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La psicologia della curiosità selettiva: perché spesso gli altri non si interessano a ciò che entusiasma te

Diana Moretti5 min di lettura
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La psicologia della curiosità selettiva: perché spesso gli altri non si interessano a ciò che entusiasma te — Lifestyle
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L’essere umano è curioso per natura. Non solo unico, ma costantemente desideroso di imparare. Passiamo gran parte delle nostre giornate sveglie cercando e elaborando informazioni: guardiamo la TV, ascoltiamo podcast, leggiamo e, certo, qualche volta ci interessano anche i pettegolezzi sul lavoro. Spesso queste informazioni sono davvero utili, ma altrettanto spesso cerchiamo dettagli che, dal punto di vista pratico, sono irrilevanti – come come finisce un romanzo o perché la nostra serie preferita ha proprio quel finale.

E qui arriva la svolta: mentre noi viviamo per queste informazioni “banali”, per altri non hanno alcun interesse. Perché ciò che per noi è conoscenza preziosa, per altri è del tutto indifferente? La risposta sta in parte nella psicologia della curiosità selettiva, supportata da numerose ricerche.

La curiosità è una forza istintiva

La curiosità non è solo una caratteristica umana. Anche i piccoli nematodi con soli 302 neuroni, i Caenorhabditis elegans, cercano informazioni sull’ambiente per sopravvivere. I nostri parenti più prossimi, le scimmie macaco, secondo esperimenti rinunciano a una piccola ricompensa solo per scoprire qualcosa prima – anche se l’informazione non è direttamente utile per loro.

Questo fenomeno mostra che la curiosità funziona come una motivazione autonoma, proprio come la fame o la sete. Dal punto di vista evolutivo ha senso: è difficile prevedere quali informazioni ci saranno utili in futuro, quindi il nostro cervello cerca la conoscenza anche senza un valore pratico immediato.

Donna che tiene in mano un libro aperto

Perché non ci interessa tutto?

Se amiamo così tanto la conoscenza, perché non cerchiamo di capire tutto ciò che ci circonda? Ogni giorno siamo circondati da fenomeni e oggetti che capiamo poco: il microfono che trasforma le onde sonore in segnali elettrici, il motore del tapis roulant che converte l’elettricità in movimento, o gli alberi che trasformano la luce solare in energia. Grazie a internet potremmo trovare la risposta in pochi secondi, ma spesso non lo facciamo.

Secondo la psicologa Patricia Alexander, quando iniziamo a studiare un nuovo argomento – per esempio storia o fisica – all’inizio ci interessa solo se qualcosa di esterno attira la nostra attenzione. Con la crescita della conoscenza, iniziamo a cercare informazioni da soli, perché riusciamo a collegarle a ciò che già sappiamo.

Per esempio, un libro di storia spesso è troppo complesso all’inizio: pieno di città, personaggi storici e fattori geografici. Se non abbiamo conoscenze pregresse, ci perdiamo nei dettagli e l’energia spesa non vale la ricompensa. Per questo scegliamo spesso a cosa interessarci: ci attraggono solo le cose che possiamo comprendere con le conoscenze che abbiamo.

La “zona Goldilocks” – il giusto equilibrio dell’interesse

Secondo le ricerche della psicologa dello sviluppo Celeste Kidd, l’attenzione dei neonati si concentra su eventi che non sono né troppo semplici né troppo complessi. Cercano un equilibrio: schemi abbastanza sfidanti ma gestibili.

Negli adulti, la curiosità dipende dalla certezza che abbiamo sulla nostra conoscenza. Gli esperimenti mostrano che ci interessano soprattutto gli argomenti di conoscenza media.

Se siamo troppo sicuri della risposta, non c’è curiosità. Se invece non sappiamo nulla sull’argomento, non lo riteniamo importante perché la risposta non si collega a ciò che già sappiamo.

Per esempio, la domanda “Chi è stato il secondo primo ministro del Canada?” è meno interessante se non conosciamo nulla della storia canadese, ma può stimolare la curiosità se abbiamo qualche conoscenza di base. Da qui nasce la teoria degli psicologi: la curiosità si accende quando riconosciamo una lacuna nella nostra conoscenza – ma se la lacuna è troppo grande o invisibile, non sentiamo il bisogno di colmarla.

Giovane studente annoiato durante la lezione

Perché pensiamo di capire le cose?

Spesso crediamo di capire qualcosa, ma solo in parte. Per esempio, molti conoscono la teoria del funzionamento della bicicletta, ma se chiedessimo di disegnare come la catena si collega alle ruote, spesso il disegno sarebbe sbagliato. Lo stesso vale per lo sciacquone del WC o per qualsiasi oggetto quotidiano. Quando proviamo a spiegare, ci accorgiamo che la nostra conoscenza è spesso incompleta.

Questo ci ricorda che intorno a noi ci sono tantissime opportunità di apprendimento: basta prestare attenzione e riconoscere dove mancano le nostre conoscenze.

Come risvegliare la nostra curiosità?

  • Osserva i dettagli: quando incontri un oggetto o un fenomeno, chiediti: “Capisco davvero come funziona?”
  • Inizia in piccolo: scegli argomenti dove hai già qualche conoscenza – così sarà più facile collegare le nuove informazioni.
  • Rendi tutto un gioco: colmare le lacune può essere divertente: cerca curiosità nella vita quotidiana e prova a capire come funzionano.
  • Umiltà e autoanalisi: ammetti quando non sai e cerca risposte con mente aperta – così la curiosità si accende naturalmente.

La parte più bella è che il mondo è pieno di queste opportunità: la nostra “curiosità selettiva” ci fa spesso ignorare molte cose, ma imparare può essere emozionante e utile allo stesso tempo. A volte basta solo rallentare e guardare davvero ciò che vediamo ogni giorno, ma non abbiamo mai chiesto: “Come funziona?”

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