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«Non parlo con mia nonna e va bene così» - Hai il diritto di interrompere i rapporti con un familiare

Barbara Conti3 min di lettura
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«Non parlo con mia nonna e va bene così» - Hai il diritto di interrompere i rapporti con un familiare — Famiglia

Non ho mai avuto un legame stretto con mia nonna paterna, ma ho sempre tenuto conto che anche per lei la vita non è stata facile, e ho fatto uno sforzo per mantenere il nostro rapporto e farle sentire la mia gratitudine per la sua presenza nella mia vita.

Questo è stato particolarmente vero quando è nata mia figlia, la sua seconda pronipote, ma la prima che ha potuto tenere tra le braccia. Un mio cugino infatti aveva interrotto i rapporti con nostra nonna prima della nascita del suo bambino.

A mia nonna faceva visibilmente piacere poter avere un ruolo nella vita di questa neonata, ma col tempo non è riuscita a superare vecchie abitudini negative. Ha iniziato a manipolare e a fare calcoli, contando quante volte andavamo da lei, quante volte la invitavamo da noi, quanto abbiamo mostrato la bambina alla mia famiglia rispetto a quella del papà. A un certo punto ha tirato fuori l’arma finale: se il fine settimana non si svolgeva come voleva lei, preferiva non vedere la pronipote!

Va bene - ho risposto. Era quattro anni fa. Da allora non ci siamo più parlati.

Con l’aumentare dell’attenzione alla salute mentale negli ultimi anni, è cresciuto anche il dibattito su cosa dobbiamo ai nostri familiari. Secondo me, nulla più di quello che loro devono a noi.

Non importa se il legame è di sangue o altro: ogni rapporto si basa sul lavoro reciproco. Lavoriamo su noi stessi, per capire i bisogni dell’altro e supportarlo al meglio.

Quando però questo impegno diventa a senso unico, non credo si debba accettare che qualcuno prosciughi la nostra energia o gioia di vivere solo perché condividiamo un patrimonio genetico.

So che mia nonna ha avuto una vita difficile. So che porta con sé traumi, paure e risentimenti, e che per la sua età e situazione non aveva accesso agli strumenti (come la terapia) che invece io ho. Non penso sia una persona cattiva, ma neanche che questo giustifichi il coinvolgimento mio e soprattutto di mia figlia nei suoi piccoli giochi meschini.

So anche che la salute mentale è la cosa più importante, e che a volte l’unico modo per non restare intrappolati nella tela di qualcuno è semplicemente non partecipare ai suoi giochi.

Mia figlia era troppo piccola l’ultima volta che ha visto la sua bisnonna per ricordarsene, ma presto sarà abbastanza grande per capire che non conosce tutti i suoi parenti e inizierà a fare domande. Chiederà chi erano i genitori dei suoi nonni, com’erano e dove sono ora. Quello che non so è cosa le risponderò allora. Spero solo che un giorno capirà che quello che ho fatto l’ho fatto anche per lei. E che sentirà sempre che non siamo legate dal sangue, dal dovere o da un obbligo, ma solo dall’amore. Un legame eterno e indissolubile.

Foto di apertura: nikkimeel/istockphoto.com

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