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Se la nonna fa questa cosa, mina l'autostima del nipote senza accorgersene

Váradi Petra4 min di lettura
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Se la nonna fa questa cosa, mina l'autostima del nipote senza accorgersene — Famiglia
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C'è una frase che, presto o tardi, si sente pronunciare in quasi tutte le famiglie, magari proprio durante un pranzo di festa: "Mi ricordo, tua madre alla tua età già sapeva…". Sembra innocua, quasi affettuosa. Eppure è proprio questo tipo di frase che, poco a poco e senza che nessuno se ne accorga, riesce a erodere l'autostima di un bambino.

Non sono la severità o la disciplina a fare più male. È il confronto costante a lasciare le cicatrici più profonde. E la generazione dei nonni cade spesso, in perfetta buona fede, esattamente in questa trappola.

L'amore dei nonni, nella maggior parte dei casi, è incondizionato: su questo non ci sono dubbi. Ma con il passare del tempo, molti iniziano a usare una specie di metro automatico. Misurano il nipote di continuo: rispetto al fratello, al cugino, oppure a sé stessi da bambini.

"Tuo fratello a quest'età andava già in bicicletta." "Tua mamma alla tua età leggeva già da sola." Frasi che non nascono da cattiveria, ma da abitudini educative di un'altra epoca, quando il rendimento e il confronto erano considerati strumenti normali per crescere un figlio.

Perché questo tipo di confronto è così dannoso

Il cervello di un bambino non elabora queste frasi come immagina la nonna. Non le vive come uno stimolo, ma come una sentenza. Un bimbo di sei anni non capisce "impegnati di più": sente "così come sono, non vado bene".

Ed è una differenza enorme. Il confronto ripetuto col tempo entra a far parte dell'autostima e riaffiora anche da adulti, quando una persona non riesce ad accettare i propri ritmi. Perché fin da piccola ha imparato una cosa sola: c'è sempre un altro rispetto al quale sei in ritardo.

Non conta quello che dice la nonna, ma il modo in cui il bambino impara a interpretare sé stesso attraverso quelle parole.

Anche i complimenti possono essere una trappola

Curiosamente, non sono solo le osservazioni critiche a ferire. Molte nonne cadono nell'estremo opposto: lodano di continuo l'aspetto fisico, la bellezza, l'intelligenza, come se fossero le uniche qualità che contano.

"Come sei bella, tesoro, sarai di sicuro la più carina della classe." Sulle prime suona dolce, ma in realtà rafforza lo stesso identico modo di pensare basato sul confronto, solo con segno positivo. Il bambino impara che il proprio valore si misura sempre rispetto agli altri, invece di concentrarsi sui propri progressi e sui propri sforzi.

Come cambiare le cose senza rompere il legame

La maggior parte dei genitori non vuole scontrarsi con la nonna, e giustamente: il legame tra nonni e nipoti è di per sé un valore inestimabile. La buona notizia è che non serve innescare un conflitto. Bastano piccole correzioni delicate e costanti.

  • Vale la pena rispondere con calma ma con coerenza: "Mamma, so che non lo dici con cattiveria, ma a lui fa male quando lo paragoni al fratello."
  • Può aiutare suggerire frasi alternative che mettono al centro la crescita del bambino: "Quanto sei migliorato nell'ultimo mese!" invece di paragonarlo agli altri.
  • Se il bambino è abbastanza grande, a volte può esprimere lui stesso ciò che prova, sempre con il sostegno del genitore, senza lasciarlo solo davanti alla situazione.
  • Le nonne sono spesso aperte al cambiamento, se la richiesta viene formulata come una collaborazione e non come un'accusa.

Dal punto di vista del bambino

Un bambino non comprende le differenze generazionali. Non è in grado di razionalizzare che la nonna sta semplicemente ripetendo i modelli educativi con cui è cresciuta lei. Assorbe il messaggio e basta, e su quello costruisce l'immagine di sé.

Ecco perché è così importante che gli adulti della famiglia prestino attenzione consapevole alle parole che risuonano in casa. Sono questi piccoli momenti ripetuti a plasmare, sul lungo periodo, il modo in cui una persona guarderà sé stessa anche da adulta.

Perché il confronto fa più male della severità?

Perché il bambino non vive il paragone come uno stimolo a migliorare, ma come una sentenza sul proprio valore. Ripetuto nel tempo, entra a far parte dell'autostima e riaffiora anche da adulti.

Anche lodare la bellezza o l'intelligenza può essere dannoso?

Sì, quando il complimento si basa sul confronto con gli altri. Il bambino impara che il proprio valore si misura rispetto agli altri, invece di guardare ai propri progressi e ai propri sforzi.

Come parlarne con la nonna senza litigare?

Non serve un conflitto: bastano piccole correzioni delicate e costanti. Formulare la richiesta come una collaborazione, e non come un'accusa, rende le nonne molto più disponibili al cambiamento.

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