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È svanita la magia della tradizione pasquale della spruzzatura? Una storia vista attraverso gli occhi di due bambine

Szabó Erzsébet3 min di lettura
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È svanita la magia della tradizione pasquale della spruzzatura? Una storia vista attraverso gli occhi di due bambine — Famiglia

Ripensando alla mia infanzia, la Pasqua era un rito speciale: la solennità e il mistero della benedizione del cibo si mescolavano alla spensieratezza della divertente corsa alle uova.

Ricordo quando, da bambina, la mia madrina portava dalla nonna le delizie benedette in chiesa – quell’odore, quella mattina, sembrava più festosa di ogni altra cosa. All’epoca la spruzzatura non era un peso, ma la vera misura della popolarità: a scuola eravamo le ragazze più cool se lunedì avevamo più ragazzi che bussavano alla nostra porta.

Più avanti, all’inizio dell’adolescenza, aspettavamo con il cuore in gola solo chi ci piaceva davvero, e segretamente speravamo che dopo la filastrocca ci fosse tempo per qualche chiacchiera rubata e un po’ goffa. In quei momenti la tradizione era ancora un legame vivo con la comunità, anche se a volte spuntavano parenti più anziani, in cui la custodia delle usanze si confondeva con la speranza di un piccolo extra in tasca.

Una coraggiosa revisione delle tradizioni

Ricordo un corso di letteratura al liceo, dove dovevamo scrivere un tema: è meglio aggrapparsi con forza alle tradizioni o ogni tanto è giusto rivederle?

C’era una compagna che sosteneva il cambiamento come una rivoluzione, mentre io allora preferivo la sicurezza della stabilità. Sono passati quasi 20 anni e il mio punto di vista è cambiato profondamente.

Bambina in caccia alle uova

Ho capito che, allontanandosi dalla religione e con il cambio generazionale, la Pasqua ha perso un po’ della sua dignità. Spesso restava solo il nascondersi dagli spruzzatori ubriachi, le tende chiuse e l’obbligo infinito di ospitalità.

C’è stato un periodo in cui questa situazione mi sembrava così imbarazzante che con la mia famiglia abbiamo lasciato andare le tradizioni e scelto di viaggiare invece di restare in casa in “detenzione”.

L’approccio di una nuova generazione

Quando è nata mia figlia, per un po’ ho riaperto la porta agli spruzzatori, volevo vedere sul suo volto quella stessa gioia infantile che avevo provato io da bambina.

Ma presto ho capito che lei è figlia di un mondo diverso, dove la pazienza e l’attesa incerta non sono i punti forti. Ha subito capito che non voleva passare tutto il giorno in salotto in attesa che qualche bimbo dell’asilo arrivasse, e che “noi dovevamo anche ospitarli”.

Mamma e figlia che dipingono uova

Lei ha voltato le spalle prima alla tradizione classica e oggi condividiamo: la parte più preziosa delle vacanze di primavera è viaggiare e scoprire le usanze festive da un’altra prospettiva.

Se penso a quella ragazza che scriveva il tema al liceo… probabilmente mi guarderebbe con incredulità e un po’ di dubbio. Ma oggi sento che questo rinnovamento non è un tradimento delle tradizioni, bensì il loro coraggioso adattamento: l’esperienza condivisa e l’unità familiare restano il cuore, cambiano solo le scenografie intorno a noi.

Ho capito che la tradizione non è un oggetto da museo da guardare da lontano. Quando abbiamo lasciato andare i giri obbligati, l’ospitalità forzata e imprevedibile, abbiamo ricevuto qualcosa di molto più autentico.

Forse l’acqua di colonia è svanita, ma la sensazione di libertà di festeggiare a modo nostro è diventata una magia molto più duratura.

Come un tempo trovavo noiose le celebrazioni del 15 marzo, quest’anno ho appuntato con orgoglio il coccarda, e ho capito: i valori non si perdono, si trasformano. Quando il lunedì di Pasqua starò con mia figlia in una piazza di una città sconosciuta o in mezzo a un sentiero nel bosco, probabilmente dovrò ammettere che forse quella mia compagna “rivoluzionaria” aveva ragione. La tradizione continua a vivere se abbiamo il coraggio di toccarla, spolverarla e adattarla alla nostra felicità.

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