Poche esperienze davanti allo schermo sono così universali: nel momento in cui la vita di un innocente animale a quattro zampe — o persino di un drago in CGI — è in pericolo, il cuore ci si stringe. Eppure la morte di un personaggio umano spesso la superiamo con un'alzata di spalle. La scomparsa di un cane, di un gatto o di un cavallo sullo schermo, invece, può rovinarci l'umore per giorni. (Pensa solo al labrador di Io & Marley, o alle battaglie strazianti di House of the Dragon.)
Il fenomeno è così reale e diffuso che oggi esiste un'intera nicchia dedicata a rassicurare gli amanti degli animali più sensibili. Avrai sentito parlare di siti come DoesTheDogDie.com, con milioni di visitatori, o di database online simili. Molti non iniziano nemmeno un film o una serie senza aver controllato prima una cosa: capita qualcosa di brutto a un animale? Se la risposta è sì, spesso cambiano canale — la loro serenità mentale viene prima dei titoli di coda.
Anch'io faccio parte di chi viene profondamente toccato da queste scene. Ricordo che qualche anno fa bastava che partisse l'intro de Il Re Leone in tv e già mi salivano le lacrime, perché sapevo cosa sarebbe successo a Mufasa: cercavo subito qualcos'altro da guardare. Le scene di battaglia in cui i cavalli rischiano di farsi male mi fanno lo stesso effetto, e finisco per dispiacermi persino per creature palesemente costruite al computer.
Ma perché la perdita di un animale ci provoca un lutto molto più profondo di quella di un essere umano? La risposta si nasconde nel funzionamento della psiche, nell'evoluzione e nel nostro desiderio di un amore puro.
I simboli dell'innocenza assoluta
Secondo la psicologa Lienna Wilson, alla base della nostra empatia verso gli animali c'è il fatto che li associamo all'innocenza e alla purezza. I personaggi umani di un film o di una serie — anche i più positivi — sono complessi, fallibili, e inevitabilmente prendono decisioni sbagliate, commettono errori o agiscono per motivi egoistici. Un animale, invece, non ha secondi fini. Non può essere manipolatore, cattivo o vendicativo. Quando soffre sullo schermo, lo percepiamo come qualcosa di profondamente ingiusto, perché è completamente indifeso e innocente.
Non avevano scelta: il dramma della vittima
Nei film gli animali ricoprono quasi sempre un ruolo fedele e di sostegno. Spesso diventano le vittime delle decisioni umane, dell'avidità o delle guerre. Pensiamo ai cavalli che cadono in battaglia, o ai draghi che muoiono perché il loro cavaliere ha scelto di combattere.
"La morte degli animali ci scuote di più anche perché loro non avevano scelta. Si sono sacrificati solo a causa della decisione del loro padrone o del loro cavaliere" — spiega la Dr.ssa Wilson in un articolo di PopSugar.
Ed è proprio questa vulnerabilità ad amplificare nello spettatore il senso di impotenza.
Cosa dice la scienza? I risultati che sorprendono
Se pensi di essere l'unica persona a provare tutto questo, la scienza ti tranquillizza: è del tutto normale. I sociologi della Northeastern University, in una ricerca approfondita, hanno mostrato a 240 partecipanti degli articoli di giornale fittizi. In ogni storia compariva un episodio di maltrattamento, con un'unica differenza: l'identità della vittima. Poteva trattarsi di un neonato di un anno, di un adulto di trent'anni, di un cucciolo di cane o di un cane adulto di sei anni.
I risultati sono stati sorprendenti: i partecipanti hanno mostrato molta più empatia verso il neonato, il cucciolo e il cane adulto che verso l'essere umano adulto.
I ricercatori sono giunti alla conclusione che la società considera i cani (indipendentemente dall'età) totalmente vulnerabili e bisognosi di protezione, esattamente come i neonati. La nostra empatia, dunque, non dipende dalla specie, ma dal grado di fragilità.
Lo studio pubblicato sulla rivista Society & Animals ha evidenziato anche un altro aspetto: le persone si turbano molto di più se un cane subisce un incidente o un'aggressione rispetto a quando accade a un adulto — semplicemente perché riteniamo gli animali incapaci di difendersi dai pericoli del mondo moderno.
La mancanza di un amore puro e prevedibile
Secondo la terapeuta familiare Milissa Aronson, il nostro legame con gli animali è speciale anche perché è privo delle complessità delle relazioni umane.
"Il legame tra uomo e animale è semplice, puro e prevedibile. L'amore che riceviamo dagli animali è incondizionato."
Quando sullo schermo muore un animale domestico, non piangiamo solo l'animale in sé, ma anche quel legame profondo e limpido che aveva con il suo padrone. Guardiamo con empatia il personaggio che ha perso il suo sostegno più grande. E questa perdita spesso fa riaffiorare anche il rapporto con i nostri animali reali: chi non ha abbracciato il proprio cane o il proprio gatto dopo una scena particolarmente triste?
Anche se le aspettative sociali a volte suggeriscono che dovremmo rispettare la vita umana al di sopra di ogni altra cosa, le nostre emozioni non seguono un'equazione logica. Se la prossima volta ti verrà da piangere per la morte di una creatura in CGI o di un cagnolino sullo schermo, sappi una cosa: è semplicemente la prova che la tua empatia funziona, e che ti tocca in profondità la fragilità degli esseri puri e innocenti.
Perché piango per un animale nei film ma non per un personaggio umano?
Perché associamo gli animali all'innocenza e alla purezza, mentre i personaggi umani ci appaiono complessi e fallibili. Un animale non ha secondi fini e ci sembra completamente indifeso, per questo la sua sofferenza ci pare più ingiusta.
È normale commuoversi persino per una creatura in CGI?
Sì, è del tutto normale. Come spiega l'articolo, significa solo che la tua empatia funziona e che ti tocca la fragilità delle creature innocenti, a prescindere dal fatto che siano reali o costruite al computer.
Cosa dice la ricerca sull'empatia verso gli animali?
Uno studio della Northeastern University ha mostrato che le persone provano più empatia per un cucciolo, un cane adulto e un neonato che per un adulto umano. L'empatia non dipende dalla specie, ma dal grado di vulnerabilità percepita.
Perché la morte di un animale sullo schermo ci sembra così ingiusta?
Perché gli animali nei film sono quasi sempre vittime di decisioni umane, senza aver avuto scelta. Questa totale vulnerabilità amplifica nello spettatore il senso di impotenza e di ingiustizia.











