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«Non intervengo su come mangia la mia bambina schizzinosa» - Ho tolto la pressione

Schuster Borka4 min di lettura
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«Non intervengo su come mangia la mia bambina schizzinosa» - Ho tolto la pressione — Famiglia
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Ho sempre ammirato le mamme i cui figli sono "buoni mangiatori". Quelle in cui il piccolo gusta con piacere la pasta con la carne e con la stessa gioia sgranocchia il broccolo al vapore. C’è qualcosa di istintivo in noi che rende uno dei momenti più belli vedere il nostro bambino finire il cibo con la sua faccina da piccolo criceto.

Da noi però mangiare non è mai stato così semplice: mia figlia è molto schizzinosa, e col tempo abbiamo capito che va oltre la semplice selettività. La diagnosi di autismo ha spiegato che quello che viviamo è più un mangiare selettivo che semplice schizzinosità.

Può sembrare un dettaglio, ma nella vita quotidiana fa una grande differenza. Non è che "non le piace gli spinaci", ma semplicemente non riesce a mangiare certi cibi, per consistenza, odore o colore. Per me, come mamma, è spesso frustrante: voglio garantirle un’alimentazione equilibrata, ma senza trasformare il momento del pasto in un campo di battaglia pieno di ansia. Perciò cerco di togliere quella pressione – anche se a volte è difficile per me.

Perché non insisto mai?

Non ho mai costretto mia figlia a mangiare quello che ha nel piatto. Ammetto che spesso mi preoccupo se si nutre in modo vario e ricco di nutrienti. Ma se imposto le mie paure su di lei, peggiorerei solo la situazione: potrebbe sviluppare un rapporto negativo con il cibo, molto più dannoso a lungo termine di qualche verdura mangiata in meno ogni tanto.

Spesso penso: se qualcuno mi mettesse davanti un piatto di "zuppa di fango" e mi dicesse che è salutare, non riuscirei comunque a mangiarlo. Capisco che quello che lei percepisce come "zuppa di fango" è in realtà una vellutata di broccoli o una teglia di verdure, ma se il suo sistema nervoso reagisce come il mio reagirebbe a quella zuppa immaginaria, perché dovrei aspettarmi che la mangi? Non voglio esporre mia figlia a questo.

E a proposito, la stessa cosa penso dell’atteggiamento "Quando avrà fame, mangerà!". Certo, se fossi su un’isola deserta probabilmente finirei anche la suola delle scarpe, ma sarebbe un’esperienza traumatica – perché allora metterei volontariamente mia figlia in una situazione simile?

Cibi sicuri e alternative

Con un bambino selettivo si impara presto che, anche facendo di tutto, ci saranno sempre cibi che non mangia, e pochi che invece accetta. I cosiddetti "cibi sicuri" sono quelli che questi bambini mangiano sempre, in ogni situazione. Può essere una banana, un panino al burro, uno yogurt alla fragola o un gelato alla vaniglia. Non sempre sono i più sani o nutrienti, ma ci sono giorni in cui non riusciremo a farle mangiare altro. E in quei momenti, è già tanto.

Da noi in casa ci sono sempre alcuni cibi che mia figlia sicuramente mangia: pasta, certi frutti, formaggio, yogurt. Sono la base su cui costruisco la varietà. Tengo sempre a portata di mano alternative: altri tipi di frutta, biscotti integrali, qualche nuovo latticino.

Per fortuna mia figlia è aperta a provare cose nuove, anche se spesso non le piacciono. Può essere una delusione, ma anche un’opportunità: di tanto in tanto troviamo un nuovo alimento che entra nella categoria "sicuro". Passo dopo passo, ampliamo il repertorio.

Il rapporto con il cibo è ciò che conta

Per me la cosa più importante è che mia figlia non sviluppi un rapporto negativo con il cibo. Mangiare può essere una fonte di gioia, e non voglio che per lei sia fonte di stress. Per questo cerco di essere comprensiva e non la critico mai se non mangia qualcosa. Offro più opzioni e la lascio scegliere.

Spero che crescendo riesca a creare un’alimentazione che la faccia stare bene e le dia abbastanza varietà per restare sana. Non punto a che assuma ogni giorno perfettamente tutte le sostanze nutritive indicate nei libri, ma che abbia un rapporto positivo e duraturo con il cibo.

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