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La nuova serie Netflix, Il Gattopardo, un vero capolavoro – L’hai già vista?

Nyul Debóra4 min di lettura
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Cosa succede quando chi detiene il potere capisce che il mondo intorno a loro sta cambiando – ma trova comunque il modo di restare al vertice? La risposta è in un romanzo elegante, appassionato e brutalmente sincero, ora rivissuto nella grande serie Il Gattopardo su Netflix.

Ma di cosa parla davvero questa storia scritta più di 60 anni fa, che continua a rispecchiare il presente? Perché ci sembra così vicina, che siamo in un caffè di Budapest o in una villa nel sud Italia a sognare il passato?

Un’estate d’addio per un aristocratico – e il meccanismo eterno del potere

Come racconta anche la BBC, il romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu pubblicato nel 1958, un anno dopo la sua morte. È una cronaca lirica e senza pietà di un mondo che sta scomparendo. Il protagonista, il principe Fabrizio, capo di una famiglia nobile siciliana, affronta il declino del potere aristocratico mentre i cambiamenti sociali portano nuovi protagonisti in scena.

La storia si svolge a metà Ottocento, durante il Risorgimento italiano, quando le vecchie dinastie perdono influenza e la borghesia – soprattutto l’élite finanziaria – inizia a farsi strada. Ma davvero qualcosa cambia?

Il nipote di Fabrizio, Tancredi, è un giovane affascinante e carismatico che – ATTENZIONE SPOILER! – si adatta perfettamente al nuovo ordine: sposa Angelica, una ricca arrivista, scegliendo il denaro al posto del sangue nobile. La vera tragedia? La figlia del principe, Concetta, innamorata di Tancredi, non ha più posto nel nuovo mondo. Il destino della famiglia e dell’aristocrazia si decide in queste scelte – silenziosamente, ma in modo irreversibile.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”

Questa è la frase più celebre del romanzo, ancora oggi così attuale, quando i cambiamenti sociali spesso sembrano solo apparenti, mentre il vero potere resta nelle stesse mani.

Lampedusa, lui stesso di nobile famiglia, ritrae con ironia tagliente la sua classe sociale: snob, egoista, incapace di adattarsi. Ma non idealizza nemmeno la classe operaia. Questa doppiezza fece sì che il libro fosse inizialmente rifiutato sia dai critici conservatori che da quelli di sinistra.

Il manoscritto fu respinto da due grandi editori italiani perché considerato troppo “tradizionale” proprio mentre la letteratura italiana viveva l’avanguardia. Solo dopo la morte di Lampedusa, grazie a un influente agente letterario, il romanzo fu pubblicato e divenne un successo immediato. In meno di sei mesi uscì in 52 edizioni e vinse il prestigioso Premio Strega.

Cinema, serie, moda e politica – L’eredità de Il Gattopardo

Nel 1963 Luchino Visconti, regista di nobile origine ma marxista, realizzò il film tratto dal romanzo, con Burt Lancaster e Alain Delon. Il film è tanto sfarzoso quanto malinconico: memorabile la scena del ballo di 25 minuti, dove dietro lo splendore – ATTENZIONE SPOILER! – si intravede l’inevitabile destino di Fabrizio.

Nel 2025 Netflix ha riportato in vita questa storia speciale con una nuova serie, Il Gattopardo. Gli autori dicono che il romanzo mostra ancora oggi come le élite sappiano adattarsi continuamente ai cambiamenti pur mantenendo il loro potere.

Perché vale la pena leggere o guardare Il Gattopardo oggi?

Perché non è solo una storia romantica, un ricordo di un mondo passato. È un libro, e ora una serie, che racconta come il potere sopravviva ai terremoti storici, cambiando forma ma non sostanza.

In un’epoca in cui il mondo sembra cambiare più velocemente di quanto possiamo seguire, Il Gattopardo ci ricorda che il vero cambiamento è spesso meno appariscente di quanto sembra – ed è proprio questo il suo insegnamento più profondo e duraturo.

Se non conoscevi ancora Il Gattopardo, questo autunno, quando le giornate si accorciano e i pensieri si fanno più introspettivi, è il momento perfetto per dedicargli un po’ di tempo.

Che tu scelga il romanzo o la nuova serie Netflix, Il Gattopardo ti ricorderà più volte che dietro la superficie c’è sempre molto di più – e forse questa è la lezione più importante da portare a casa oggi da questo classico.

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