A settembre i sandali che hai portato ogni giorno da giugno hanno un aspetto molto preciso: il plantare scurito nel punto del tallone e dell'avampiede, i cinturini con quell'alone opaco che non va via da solo, il bordo di sughero un po' polveroso e, in qualche caso, leggermente sbriciolato sugli angoli. La tentazione è di buttarli in lavatrice e finirla lì. È esattamente il modo migliore per rovinarli: quel tipo di sandalo è fatto di materiali diversi incollati tra loro, e ognuno vuole un trattamento suo.
Prima di tutto: capire di che cosa sono fatti
Nella maggior parte dei modelli classici trovi tre zone. Il plantare anatomico, rivestito in pelle scamosciata, che è la parte che assorbe sudore e si scurisce. Il bordo laterale in sughero, sigillato in fabbrica con uno strato protettivo che nel tempo si consuma. E i cinturini, che possono essere in pelle liscia, in nabuk o camoscio, oppure in materiale sintetico effetto pelle: quest'ultimo è il più semplice da pulire e il meno delicato all'acqua.
Guarda anche la suola: alcune sono in gomma con profilo scolpito, altre in EVA morbida, più leggera. Cambia poco per la pulizia, ma cambia per l'asciugatura: la EVA si deforma con il calore, quindi niente termosifone e niente asciugacapelli caldo su nessuna parte del sandalo.






