Bien Logo

"Con uno dei miei figli è tutto più facile": il pensiero che i genitori non confessano

Margherita Lupo4 min di lettura
Condividi:
"Con uno dei miei figli è tutto più facile": il pensiero che i genitori non confessano — Famiglia
In questo articolo

Lo dicono a voce bassissima, spesso solo in macchina, spesso solo a un'amica: "con lei mi capisco senza parlare, con lui devo faticare su tutto". Poi arriva subito la correzione, quasi un rito: "ma li amo allo stesso modo, eh". Ed è vero. Il punto è che amare allo stesso modo e trovarsi bene allo stesso modo sono due cose diverse, e la seconda non si può decidere a tavolino.

Non è preferenza, è compatibilità di temperamenti

Ogni bambino arriva con un suo ritmo. Uno si consola con un abbraccio e dopo tre minuti è già oltre; l'altro ha bisogno di quaranta minuti di rabbia prima di lasciarsi avvicinare. Uno somiglia a noi nei difetti che abbiamo imparato a gestire, l'altro ci mostra esattamente la parte di noi che non abbiamo mai risolto. Con il primo l'incastro è naturale, con il secondo ogni giornata richiede una traduzione.

Questo spiega anche perché la "facilità" cambia nel tempo. Il figlio con cui era complicato a quattro anni può diventare l'adolescente con cui si parla meglio; la bambina che sembrava semplice può chiudersi a dodici anni e lasciarci disorientate. Se il sentimento fosse una preferenza vera e stabile, non si sposterebbe così. Quasi sempre è la combinazione tra il suo carattere, il nostro momento e la fase della vita familiare.

Il problema non è pensarlo, è farlo pesare

I bambini non leggono i pensieri, ma leggono benissimo i micro-segnali: chi viene chiamato per primo, chi viene raccontato con orgoglio ai parenti, chi viene descritto come "quello difficile" davanti agli altri, di chi si ride e di chi si sospira. Le etichette familiari — il responsabile, la ribelle, quello che ci fa disperare — nascono da queste piccole ripetizioni e poi diventano copioni che i figli recitano per anni.

Un modo pratico per accorgersene: provate a ricordare l'ultima volta che avete raccontato a qualcuno una cosa bella di ciascuno dei vostri figli. Se per uno la storia esce subito e per l'altro dovete cercarla, non è colpa sua. È un segnale che l'attenzione si è distribuita male, e l'attenzione si può ridistribuire.

Cosa si può riequilibrare, concretamente

La cosa che funziona meglio è il tempo uno a uno, breve e regolare. Non una giornata speciale al mese, ma venti minuti prevedibili: portarlo con voi a fare la spesa, guardare insieme la serie che piace a lui e non a voi, accompagnarla a scuola a piedi da sole. Nel tempo uno a uno il temperamento difficile si vede meno, perché non c'è la competizione con il fratello e non c'è il traffico di richieste della sera.

Seconda cosa: cambiare il vocabolario. Al posto di "sei sempre così", descrivete il comportamento nel momento ("ti serve un po' di tempo prima di calmarti, lo so"). Terza: non compensare con oggetti o con concessioni. Il regalo comprato per senso di colpa non riempie nessun vuoto e i fratelli fanno i conti meglio di noi. Quarta: se in casa c'è un figlio che assorbe molte energie — per la salute, la scuola, un momento difficile — dirlo a chiare lettere agli altri. I bambini reggono la verità ("in questo periodo tuo fratello ha bisogno di più aiuto, non perché conta di più") molto meglio del silenzio, dentro cui si costruiscono spiegazioni peggiori.

È normale sentirsi più in sintonia con un figlio che con l'altro?

Sì, ed è molto più diffuso di quanto si racconti nelle chat dei genitori. Diventa un problema quando resta un segreto pesante che genera colpa e distanza, o quando si traduce in trattamenti visibilmente diversi: in quel caso vale la pena nominarlo, con il partner o con un professionista, prima che diventi la storia ufficiale della famiglia.

Come si parla a un figlio che si sente meno visto?

Si ascolta senza difendersi. "Hai ragione, ultimamente ho passato più tempo con tua sorella" apre una conversazione; "non è vero, vi tratto uguale" la chiude e insegna al bambino che le sue percezioni non contano. Poi si passa a qualcosa di concreto e verificabile — un momento fisso a settimana solo per lui — perché la riparazione che i figli riconoscono non è la promessa, è l'appuntamento che si ripete. Se il rancore tra fratelli è profondo o dura da anni, un percorso con uno psicologo familiare può aiutare a rimettere le cose in ordine senza cercare colpevoli.

Informazioni sull’autrice

Margherita Lupo

Margherita Lupo scrive di relazioni, famiglia e del clima emotivo silenzioso che dà forma a entrambe. La attirano i temi che altre rubriche saltano — suoceri, cani, l’amicizia diventata strana a trent’anni — e li tratta con la stessa cura dei grandi argomenti.

Letture correlate

Quando la paura per i figli diventa rumore di fondo: uscire dalla stanchezza da allarme — Famiglia

Quando la paura per i figli diventa rumore di fondo: uscire dalla stanchezza da allarme

Avvisi, notizie, gruppi di classe: la preoccupazione per i figli oggi arriva a ondate continue e finisce per stancare più che proteggere. Come si abbassa il volume senza abbassare la guardia.

Margherita Lupo
Figli grandi che non "partono": come uscire dalla lettura della pigrizia — Famiglia

Figli grandi che non "partono": come uscire dalla lettura della pigrizia

Trent'anni e ancora la stanza di sempre, decisioni rinviate, progetti che non si chiudono. Non è solo mancanza di volontà: ecco come cambiare conversazione in casa e costruire autonomia a piccoli passi.

Margherita Lupo
"Non voglio fare la babysitter": quando i nonni dicono no e la famiglia si offende — Famiglia

"Non voglio fare la babysitter": quando i nonni dicono no e la famiglia si offende

C'è un rifiuto che nelle famiglie italiane fa più rumore di una lite: quello dei nonni che non vogliono occuparsi dei nipoti tutti i giorni. Come leggerlo senza trasformarlo in una ferita permanente.

Margherita Lupo
I miei genitori sono rimasti insieme per noi. Avrei preferito che non lo facessero — Famiglia

I miei genitori sono rimasti insieme per noi. Avrei preferito che non lo facessero

Da bambina sentivo spesso dire che rimanevano insieme per noi. Da adulta, quella frase ha un peso completamente diverso — e non è quello che pensavo.

Schuster Borka
«L'ho trovata dopo la sua morte» – la lettera che mi ha rivelato il segreto di mia madre — Famiglia

«L'ho trovata dopo la sua morte» – la lettera che mi ha rivelato il segreto di mia madre

Dopo il funerale, ho trovato una lettera nascosta in un'antica scatola da scarpe. In poche righe, mia madre mi ha confessato un segreto tenuto per trent'anni.

Váradi Petra
Una frase della nonna può ferire il nipote per anni: ecco perché — Famiglia

Una frase della nonna può ferire il nipote per anni: ecco perché

La nonna non vuole far del male, eppure certe parole dette per caso restano nella mente di un bambino molto più a lungo di quanto si pensi.

Váradi Petra