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Camminare in montagna con i bambini: come si prepara la giornata e quando è giusto tornare indietro

Debora Coniglio5 min di lettura
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Camminare in montagna con i bambini: come si prepara la giornata e quando è giusto tornare indietro — Viaggi
In questo articolo

Le ultime settimane di agosto sono il momento in cui la montagna sembra più facile di quanto sia. Le giornate sono ancora lunghe, i rifugi aperti, i sentieri pieni di gente in maglietta: viene naturale pensare che basti mettere le scarpe e partire. Poi arriva la notizia, riportata ogni estate in versioni diverse, di una famiglia rimasta bloccata in quota per un tratto di sentiero venuto giù o per un temporale arrivato prima del previsto, e ci ricordiamo che l'ambiente non cambia carattere solo perché siamo in vacanza. La buona notizia è che la maggior parte delle giornate difficili non nasce da un errore drammatico, ma da una serie di piccole decisioni prese di fretta la mattina.

La sera prima vale più della mattina stessa

Una gita in montagna con i bambini si progetta il giorno prima, seduti a tavola, con la mappa aperta e senza entusiasmo eccessivo. Tre cose vanno decise a mente fredda: dove si va, a che ora si parte e a che ora si torna. L'orario di rientro è il vincolo più importante e va scritto, non immaginato: se il gruppo deve essere all'auto entro il pomeriggio, tutto il resto si costruisce all'indietro da lì. Poi si guarda il meteo, ma non solo la temperatura: interessano il vento, la probabilità di rovesci nel pomeriggio e l'ora in cui il tempo dovrebbe cambiare. In montagna, in estate, il pomeriggio è quasi sempre la parte instabile della giornata, ed è per questo che le partenze presto non sono una posa da alpinisti: sono l'unico modo di avere margine.

Vale anche la pena controllare che il sentiero scelto sia effettivamente percorribile. Dopo le piogge forti capita che un tratto sia interrotto, che una passerella non ci sia più, che un versante sia stato chiuso. Un giro di telefonata al rifugio, all'ufficio turistico o alla struttura dove alloggiate risolve in due minuti un problema che in quota può diventare enorme. E infine: dite a qualcuno dove andate. Un messaggio a un'amica con il nome del sentiero e l'ora prevista di rientro è la cosa più economica e più utile che potete fare.

Lo zaino onesto

Lo zaino delle gite in famiglia tende a riempirsi di cose sbagliate: troppa merenda, poca acqua, zero strati caldi. Il criterio è semplice: portate quello che serve se la giornata dura due ore in più del previsto. Una giacca antivento o antipioggia leggera per ciascuno, una felpa anche se al parcheggio ci sono trenta gradi, acqua abbondante, qualcosa di zuccherino, un piccolo kit per le sbucciature e i cerotti per le vesciche. Il telefono carico, e se possibile un caricabatterie portatile. Le scarpe contano più di tutto il resto: suola che tiene, caviglia sostenuta se il terreno è irregolare, calzini senza cuciture aggressive. I sandali e le scarpe da ginnastica lisce sono la causa più banale di guai su terreno bagnato.

Il ritmo dei bambini non è il vostro diviso due

I bambini in montagna non camminano più lentamente: camminano in modo diverso. Fanno scatti, si fermano su un sasso interessante, poi crollano tutti insieme senza preavviso. Il lavoro degli adulti è distribuire l'energia: pause brevi e frequenti invece di una sosta lunga, acqua offerta prima che la chiedano, un obiettivo visibile alla volta (quel larice, quella curva, quel ponticello) invece della vetta lontana. Funziona anche affidare loro un incarico: chi conta i segnavia, chi controlla che nessuno resti indietro. E conviene mettere in conto che al ritorno saranno più stanchi che all'andata, quindi la discesa richiede più tempo di quanto la logica suggerisca, non meno.

Girarsi prima è una scelta tecnica, non una sconfitta

Il momento più difficile di ogni escursione è quello in cui manca poco e qualcosa non torna: il cielo si sta chiudendo, un bambino si trascina, il sentiero è più esposto di come sembrava sulla mappa. La regola che i camminatori esperti applicano senza dibattere è quella dell'ora limite: se a quell'ora non si è arrivati, si torna indietro comunque, punto. Deciderla prima toglie la trattativa dal momento sbagliato, quando siamo stanchi e vogliamo che i chilometri fatti abbiano un senso. Un'altra regola utile riguarda le improvvisazioni: mai lasciare il sentiero segnato per accorciare. Le scorciatoie inventate su un versante ripido sono il modo più comune di trasformare una giornata storta in un'emergenza.

E se il sentiero è interrotto o non lo troviamo più?

La prima cosa da fare è fermarsi invece di continuare a cercare in avanti, che è l'istinto sbagliato quando si è già stanchi. Se il tracciato non si vede più, si torna sui propri passi fino all'ultimo punto in cui si era sicuri, con calma, restando insieme. Se il passaggio è oggettivamente interrotto, franato o pericoloso, non lo si forza: si sceglie un punto sicuro, ci si copre, si chiama il numero unico di emergenza e si resta dove si è, perché essere trovati fermi in un luogo noto è molto più semplice che essere inseguiti mentre ci si sposta.

Quanto può camminare un bambino di sei anni?

Molto più di quanto pensiamo se la giornata è costruita bene, molto meno se è costruita male: contano più il dislivello, il caldo e la noia che i chilometri in sé. Un buon criterio è scegliere un percorso con un punto d'interesse a metà strada, un torrente, un rifugio, un pascolo, e considerarlo il vero obiettivo della gita, così che l'eventuale rinuncia alla parte finale non sia vissuta come un fallimento. Se avete dubbi sulla resistenza dei bambini o su questioni di salute, parlatene con il vostro pediatra prima di programmare le uscite più impegnative.

Informazioni sull’autrice

Debora Coniglio

Debora Coniglio racconta viaggi, cibo e le piccole abitudini di benessere che sopravvivono a un biglietto aereo. Insegue weekend lenti, scoperte al mercato e alberghi che ricordi per la colazione — e lo trasforma in qualcosa che puoi davvero provare sabato.

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