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"Sapevo che non avrebbe dato la cena ai bambini in tempo e sarebbe saltato tutto": sei una maniaca del controllo o è lui a essere inaffidabile?

Szőke Angéla5 min di lettura
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"Sapevo che non avrebbe dato la cena ai bambini in tempo e sarebbe saltato tutto": sei una maniaca del controllo o è lui a essere inaffidabile? — Famiglia
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Forse non sei tu la maniaca del controllo. Forse è semplicemente il tuo partner a essere trascurato.

È una sensazione che conoscono bene tantissime donne: quella di essere sempre la "rompiscatole" della coppia, mentre in realtà vorresti solo che le cose funzionassero. E allora la domanda resta lì, sospesa: sono io troppo rigida, o è lui che non fa la sua parte?

La richiesta che non porta a nulla

Gli chiedo una cosa, mi dice "va bene, ci penso io". Non succede niente, quindi glielo chiedo di nuovo. "Ok, adesso lo faccio." Non lo fa. Glielo chiedo ancora, e ancora, cinque volte, senza risultato.

Alla fine mi ci metto io. E indovina chi diventa l'isterica, quella che si arrabbia? Io. Ogni singolo giorno va così. Se ti riconosci in questa scena, forse hai già intuito che il problema non è il tuo carattere, ma cosa significa dover chiedere la stessa cosa più volte.

La reazione a catena

Mio marito è il classico papà scherzoso e simpatico, quello che i bambini adorano. Ne sono felice, davvero. Ma questo significa anche una cosa: io sono il genitore severo, quello "che non è mai divertente".

Non è un ruolo che mi piace, perché anch'io sono una persona rilassata di natura. Ma qualcuno deve pur assumersi quel compito, altrimenti la vita familiare va a rotoli.

Lui la sera darebbe volentieri la cena ai bambini. Di recente si è lamentato con mia cognata dicendo che vorrebbe aiutare, ma io non lo lascio fare, perché "tutto deve avvenire con precisione millimetrica e non sono minimamente flessibile". Ho fatto un bel respiro profondo, perché ne abbiamo già parlato mille volte e il sangue mi è salito subito alla testa. Poi ho spiegato con calma a mia cognata perché sono così "inflessibile".

La cena, ovviamente, la preparo e la servo io, perché se aspettassi lui i bambini morirebbero di fame. Il cibo si raffredda sul tavolo mentre lui non è ancora riuscito a far sedere i piccoli. E devo essere io a sgolarmi perché finalmente si mettano a tavola.

La cena con lui è allegra, piena di battute. Il risultato? Un disastro doppio rispetto a quando sono io a gestire il tutto. E naturalmente riordinare e lavare i piatti tocca sempre a me.

Tra scherzi e risate si mangia molto più lentamente, anche perché hanno iniziato tardi. I bambini ridacchiano più di quanto mastichino, quindi finiscono per mangiare di meno.

E qui parte la reazione a catena: il bagnetto slitta, l'ora della nanna pure. E addormentarsi diventa più difficile, perché sono sovraeccitati e non si calmano. Non prendono sonno in tempo, la mattina non riesco a svegliarli, si alzano affamati perché a cena hanno mangiato poco, arriviamo tardi all'asilo e di conseguenza io arrivo tardi al lavoro.

Ed è proprio a questo punto che sorge legittima la domanda: sono io troppo rigida, o è mio marito a non essere capace nemmeno di dare la cena ai bambini?

Fatto apposta male

Sono convinta che il mio ex marito facesse tutto volutamente da schifo, così io non gli avrei più chiesto di aiutare nelle faccende di casa. Agli amici, poi, raccontava che aveva mollato perché era impossibile accontentarmi.

"Ho rinunciato"

Mio marito ha dichiarato solennemente che non avrebbe più provato ad aiutarmi in niente, tanto per me non andava mai bene nulla. Avrei voluto dargli una bella scrollata, perché per mesi, con una pazienza infinita, gli avevo insegnato come fare le cose in casa e con i bambini.

E poi: perché mai dovrei tenere un corso a un uomo adulto su come si lavano i piatti a mano o come si avvia una lavatrice?!

Apprezzavo che ci provasse, e quando qualcosa non veniva bene glielo facevo notare con gentilezza. Per esempio quando aveva lavato i capi colorati insieme ai bianchi (la mia maglietta preferita è finita nel cestino, ma non ho fatto una scenata), quando lasciava i piatti macchiati o quando non faceva fare il ruttino al bambino come si deve.

Quindi faccio tutto io, e per giunta lo istruisco pure e sistemo i suoi pasticci. Il tutto con la pazienza di un santo. E poi è lui a offendersi e a dire che non aiuterà più, perché a me non va mai bene niente.

Gli ho detto, ormai rassegnata, che non è che sia incapace: è che si vede lontano un miglio che le faccende domestiche non gli interessano, che non vuole davvero aiutarmi. Fa tutto in modo raffazzonato, e così crea solo più lavoro a me. Gli ho chiesto se davvero pensasse che il problema fosse il mio "pugno di ferro", o se non fosse piuttosto che lavare due piatti superi le sue capacità.

Una questione di fiducia

Non era nemmeno in grado di pulire il water dopo essersene servito. Una volta gli ho chiesto: se non riesco a fidarmi di lui per cose così piccole, come faccio ad affidargli qualcosa di più importante, tipo la macchina, i bambini, le nostre finanze? Si è offeso a morte.

Chiedere aiuto e non ottenerlo significa avere il controllo?

No. Chiedere più volte la stessa cosa senza ricevere risposta non è essere maniaci del controllo, è ritrovarsi da soli a gestire tutto. Il vero controllo è quando non lasci spazio all'altro; qui lo spazio c'era, ma nessuno lo occupava.

Perché è sempre la donna a diventare il genitore "severo"?

Spesso perché è lei a farsi carico della routine, degli orari e delle regole che tengono in piedi la famiglia. Chi porta questo peso finisce inevitabilmente per apparire il genitore rigido, mentre l'altro resta quello "divertente".

Fare le cose male è una strategia per non doverle più fare?

A volte sì. Come racconta chi ha vissuto questa dinamica, un compito svolto sempre in modo trascurato porta l'altro a smettere di chiederlo. Il risultato è che tutto il carico torna su una sola persona.

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