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“3 settimane senza fare NIENTE” – La forza trasformativa di semplicemente essere

Szabó Erzsébet4 min di lettura
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“3 settimane senza fare NIENTE” – La forza trasformativa di semplicemente essere — Lifestyle
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Ti è mai capitato di aspettare con ansia le tue vacanze, per poi ritrovarti seduto senza sapere cosa fare? Conosci quella strana sensazione un po’ inquietante di non avere nulla che ti spinga a muoverti?

Quest’estate è stata diversa dalle altre per me. Il programma prevedeva che mia figlia trascorresse due settimane a casa con noi e una settimana in un campo estivo, ripetuto tre volte di seguito. Grazie alla flessibilità del mio lavoro, nelle settimane di campo ho lavorato quasi giorno e notte per completare in anticipo i miei compiti. Così, ho avuto tre settimane intere di vacanza senza impegni lavorativi.

La casa era pulita, le spiagge visitate, ci sono stati concerti, eventi e momenti condivisi per tutti. Poi, improvvisamente, mi sono ritrovata in un momento di pausa totale: niente lavoro, niente cose da fare, nessuna lista urgente. Solo io, completamente presente.

Il silenzio che all’inizio mi ha spaventata

Da quando ho memoria, non mi sono mai concessa così tanto “nulla”. Prima cercavo sempre qualcosa da fare – anche solo mettere una lavatrice o preparare una cena calda, senza rendermi conto che stavo solo aggiungendo un altro compito. Questa volta, però, era diverso. Non solo riposavo o mi rilassavo per qualche ora, ma sentivo quasi che la vita si fosse fermata intorno a me.

Forse per il silenzio improvviso dopo tanto lavoro, mi sono sentita spesso demotivata, quasi bruciata. Era come se avessi lasciato qualcosa alle spalle, ma senza sapere cosa sarebbe venuto dopo. Ci sarebbe stato qualcosa? Ero sospesa in uno spazio intermedio, con una sensazione di crisi d’identità nel petto. Forse anche il mio compleanno imminente pesava, ma soprattutto il fatto che gli ultimi 5 anni della mia vita avevano preso una direzione diversa da quella che avevo immaginato.

Quando il lasciarsi andare diventa una strada

Cinque anni fa ho seguito un corso specializzato in alimentazione vegetale e stile di vita vegetariano, pensando di diventare una giornalista specializzata in quel campo. Invece ho scritto un libro che ha scatenato una reazione a catena inaspettata. Ho tenuto consulenze, sono diventata insegnante in due scuole, ho ricevuto collaborazioni e offerte di lavoro senza nemmeno bussare a una porta.

Ho intrapreso una carriera che molti definirebbero da sogno, anche se non l’avevo mai desiderata davvero. Mi sono lasciata trasportare, ho colto le opportunità e ho imparato tanto, soprattutto nell’insegnamento, incontrando persone meravigliose. Anche dai compiti “obbligatori” ho tratto insegnamenti. Ma ora, in questo spazio silenzioso, è emersa chiaramente la sensazione che fosse tempo di tornare a ciò che volevo davvero.

Un curriculum e l’energia che lo sostiene

Non avevo aggiornato il mio curriculum da 13 anni, così una sera mi sono seduta e l’ho fatto. Non ho avuto fretta né di scriverlo né di inviarlo, pensando di decidere entro la fine dell’estate dove candidarmi come freelance per mettere a frutto le mie competenze.

Tre giorni dopo il telefono ha squillato: un’amica, con il mio permesso, mi ha segnalato un’opportunità. Proprio il posto dove servivo io. Caso? Forse. Ma è stato come se quel silenzio che all’inizio mi aveva spaventata mi avesse riportata sulla mia strada, senza che avessi fatto altro che fermarmi a riflettere.

Il terreno fertile del non fare nulla

Da allora guardo il non fare in modo diverso. Non come vuoto, ma come fonte. Un terreno dove posso risentire cosa voglio davvero. Perché, anche se pensiamo che il silenzio sia vuoto, in realtà nasconde la nostra conoscenza più pura. Quando lasciamo andare l’attività continua e il bisogno di dimostrare qualcosa, emerge ciò che è più vivo dentro di noi.

Forse per questo la mia vita si è allontanata dai piani originali: ero così presa dal ritmo da non sentire il sussurro del silenzio. Ora che mi sono fermata, posso ricordare di nuovo dove voglio andare.

Non so se questa nuova collaborazione sarà il mio obiettivo finale o solo una tappa. Ma so che avevo bisogno di quest’estate, di questo non fare nulla, di questa “tempesta nel silenzio” per arrivare fin qui. E forse questa storia è solo un promemoria: a volte i cambiamenti più grandi arrivano non quando li inseguiamo, ma quando semplicemente diamo loro spazio.

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