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Sorellanza sì, ma senza coro: quando nel gruppo di amiche non si può più dissentire

Elisabetta Sarto4 min di lettura
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Sorellanza sì, ma senza coro: quando nel gruppo di amiche non si può più dissentire — Mente e anima
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C'è una scena che conosciamo tutte. Chat di gruppo, otto donne, una racconta una decisione discutibile e arrivano sette messaggi identici di approvazione entusiasta. Tu hai un dubbio, lo scrivi mentalmente tre volte, poi mandi un cuore e chiudi il telefono con una piccola sensazione di viltà. Non hai mentito, ma non hai nemmeno detto la verità. E quella sensazione, ripetuta per mesi, è il modo più silenzioso in cui un'amicizia si svuota.

La solidarietà è una cosa, l'allineamento un'altra

Aver imparato a stare dalla parte delle altre donne è stato un progresso enorme. Ha smontato l'idea, coltivata per generazioni, che fossimo naturalmente in competizione. Ma ogni conquista porta con sé la propria caricatura, e la caricatura della sorellanza è il conformismo affettuoso: un patto implicito per cui appoggiare significa applaudire, e ogni obiezione viene letta come tradimento.

Il problema non è la gentilezza, è la sostituzione. Quando l'unica risposta ammessa a una scelta di un'amica è "sei fortissima", le abbiamo tolto una cosa preziosa: uno specchio. Gli amici veri servono anche a quello, a restituirci un'immagine che non coincide del tutto con quella che ci siamo costruite da sole. Un gruppo che dice sempre sì non ci protegge: ci lascia andare avanti da sole con i nostri errori, tenendoci compagnia solo a parole.

Come si riconosce un gruppo che non ammette il dissenso

Il primo segnale è la velocità. Nelle conversazioni sane c'è un ritmo lento, si fanno domande, si chiede "e tu come ti senti davvero?". Nei gruppi allineati la risposta arriva subito, uguale per tutte, con lo stesso lessico. Il secondo segnale è la sanzione morbida: chi esprime una perplessità viene ignorata, oppure riceve un "ma dai", e nella conversazione successiva è come se non avesse parlato.

Il terzo segnale, il più insidioso, è la chat parallela. Se in un gruppo esiste un secondo gruppo dove si dicono le cose vere, il primo non è più un luogo di amicizia, è una vetrina. E vale anche il contrario: se ti accorgi di essere tu quella che scrive sempre nella chat laterale, forse è il momento di riportare almeno una parte di quelle frasi nel luogo in cui contano.

Dire una cosa diversa senza far crollare niente

Il dissenso in amicizia ha una tecnica, e non è complicata. Comincia con il riconoscimento: "ti capisco, hai passato mesi difficili". Prosegue con la posizione personale, non con il verdetto: "io farei fatica, e ti dico perché". Finisce con un'apertura: "poi decidi tu, io ci sono comunque". Sembra retorica, invece è la differenza tra un'obiezione che si può accogliere e una che si deve respingere.

Serve anche scegliere il luogo. Le cose delicate non si dicono nella chat da otto persone, dove ogni frase diventa una presa di posizione pubblica; si dicono a due, camminando, senza pubblico. E serve accettare l'esito: puoi dire la tua e vedere l'amica fare esattamente il contrario. Non è un fallimento della conversazione, è il suo scopo. Le hai lasciato un'informazione in più e la libertà di ignorarla.

C'è infine una forma di dissenso che nessuno nomina mai: quella verso il gruppo come tale. Non condividere l'entusiasmo per il weekend organizzato da mesi, non voler parlare sempre degli stessi argomenti, avere una vita che sta prendendo un'altra direzione. Anche questo si può dire, e di solito quando una lo dice si scopre che almeno un'altra la pensava uguale.

Come faccio a non essere d'accordo senza sembrare "quella difficile"?

Cambiando l'oggetto della frase: parla della tua reazione, non del suo errore. "Mi ha messo in ansia sentirti dire così" è ricevibile, "stai sbagliando" quasi mai. Aiuta anche il dosaggio: una perplessità detta una volta con chiarezza pesa molto meno di un malumore diffuso che si intuisce a ogni messaggio, e chi ascolta la percepisce come cura, non come attacco.

Ci si può sentire sole dentro un gruppo di amiche?

Sì, ed è una solitudine particolarmente scomoda perché sembra ingrata: sei circondata, quindi non dovresti lamentarti. In genere significa che il gruppo ti conosce nella versione che avevi qualche anno fa e non si è aggiornato. Prova a spostare una sola amicizia dal gruppo al singolo, con un caffè in cui racconti qualcosa che nella chat non diresti: molto spesso è così che si scopre se il legame ha ancora radici o solo abitudini.

Informazioni sull’autrice

Elisabetta Sarto

Elisabetta Sarto scrive all’incrocio tra zodiaco, relazioni e cultura quotidiana — le cose di cui si chiacchiera a brunch e poi si cerca di nascosto sul bus. I suoi pezzi sono caldi, un po’ opinionati e finiscono sempre con qualcosa di davvero utile.

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