Le generazioni passate venivano raramente elogiate. Quella di oggi, al contrario, viene sommersa di lodi fin dalla più tenera età. Ma né l'uno né l'altro estremo fa bene ai bambini. Allora dove sta il giusto mezzo?
Un'arma a doppio taglio
La ricerca lo conferma: lodare un bambino per la sua intelligenza può ritorcersi contro di lui. Quando diciamo a un figlio che è "bravo" o "intelligente" in qualcosa, rischiamo di bloccarlo proprio in quell'area. Il bambino, per non mettere a rischio la sua reputazione di "bambino intelligente", smette di provare cose nuove, evita le sfide e rinuncia prima ancora di cominciare.
Può sembrare paradossale, ma la lode eccessiva è uno dei nemici più subdoli dell'autostima. Questo vale soprattutto per le bambine, che spesso abbandonano la matematica o le materie scientifiche al primo ostacolo — non perché non siano capaci, ma perché non vogliono rovinare l'immagine di "brava studentessa" che si sono costruite. (Un meccanismo ben noto: molte ragazze eccellono senza sforzo nelle materie umanistiche e mollano completamente quelle scientifiche, invece di investire un po' più di energia dove è davvero necessario.)
Riconosci lo sforzo, non il talento
L'obiettivo di ogni genitore dovrebbe essere quello di riconoscere — e valorizzare — l'impegno del proprio figlio verso un obiettivo. E quell'obiettivo è diverso per ogni bambino: per uno può essere segnare un gol, per un altro può bastare il coraggio di scendere in campo.
Se tuo figlio si è davvero impegnato, diglelo. Ma non esagerare con ogni piccolo passo. La tendenza moderna a lodare qualsiasi minimo sforzo — anche quando il bambino non si è particolarmente messo alla prova — è controproducente. Farlo significa fargli un torto a lungo termine: la vita reale non funzionerà così.
Cosa premiare davvero?
Insegna a tuo figlio che la pratica costante e la perseveranza portano risultati concreti. Non dirgli "sei bravissimo in matematica", perché la prossima volta che non riuscirà a risolvere un problema, avrà paura di deluderti. Digli invece che ogni problema risolto allena il suo cervello a ragionare meglio. Ancora più efficace è spiegargli che il cervello funziona come un muscolo: più lo alleni, più diventa forte.
Sforzo contro risultato
Non lodare un lavoro fatto a metà. Riserva il riconoscimento a quei momenti in cui il bambino si è davvero messo alla prova. E in quei casi, il risultato finale conta poco: se si è preparato con impegno per una gara ma è arrivato ultimo, valorizza comunque il suo lavoro. Se invece ha vinto qualcosa senza faticare — "solo" grazie al talento naturale — non è il caso di festeggiare con i coriandoli. Premia il lavoro investito, non il podio.
Guida costruttiva, non solo applausi
Non aver paura di far notare a tuo figlio quando ha fatto qualcosa di frettoloso o superficiale, e mostragli come potrebbe farlo meglio la prossima volta. Se per esempio scrive bene e disegna con cura, ma ha fatto il biglietto di compleanno del cuginetto in cinque minuti, digli che sa fare di meglio. Così gli insegni a fidarsi del tuo giudizio e a capire che la vera fatica viene riconosciuta.
Parla di sentimenti, non di superlativi
Evita le lodi in stile superlativo. Invece di dire "Sei stato fantastico, perfetto, straordinario!", prova a dire: "Sono orgoglioso di te perché oggi ti sei davvero impegnato / non hai mollato / hai dato il massimo." Questa piccola differenza cambia tutto: sposta il focus dal risultato al processo, e trasmette un messaggio molto più solido e duraturo.
Incoraggia l'autocritica sana
Come abbiamo visto, la lode eccessiva può portare il bambino ad avere paura di sbagliare e a evitare tutto ciò che potrebbe mettere a rischio la sua immagine. Per questo è fondamentale stimolare fin da piccolo la capacità di riflessione su se stesso. Fai domande semplici come: "Qual è stata la parte più difficile di oggi?" o "Sei soddisfatto di come ti è venuto?" Cercare le risposte riduce l'ansia da prestazione e aiuta a costruire una motivazione autentica, che viene dall'interno — non dalla paura del giudizio altrui.











