Per molto tempo ho pensato che il mio compito fosse insegnare a mia figlia, ma presto ho capito che è lei a spingermi verso il lavoro interiore più profondo. Senza di lei, probabilmente non avrei mai superato questa soglia di conoscenza di me stessa, ma la sua presenza preme uno dopo l’altro quei pulsanti invisibili che segnalano i miei blocchi.
Quali modelli trasmetto senza nemmeno accorgermene?
Da quando ho iniziato il percorso di conoscenza di me stessa, a volte ho la sensazione di osservare la nostra quotidianità da più dimensioni. Non vedo solo una madre in me, ma sento la lunga fila delle generazioni dietro di me, i modelli familiari e i destini ereditati che inconsapevolmente potrei trasmettere se non fossi vigile. So bene che non posso scaricare tutti i pesi da sola e che non devo nemmeno farlo. Ma spesso mi chiedo quali gesti o parole ho copiato meccanicamente e cosa invece è davvero mio…
Questa riflessione continua mi ha aiutata a riconoscere che ho una scelta, ed è liberatorio vedere quanto siamo già riusciti a riscrivere insieme dal passato. Ho capito che il “da noi si fa così” non è una legge scolpita nella pietra, ma un’opzione che possiamo mettere in discussione in qualsiasi momento. Guardandola, vedo la possibilità di una pagina bianca, e questo mi dà la forza di trasferire nel suo zaino solo ciò che ha valore reale, non aspettative che opprimono.
Dove non sono sincera – né con gli altri né con me stessa?
Mia figlia è spesso come uno specchio distorto e spietatamente sincero: vede fino in fondo e riflette con precisione il mio stato interiore. È successo infinite volte che, vedendola tesa o irritata, un lampo di consapevolezza mi ha colpita: da dove viene questa energia? Forse da me? Spesso mi costringe a chiedermi dove non sono onesta con me stessa o con chi mi sta intorno, e cosa sto cercando di reprimere…

So bene che non tutta la tensione nasce da me, ma ho imparato che il cambiamento spesso deve partire da me perché anche lei possa calmarsi. Spesso basta un respiro profondo e ammettere “sì, ora sono stanca e impaziente”. La sincerità non è debolezza, ma la via più rapida per una vera connessione, perché i bambini rispondono alle nostre vibrazioni autentiche, non solo alle parole.
Sto davvero vivendo la vita che ho scelto?
Gli anni insieme mi hanno mostrato quante maschere ho indossato nel tempo e quante emozioni ho soffocato solo per soddisfare le aspettative altrui.
Credo sinceramente che una donna possa arrivare a queste consapevolezze anche senza mettere su famiglia, anzi, forse sarebbe ideale fare questo lavoro su di sé prima di avere figli.
La vita però raramente segue uno script perfetto, e per me mia figlia è stata la scintilla.
Oggi sono molto più me stessa, difendo con più sicurezza i miei bisogni e finalmente mi concedo anche ciò che prima nemmeno immaginavo. Ho capito che se sto bene con me stessa, se non mi sento vittima della mia quotidianità, lei vede davanti a sé una donna autonoma e felice come esempio. La “buona maternità” non è sacrificio, ma il coraggio di essere autentica e di darle il permesso di cercare la sua felicità.
Cosa mi è mancato tanto da bambina – e che ancora oggi non mi concedo?
Forse la scoperta più importante, che ancora oggi mi aiuta molto, è nata durante una seduta di terapia. Dopo una discussione padre-figlia, sono rimasta paralizzata. Temevo che mia figlia si sarebbe ferita come ero stata ferita io da bambina, rivivendo quel dolore e stress. Poi, grazie a qualche domanda mirata del mio mentore, ho capito: non è mia figlia a soffrire, ma la mia “me piccola”.
Io ero tesa dietro le quinte, mentre lei difendeva con forza e sicurezza la sua verità, senza mostrare segni di trauma. Quel momento mi ha insegnato a non proiettare su di lei le mie mancanze infantili, ma a rispettare la sua forza e autonomia. Da allora, quando qualcosa mi sconvolge troppo, mi chiedo sempre: a chi fa davvero male? Spesso scopro che è solo la me del passato che ha bisogno di un abbraccio, mentre mia figlia ha solo bisogno di essere lasciata libera di esprimersi.











