Nelle sere in cui l'estrazione fa rumore, nei gruppi di messaggi parte sempre la stessa domanda: e tu, cosa faresti? Qualcuno risponde subito casa al mare, qualcuno dice smetto di lavorare domani, qualcuno comincia a elencare le persone a cui darebbe qualcosa. È un gioco gratuito e un po' ingenuo, eppure ogni volta mi colpisce quanto sia preciso. Quando togliamo di mezzo il vincolo del denaro, le persone dicono in trenta secondi cose che in terapia o in un colloquio di carriera ci metterebbero mesi a formulare. Vale la pena prenderlo sul serio, non come previsione, ma come esercizio di orientamento.
Perché è un test di valori travestito da gioco
Quando immaginiamo una vincita, il cervello smette di fare calcoli di sostenibilità e comincia a fare scelte di desiderio. Non stiamo più valutando cosa è prudente, cosa penserebbero gli altri, quanto ci costerebbe in termini di carriera: stiamo semplicemente indicando. E ciò che indichiamo per primo di solito è ciò che ci manca di più adesso. Chi nomina subito il tempo libero probabilmente è in una fase di esaurimento, non di noia. Chi nomina le persone da aiutare spesso porta un senso di debito o di responsabilità che andrebbe guardato. Chi nomina un luogo preciso sta dicendo che il posto in cui vive non gli somiglia più.
La fantasia, insomma, non riguarda i soldi. Riguarda la distanza tra la vita che abbiamo e quella che riconosceremmo come nostra. E quella distanza, al contrario della vincita, è una cosa su cui si può lavorare.






