Ci sono giorni in cui sono piena di energia. In quei momenti mi sento inarrestabile, il mondo è ricco di possibilità e ogni idea sembra realizzabile. È facile connettersi, creare, essere presente.
Ma ci sono anche giorni in cui mi sembra di essere rinchiusa in un barattolo di vetro. Vedo il mondo, sento i rumori, percepisco che la vita va avanti – ma non riesco davvero a connettermi con tutto questo. Come se un muro trasparente mi separasse da tutto. L’esistenza in quei momenti è opaca, lenta e pesante.
Per questo ho messo insieme un kit di strumenti per i miei giorni migliori, un salvagente che posso lanciare a me stessa, di cui la mia mente realista e funzionante sa che mi aiuterà – anche se quella pessimista e dolorante fatica a crederci.
È importante sottolineare: la depressione clinica è una condizione seria e spesso pericolosa per la vita. Richiede terapia e spesso anche farmaci.
Quello di cui parlo ora non sostituisce mai un aiuto professionale. Sono piccoli strumenti quotidiani che mi aiutano a stare un po’ meglio – o almeno a raggiungere quel punto in cui posso chiedere aiuto.
Meditazione (anche se ho dei dubbi)
Sono una persona piuttosto pragmatica. Amo i dati, le prove, le cose misurabili. Quando non sto bene, il dubbio si fa ancora più forte: “Davvero pensi che stare seduta in silenzio possa aiutare?”.
Per questo è difficile convincermi. Ma quando ci riesco, spesso funziona. Non cerco un’esperienza spirituale, cerco una struttura. Mi siedo, imposto dieci minuti e mi concentro solo sul respiro, cercando di rallentare. A volte faccio semplici esercizi di respirazione: inspirare contando fino a quattro, trattenere per quattro, espirare per quattro.
Questo esercizio non elimina i pensieri oscuri, ma dopo sembra aprirsi una piccola fessura nel mio barattolo, da cui arriva un po’ d’aria.

Bagno e luci
Può sembrare infantile, ma per me funziona: bagno buio, una vasca piena d’acqua calda e una lampada a effetto galassia economica che proietta luci colorate e lente sulle pareti.
Quando l’acqua mi avvolge e le luci si muovono dolcemente sulle piastrelle, sento una strana, antica sensazione di sicurezza. È come tornare in uno spazio morbido e protetto. Come se stessi fluttuando nel grembo materno.
Nei periodi di depressione mi sento spesso vulnerabile e sovrastimolata allo stesso tempo.
Per me il bagno è un ambiente controllato di stimoli. Caldo, buio, silenzioso. Non devo fare nulla, rispondere o reagire, solo essere. Qui posso finalmente sentirmi come un maratoneta che può riposarsi.

Conversazione – senza consigli
Quando è possibile, parlare con un professionista è la scelta migliore. Ma a volte non è subito disponibile. In quei momenti, un amico può fare la differenza.
Non un amico che vuole subito risolvere tutto o dirmi cosa fare. Ma un amico capace di restare in silenzio e ascoltare.
Quando la sensazione del barattolo è forte, il passo più difficile è connettersi. Chiamare qualcuno. Dire “non sto bene adesso”. Se ci riesco, spesso succede qualcosa di piccolo ma importante. Non si risolve tutto, ma non sono più sola nel barattolo – e a volte questo significa il mondo.

Movimento, ma con poche aspettative
Ho un programma di allenamento abituale personalizzato. Amo la struttura, i progressi, le sessioni completate. Nei giorni di depressione però sembra quasi impossibile seguirlo.
In quei momenti abbasso l’asticella e mi dico che anche solo alzarmi dal divano è una vittoria. Al posto del solito allenamento di forza, provo una pratica lenta, comoda, soprattutto di yoga con allungamenti, non più lunga di 10 minuti.
Lo scopo non è stancarmi, ma sentire di nuovo il mio corpo. Accorgermi che sotto di me c’è il pavimento. Che i miei muscoli ci sono ancora e che i polmoni si riempiono d’aria.
Spesso basta questo per sentirmi un po’ meno come se il mio corpo fosse scollegato dalla mente. Questo ricongiungimento è a volte il primo passo per tornare a connettermi con il mondo.












