“Questo è tutto.” Ricordi ancora la frase gelida di Miranda Priestly? Il personaggio iconico di Meryl Streep, la trasformazione straordinaria di Anne Hathaway nel ruolo di Andy Sachs e uno sguardo unico dietro le quinte del mondo della moda ci hanno conquistato quasi vent’anni fa. Ora, finalmente, il nome Runway risuonerà di nuovo: il sequel de Il diavolo veste Prada arriverà nella primavera 2026!
Lo stile non passa mai di moda
Se anche tu ti sei mai immaginato seduto sul bordo del divano a sognare di viaggiare a Parigi come segretario di Miranda, o se la celebre scena del maglione ti fa ancora sorridere, abbiamo una bella notizia: il sequel de Il diavolo veste Prada è ufficialmente in lavorazione!
Disney ha confermato che le riprese sono già iniziate e i nostri personaggi preferiti torneranno. Secondo Deadline, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci e naturalmente Meryl Streep reciteranno di nuovo insieme sul grande schermo, con l’uscita prevista per il 1° maggio 2026.
Il sequel sarà diretto da David Frankel, che ha firmato anche il primo film, mentre la sceneggiatura è di nuovo di Aline Brosh McKenna. Insomma, il film più amato nel mondo della moda tornerà con tanto stile.
Oltre ai volti noti, arrivano nuove star
La curiosità cresce ancora di più sapendo chi si unirà al cast già conosciuto. Kenneth Branagh interpreterà il marito di Miranda, mentre Simone Ashley, famosa per Bridgerton, entrerà in scena come una giovane stylist emergente, potenziale nuova icona di stile nel mondo di Runway.
Secondo Variety, nel cast ci saranno anche Lucy Liu, B.J. Novak, Pauline Chalamet e Justin Theroux, insieme a due talenti del Broadway, Helen J. Shen e Conrad Ricamora.
Cosa succede vent’anni dopo?
Anche se la trama ufficiale è ancora segreta, Variety rivela che il sequel rifletterà i cambiamenti della vita reale: Miranda cerca di mantenere il suo potere nel mondo della stampa cartacea in declino, mentre la sua ex assistente Emily Charlton (Emily Blunt) diventa una figura di spicco in un’azienda di lusso globale, diventando una rivale diretta. Aspettati quindi un mix di lotte generazionali nel mondo della moda e rivoluzione digitale nel secondo capitolo de Il diavolo veste Prada.
Nel podcast Girls Gotta Eat, le conduttrici hanno confermato che non si tratta di un reboot, ma di un vero seguito. “È la scelta giusta. Un reboot rovinerebbe tutto”, ha detto Ashley Hesseltine. Rayna Greenberg ha aggiunto: “Sono così emozionata che dopo vent’anni tornino gli attori originali.”
Anche Andy torna
La domanda più grande per i fan era: rivedremo Andy Sachs, la giornalista un po’ ingenua ma piena di ambizione, nel mondo della moda? La risposta è sì! Anne Hathaway è già sul set, quindi possiamo star certi che ci sarà, anche se non sappiamo ancora dove la sua strada l’abbia portata. Lavora ancora nel mondo dei media? O ha preso una direzione completamente diversa?
Il film potrebbe ispirarsi al romanzo del 2013 di Lauren Weisberger, Revenge Wears Prada: The Devil Returns, in cui Andy è a capo di una rivista di matrimoni e un evento del passato la costringe a confrontarsi di nuovo con Miranda. Non sappiamo ancora quanto questo sarà presente nel film, ma possiamo aspettarci una storia avvincente.
Nate non torna
Adrian Grenier, che interpretava Nate, l’amico di Andy, non sarà nel sequel. Negli ultimi anni il personaggio è stato visto come “il vero cattivo” perché non ha davvero supportato la carriera di Andy. Anche Grenier ha ammesso: “Probabilmente è stato davvero egoista e immaturo” – riporta Entertainment Weekly.
In sintesi, le informazioni trapelate finora suggeriscono che il sequel de Il diavolo veste Prada non solo rispetterà la storia originale, ma rifletterà in modo interessante come è cambiata l’industria della moda.
Temi come la produzione digitale di contenuti, gli influencer, il fast fashion e la sostenibilità saranno sicuramente al centro dell’attenzione.
Il conto alla rovescia è iniziato, il mondo della moda è pronto – e anche noi. Se pensavi che non si potesse ricreare l’iconico universo de Il diavolo veste Prada… beh, Miranda probabilmente direbbe solo: “Questo è tutto.”











