato la lavastoviglie e steso il bucato – pensavi che stessi solo seduta senza far nulla?” – le ho risposto scherzando. “Non ci avrei mai creduto” – ha detto lei.

“È difficile immaginarti seduta senza fare nulla.”

Ci siamo fatti una risata, ma dopo aver riattaccato, quel pensiero non mi ha lasciata in pace.

Donna alla finestra che usa il telefono, con una tazza di tè in mano

Perché proprio non riesco a stare ferma?

Non parlo solo del fatto che mi trovo sempre qualcosa da fare, ma di quella sensazione di dover essere costantemente stimolata da qualcosa di esterno. Se devo aspettare due minuti davanti al microonde, già prendo il telefono. Salgo sull’autobus e subito cerco un podcast. Se ho un pomeriggio libero, non provo sollievo, ma ansia: “Cosa dovrei fare adesso?”

È come se la noia fosse qualcosa di pericoloso, da evitare a tutti i costi. Eppure da bambini sapevamo annoiarci. Anzi, è proprio dalla noia che nascevano i giochi, le storie, le idee più belle. Cosa è cambiato?

La nostra vita moderna ci ha lentamente ma inesorabilmente abituati a pensare che il silenzio e l’inattività non siano naturali. La stimolazione continua si è infiltrata così tanto nelle nostre giornate che quasi non ce ne accorgiamo: oggi raramente siamo semplicemente presenti, senza essere sommersi da qualche stimolo. Il telefono, gli schermi, il flusso costante di informazioni, le notifiche, la musica, le serie, il “un altro video” ci insegnano tutti che la noia è qualcosa di negativo. Qualcosa da soffocare.

In realtà la noia ha una funzione. Anzi, ne abbiamo bisogno.

Durante la noia avviene un tipo di ordine interiore: i pensieri si intrecciano, si sedimentano e creano qualcosa di nuovo. La creatività dell’infanzia non era un talento speciale, ma semplicemente avevamo più occasioni per annoiarci. E dove c’è noia, nasce l’immaginazione. È lì che iniziamo a esplorare, giocare, rischiare, meravigliarci del mondo.

Donna annoiata che pende a testa in giù dal letto

Oggi però anche solo l’idea di non avere nulla da fare ci mette ansia. Nel silenzio siamo costretti a sentire noi stessi, le nostre emozioni, la stanchezza, le ansie. La stimolazione continua non serve quasi mai perché la vita è davvero “noiosa”, ma perché temiamo ciò che proveremmo nel silenzio: i nostri pensieri, il nostro ritmo, i nostri limiti.

E certo, c’è anche la pressione sociale

La cultura della produttività che ci dice che l’inattività è uno spreco. Chi non fa nulla resta indietro. Chi non migliora, non impara, non si costruisce, non è abbastanza. In questa logica la noia non è riposo o ricarica, ma un’occasione persa di cui vergognarsi. Perché la felicità non è uno stato naturale, ma qualcosa da meritare – eppure non ci sentiamo mai abbastanza.

Il problema è che, mentre la stimolazione continua sembra comoda, in realtà ci ruba lo spazio mentale di cui abbiamo bisogno per creare, rigenerarci, connetterci – anche con noi stessi. Un cervello sovrastimolato non riesce a riposare, a concentrarsi, a trovare gioia nelle piccole cose lente. Tutto sembra troppo silenzioso, troppo poco, troppo lento.

Quindi ora sto cercando di imparare di nuovo a annoiarmi. A non spaventarmi del silenzio intorno a me, ad aspettare – a credere che dopo il panico iniziale succederà qualcosa di bello. Essere presente, ascoltare, e soprattutto avere pazienza. Con me stessa e con la mia mente, da cui credo possano emergere cose più belle di qualsiasi video su TikTok o podcast. Serve solo un po’ di tempo.

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