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«Se cadi, ti do anche uno schiaffo.» - 4 frasi terribili che ci hanno detto da bambini

Szabó Erzsébet4 min di lettura
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«Se cadi, ti do anche uno schiaffo.» - 4 frasi terribili che ci hanno detto da bambini — Famiglia
In questo articolo

Ci sono frasi che da bambini forse non sentivamo spesso, ma che sono rimaste impresse. Non le ho sempre sentite dai miei genitori, ma da parenti, insegnanti, altri adulti – e il loro effetto è stato duraturo.

Ci sono voluti anni per capire perché le dicevano e forse ancora più tempo per accettare che in certe situazioni stavano solo cercando di nascondere la loro impotenza. Ora, da genitore, sento chiaramente quanto sia facile scivolare in un momento di stanchezza e quanto svaniscano i principi dopo una giornata stressante. Però ci sono frasi che non voglio mai più trasmettere. Non per colpevolizzare chi le ha dette, ma perché credo si possa stabilire confini, insegnare e amare in modo diverso.

«Finché vivi sotto il mio tetto…»

Questa frase suona familiare a molti di noi. Da bambino sentivo sempre: “Non ho voce in capitolo su ciò che mi accade”, che quello che penso o sento conta meno, perché da adulto la parola finale è sempre del genitore. (Tra l’altro, mia figlia è così decisa e pronta a rispondere che non potrei mai usarla con lei.)

Ora credo che la famiglia sia una comunità in cui ci siamo l’un l’altro. Non una gerarchia, ma collaborazione. Quando parlo con mia figlia, cerco di farle capire che anche le sue decisioni hanno peso.

Le dico spesso: “Stai attenta a tutto, perché quando non ci saremo più, tutto questo sarà solo tuo”. Lei ama prendersi cura delle sue cose, e questo funziona sempre. Quindi sento di rappresentare lo stesso valore, ma non dal potere, bensì dalla comunità e dall’amore.

«Perché l’ho detto io, punto.»

Questo è un tema difficile per me, perché a volte sento che serve fissare i limiti da genitore e non posso permettere che, anche dopo aver spiegato tre volte, ci sia ancora una domanda o un commento che mette in dubbio la mia decisione. A volte è necessario dire: sono l’adulto, ho più esperienza e vedo meglio la situazione. Però se questa frase viene usata troppo spesso, crea un muro invisibile tra genitore e figlio. Vince il potere, ma si perde la comprensione e la comunicazione.

So quanto sia facile dirlo quando c’è una discussione o il bambino cerca di testare i limiti, ma so anche che spiegare il perché aiuta molto. Le decisioni condivise e le regole concordate non indeboliscono l’autorità genitoriale, anzi rafforzano il legame.

«Se non smetti di piangere, ti do io un motivo!»

Da bambino non capivo come si potesse rimproverare qualcuno per le lacrime. Ora so che gli adulti spesso non temevano il pianto, ma la propria impotenza e dicevano così perché non sapevano come gestire la fragilità e il bisogno di cura. Io però vorrei che mia figlia non si vergognasse mai dei suoi sentimenti. Che sappia che piangere è possibile, anzi a volte necessario, e che non bisogna essere sempre forti, perché la vera forza sta nel connettersi con gli altri. Certo, istintivamente l’ho detto anche io, “non piangere” o “calmati”, ma poi, capendo cosa chiedevo, ho cercato di correggermi: “Allora parliamo di cosa ti turba”.

«Se cadi, ti do anche uno schiaffo.»

Su questo punto credo di aver fatto molti progressi e spero di poterlo dire a livello generazionale. La punizione fisica per me è impensabile, con chiunque, e soprattutto con mia figlia. Nella maggior parte dei casi, l’errore insegna già abbastanza, e forse se si fanno abbastanza volte le esperienze negative, capiranno che vale la pena ascoltarci. La paura non insegna, chiude solo, mentre l’empatia apre – e io voglio trasmettere quest’ultima.

Dopo tutto questo, devo aggiungere: non mi illudo che mia figlia un giorno dica “Mamma, sei stata perfetta.” So che qualcosa rimarrà impresso. Una frase a metà, una giornata storta, un momento in cui non sono stata come lei avrebbe voluto. Ma se non altro, forse ricorderà che ho provato e che in ogni situazione l’ho amata senza condizioni.

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