Ci sono momenti imbarazzanti e situazioni in cui vorresti proprio che la terra ti inghiottisse.
Gioia esplosiva
Ero in seconda media quando la professoressa entrò in classe e annunciò che il prossimo lunedì pomeriggio le ultime tre ore sarebbero saltate. Saltai di gioia e feci anche un piccolo ballo, poi aggiunse che era perché la preside era morta quella notte e si sarebbe tenuto il funerale. Questa storia è riaffiorata anche al nostro incontro di classe vent’anni dopo.
Gyros?
Un nuovo collega australiano si presentò dicendo di chiamarsi Pita. Ridacchiai e gli dissi che mi piaceva quel nome particolare, e qualche giorno dopo gli feci una battuta sul gyros con pita. Una settimana dopo ricevetti una mail e allora capii che si chiamava Peter, ma a causa del suo accento avevo capito male.
La risposta
Al bar, dopo aver ordinato, pensavo che il barista mi stesse chiedendo se volessi qualcos’altro e risposi di no. Lui aggrottò le sopracciglia e solo allora capii che aveva detto “buona giornata”.
Proprio imbarazzante
Alle superiori rimasi colpita dalle scarpe bianche di un ragazzo in sedia a rotelle e con stupore gli chiesi come facesse a tenerle così pulite. Sono passati quasi vent’anni, ma ancora mi vergogno quando ci penso.
La scortese
Non ho mai capito perché la mia collega Magdi non fosse gentile con me. Quando diede le dimissioni e i colleghi organizzarono una festa d’addio in ufficio, vidi sullo striscione la scritta “Ci mancherai, Márti!”. Per quattro anni l’ho chiamata Magdi.

Punto cieco
“Ragazze, non so se è colpa dello stufato o del caffè, ma ho una diarrea così forte che ho dovuto chiamare i pompieri per il mio sedere.” – dissi entrando nel nostro piccolo ufficio. Non vidi che Marci, l’informatico, stava aggiustando un portatile nell’angolo. Scappai ridendo e le colleghe si sono fatte una settimana intera di risate. Da allora evito Marci quando lo incontro in corridoio.
Amichevole
Lavoro in biblioteca e una stampante si è rotta. Un uomo di mezza età è venuto a ripararla e, quando ha finito, si è alzato e si è chinato verso di me. Mi sono alzata di scatto e l’ho abbracciato. Non ci conoscevamo, non sapevo nemmeno il suo nome, e mentre lo abbracciavo ho visto la faccia sorpresa della mia collega. Si era semplicemente preso il blocco delle fatture che era sulla mia scrivania. Da allora, se dobbiamo chiamare un tecnico, mi nascondo nella stanza dietro.
L’incubatrice
So che è imbarazzante, ma quando i miei figli combinano guai scherzo dicendo che peccato non poterli lasciare in un’incubatrice salva-bebè, haha. Ho detto questa battuta anche al nuovo ragazzo di mia sorella, che però non ha riso. Poi mia sorella mi ha spiegato che il suo ragazzo era uno dei primi bambini in Ungheria trovati in un’incubatrice salva-bebè.
La voce
Dopo qualche settimana di frequentazione, la mia nuova ragazza disse che voleva cantarmi una canzone. Iniziò a cantare con una voce buffa da cartone animato e io scoppiavo a ridere. “È pazzesco che tu riesca a fare un suono del genere!” le dissi, ma lei mi guardò seria. Non stava scherzando, quella era la sua voce da cantante.
Il cibo
Ero affamatissima, aspettavo il corriere con il mio cibo. Quando sentii dei passi, corsi fuori dalle scale, strappai la borsa dalle mani e chiusi la porta dietro di me. Guardai dentro e con grande sorpresa trovai solo rotoli di nastro isolante e attrezzi. Bussarono alla porta ed era il mio vicino, sbalordito perché gli avevo strappato la borsa. Riuscii solo a balbettare che ero molto affamata e di scusarmi.











