In queste settimane è tornata a circolare, un po' in tutto il mondo, la storia delle prime donne che hanno attraversato la Manica a nuoto: un anniversario ripreso da molte testate, con fotografie in bianco e nero e folle in festa. È una di quelle vicende che accendono qualcosa anche in chi non ha mai fatto una gara in vita sua. E la cosa più utile che possiamo portarci a casa non è l'impresa, è un gesto molto più modesto: rimettere il corpo in acqua adesso, alla fine dell'estate, quando tutto congiura a nostro favore.
Perché settembre è il mese giusto
Il mare, in molte zone d'Italia, a settembre è più caldo di quanto lo fosse a giugno: ha accumulato calore per tutta la stagione e si raffredda con lentezza. Le spiagge si svuotano, il vento è spesso più gentile la mattina presto, e non c'è più la calca dei materassini a rendere impossibile una nuotata in linea retta. Le piscine, dal loro lato, riaprono dopo la manutenzione estiva e i corsi ripartono da zero: entrare adesso significa entrare insieme agli altri principianti, non a metà di un percorso già avviato. C'è anche una componente psicologica che vale quanto le altre: a settembre siamo naturalmente disposte a ricominciare, e conviene usare quella spinta prima che si consumi in buoni propositi.
Le prime tre volte: come si evita il fiatone
L'errore classico di chi torna in vasca dopo anni è partire a stile libero e fermarsi dopo venticinque metri, convinta di essere fuori forma in modo irrecuperabile. In realtà quasi sempre il problema è la respirazione, non i polmoni. Nel nuoto l'aria va buttata fuori completamente sotto l'acqua, in modo continuo, così che quando ruoti la testa devi solo inspirare. Se trattieni il fiato e poi cerchi di espirare e inspirare nello stesso istante, il fiatone arriva in pochi metri.
Per le prime sedute conta i minuti, non le vasche: venti minuti in tutto, alternando due vasche nuotate lente e una pausa di trenta secondi al bordo. La rana è un'ottima andatura di recupero, perché ti permette di respirare quando vuoi. E smetti quando senti che la bracciata si sfalda: nuotare stanche insegna al corpo movimenti sbagliati, che poi diventano difficili da correggere.
Se scegli l'acqua libera, queste regole non si negoziano
Nuotare in mare o in un lago è un'esperienza diversa e, a settembre, particolarmente bella. Richiede però qualche cautela in più. Non entrare mai da sola: nel dubbio, nuota parallela alla riva a poca distanza, così puoi uscire in qualsiasi momento. Usa una cuffia dai colori accesi e, se ti capita di fare tratti lunghi, una boa galleggiante da caviglia o da vita, che ti rende visibile alle barche e ti dà un appoggio se ti manca il respiro. Entra gradualmente, bagnandoti collo e viso prima di immergerti: lo sbalzo termico improvviso è il vero pericolo, molto più della distanza. Guarda le bandiere e il vento, evita la nuotata dopo un pasto abbondante o dopo un bicchiere di vino, ed esci prima di sentire freddo, non quando lo senti già. Se hai problemi di pressione, di cuore o stai seguendo una terapia, parlane con il tuo medico prima di iniziare: è una conversazione di cinque minuti che vale tutta la stagione.
Il minimo indispensabile, senza spendere in cose inutili
Servono pochissime cose, ma quelle giuste. Un costume intero pensato per il nuoto, in tessuto resistente al cloro, che non si sformi dopo un mese. Occhialini che tengano davvero: provali premendoli sugli occhi senza allacciare l'elastico, se restano attaccati un istante da soli sono della forma adatta al tuo viso. Una cuffia, le ciabatte, un asciugamano in microfibra che occupa poco spazio. Dopo, un balsamo generoso sui capelli e una crema sul corpo: il cloro e il sale asciugano molto, e la pelle a settembre è già messa alla prova dall'estate.
Quante volte a settimana serve nuotare per sentire la differenza?
Due volte a settimana, con costanza, sono sufficienti per notare in poche settimane un respiro più lungo e una schiena meno contratta. Tre sedute accelerano i progressi tecnici, perché il gesto resta "fresco" in memoria, ma se due sono realistiche per la tua settimana, meglio due sostenibili che tre abbandonate a metà ottobre.
Si può davvero imparare a nuotare bene da adulte?
Sì, e spesso meglio che da bambine, perché si capiscono le spiegazioni e si lavora con più pazienza. La differenza la fa qualche lezione con un istruttore, anche solo quattro o cinque, per sistemare respirazione e posizione della testa: sono i due dettagli che trasformano il nuoto da fatica in piacere.











