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Per tanto tempo ho provato senso di colpa quando mi riposavo – ecco come ho trovato l’equilibrio

Farkas Margaréta4 min di lettura
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Per tanto tempo ho provato senso di colpa quando mi riposavo – ecco come ho trovato l’equilibrio — Lifestyle
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C’è stato un periodo in cui non riuscivo a riposare “semplicemente”. Se mi sedevo davanti a una serie TV, subito mi sorprendevo a guardare il telefono o a sentire colpa per non stare lavorando. Anche se ero fisicamente sul divano, la mente correva altrove: un’email non scritta, un compito incompiuto, un progetto futuro a cui non avevo ancora iniziato. Il corpo si riposava, ma la mente correva a tutta velocità. Non sapevo ancora che si trattava di una fatica particolare, la stanchezza del “multitasking mentale”.

Per molto tempo ho pensato che riposare fosse un lusso. Qualcosa che “meritavo” solo dopo aver spuntato tutte le cose da fare, quando gli altri erano soddisfatti di me, o se ero stata abbastanza produttiva durante la giornata. E dato che quel momento arrivava raramente, il vero riposo mancava. Certo, c’erano pause brevi: un bagno caldo la sera, una passeggiata nel weekend, ma dentro di me c’era sempre quel pensiero che “sto solo perdendo tempo”.

Poi, un pomeriggio qualunque, il mio corpo mi ha letteralmente fermata. Dopo una giornata di riprese, mentre bevevo il mio terzo caffè e l’orologio segnava le 20, l’energia è svanita all’improvviso. Ero seduta sul divano, incapace di fare altro: né scrivere, né parlare, né rispondere. Solo seduta, con la sensazione che qualcosa non andasse. È stato in quel momento che ho capito: imparare a mettere dei limiti non serve a dare meno, ma a non perdere te stessa.

Il riposo non è pigrizia. Non è segno di debolezza né una perdita di tempo. Il riposo è l’opposto della performance, ma non il suo nemico. Come un muscolo ha bisogno di rigenerarsi, anche la mente non può essere sempre al massimo. Eppure, molti di noi pensano ancora che il valore personale derivi dalla produttività. Che se non facciamo nulla, non siamo abbastanza. Ma cosa succede se invertiamo questa prospettiva? Se non cerchiamo di dimostrare il nostro valore attraverso il lavoro, ma impariamo ad accettare che siamo sufficienti così come siamo?

La prima volta che mi sono concessa di non aprire le email nel weekend è stato strano. All’inizio quasi ansiogeno. Ma col tempo, vedendo che tornavo al lunedì più calma e creativa, ho capito che il riposo non toglie tempo, ma lo restituisce.

La fonte del senso di colpa è spesso il bisogno di compiacere

Se scavi più a fondo, scopri che la maggior parte del senso di colpa non è nemmeno la tua voce. Società, lavoro, social media ci spingono a fare “sempre di più”. Lavorare di più, raggiungere di più, correre verso più obiettivi. Fermarsi sembra non solo strano, ma pericoloso. Perché se ti fermi, resti indietro. Ma la vita non è una gara con tutti che corrono verso lo stesso traguardo. Trovare il proprio ritmo è molto più importante che adeguarsi a quello degli altri.

Il riposo consapevole non è lo stesso del non fare nulla passivamente

Molti pensano che riposare significhi non fare nulla. Invece il riposo può essere attivo. Puoi leggere, creare, cucinare, camminare, fotografare o anche ballare: l’importante è fare qualcosa che ti ricarichi davvero. Corpo e mente si rigenerano quando provi piacere. Scorrere il telefono raramente dà vero riposo, ma spesso scegliamo questa via perché è facile. Il riposo consapevole è invece una scelta: concedersi lo spazio per rallentare.

Impara a riconoscere i tuoi limiti

Questa è forse la parte più difficile. Perché mettere dei limiti spesso significa dire no agli altri e sì a te stessa. A volte vuol dire rifiutare un compito in più o andare a casa in orario. Altre volte significa davvero spegnere il laptop nel weekend e non scrivere “solo un’altra email”. L’equilibrio non è uno stato fisso, ma un’attenzione continua.

Il riposo non è una ricompensa, è la base

La cosa più importante che ho imparato è che il riposo non è qualcosa da meritare. Non è un bonus a fine giornata, ma parte del tuo funzionamento. Per dare energia, creatività e attenzione, prima devi ricaricarti. Quando impari ad accettarlo, il senso di colpa si placa. Oggi, quando mi riposo, non cerco scuse, non conto il tempo “perso”. Semplicemente mi concedo di essere presente. Perché nel riposo non si vede il tempo sprecato, ma il ritrovare se stessi. E forse questa è la vera svolta: ho capito che non serve sempre correre, fare, dimostrare. A volte basta solo essere. E questo “basta” non parla di mancanza, ma di completezza.

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