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"Chiedere il permesso al partner": rispetto o resa? 7 storie che dividono le coppie

Szőke Angéla5 min di lettura
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"Chiedere il permesso al partner": rispetto o resa? 7 storie che dividono le coppie — Relazione
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Per qualcuno è la cosa più naturale del mondo. Per altri non è nemmeno un pensiero.

Chiedere "il permesso" al proprio partner prima di prendere una decisione: alcuni lo considerano una forma elementare di rispetto, altri una piccola resa della propria libertà. E in mezzo? Un'infinità di sfumature, tensioni silenziose e piccole vendette. Ecco cosa ci hanno raccontato i lettori.

La valigia

Una sera il mio ragazzo è tornato dal lavoro, è andato dritto in camera e ha cominciato a riempire una valigia. Io lo guardavo senza capire: mi stava lasciando? Che cosa stava succedendo? Quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto che partiva per il weekend con gli amici, nella casa al mare di uno di loro.

Gli ho chiesto perché non me ne avesse parlato, e lui ha alzato le spalle: si erano organizzati solo poco prima. Prima che potessi protestare, mi ha dato un bacio veloce ed era già sparito.

Quel weekend, avendo tutto il tempo per pensare, sono arrivata a una conclusione: non mi sarei offesa, avrei semplicemente fatto lo stesso anch'io. Sei mesi dopo era lui a essere sulla soglia della porta, stupito esattamente come lo ero stata io, a guardarmi mentre facevo la valigia. Mi ha chiesto dove stessi andando e io, senza nemmeno alzare lo sguardo, ho risposto: a Helsinki.

"Un weekend con le amiche…?" ha chiesto. E io: "No, ho accettato un lavoro là."

Il minimo

Se due persone decidono di stare insieme, il minimo è confrontarsi sulle decisioni importanti e non lanciarsi in qualcosa che per l'altro è inaccettabile. Non è sottomettersi: è rispetto di base.

Infantile

Appena si è asciugato l'inchiostro sul nostro atto di matrimonio, ho notato che la mia dolce moglie si aspettava di avere voce in capitolo su certe decisioni. Ho raffreddato subito gli entusiasmi e le ho detto che io in matrimonio non mi lascio infantilizzare, perché non sono più un bambino.

La barca

Convivevamo da quattro anni quando ho scoperto che aveva comprato una barca. Avevamo un conto in comune per l'affitto, le bollette e la spesa, che alimentavamo ogni mese in parti uguali. La storia della barca non mi è piaciuta per due motivi: primo, l'ho saputo dopo; secondo, da mesi stavamo mettendo da parte i soldi per una lavastoviglie.

Quando ho fatto notare che le spese grosse andrebbero decise insieme, mi ha risposto che lui non è un tappetino pronto a "chiedere il permesso per ogni cosa". Mi è dispiaciuto così tanto che, per consolarmi, sono stata costretta a comprarmi una borsa costosissima.

Il denaro, del resto, è uno dei terreni più delicati di ogni relazione. Se ti riconosci in questa storia, potrebbe interessarti quando è il momento giusto per iniziare a parlare di soldi in coppia.

Un altro paio di maniche

Non mi piace chiedere il permesso, perché sono già costretto a farlo al lavoro, all'università, con il proprietario di casa e con la burocrazia. Questo però non significa che nella mia relazione faccia quello che mi pare. Io e mia moglie viviamo in una cornice leggera: flessibile, ma che si sente comunque presente.

La scelta

Mia moglie e mio figlio hanno deciso senza di me dove lui avrebbe proseguito gli studi. Io avevo detto che l'indirizzo economico-finanziario non faceva per lui, perché non era abbastanza bravo in matematica, e avevo proposto il turismo e la ristorazione, perché mio figlio è nato per quello. Ma mi hanno zittito.

Al secondo anno ha lasciato l'indirizzo finanziario ed è passato al turismo, che da allora adora. Mia moglie continua a non chiedere "il permesso" per nulla, ma mio figlio da quel giorno mi chiede sempre la mia opinione.

Autonomia

Non chiedo il permesso a mio marito, perché rinuncerei alla mia autonomia. Ho sopportato a fatica di vivere sotto il "potere" dei miei genitori e dei miei insegnanti, e già allora avevo giurato che da adulta nessuno mi avrebbe messo dei limiti.

"Se non gli va bene, può andarsene. Ma tanto male con me non deve stare, visto che è ancora qui."

La giusta via di mezzo

Le grandi decisioni le prendiamo insieme, sulle piccole cose non ci chiediamo il permesso a vicenda. Ognuno compra ciò che vuole, ma la casa, l'auto e le spese importanti le discutiamo. Ognuno va dove vuole, però prima "chiediamo il permesso" all'altro, cioè ne parliamo. Non è poi così complicato.

Chiedere il permesso al partner è un segno di rispetto o di sottomissione?

Dipende dal punto di vista. Per molti lettori confrontarsi sulle decisioni importanti è una forma elementare di rispetto, non una resa. Per altri equivale a rinunciare alla propria autonomia. La differenza sta nel tono: condividere non è la stessa cosa che chiedere permesso.

Quali decisioni andrebbero prese insieme in coppia?

Dalle storie emerge un criterio semplice: le grandi decisioni, come una casa, un'auto o una spesa consistente, meritano un confronto. Sulle piccole cose quotidiane, invece, molte coppie preferiscono lasciare libertà a ciascuno.

Perché nascondere una spesa importante crea problemi in coppia?

Perché il fastidio spesso non nasce dalla spesa in sé, ma dallo scoprirla dopo. Come racconta la storia della barca, sentirsi esclusi da una scelta economica condivisa può ferire più del denaro speso.

Esiste una via di mezzo tra autonomia e rispetto?

Sì, ed è quella che diversi lettori descrivono come "giusta via di mezzo": decidere insieme le cose grandi, restare liberi nelle piccole. Non è chiedere permesso, è semplicemente parlarne.

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