Bien Logo

Perché non dobbiamo sempre stare bene: il rovescio della positività

Elisabetta Rossi4 min di lettura
Condividi:
Perché non dobbiamo sempre stare bene: il rovescio della positività — Lifestyle
In questo articolo

Ripetevo a me stessa che tutto accade per una ragione, finché non ho capito: non serve stare sempre bene. C’è stato un periodo in cui dicevo quasi automaticamente: „tutto accade per una ragione”. Quando provavo dolore o subivo una perdita, tiravo fuori il mio lato ottimista e sostenevo le storie con questa frase.

Suonava bene, dava conforto e soprattutto aiutava a evitare sentimenti scomodi. Il problema è arrivato quando ho realizzato che ci sono situazioni che semplicemente non dipendono da noi. In quei momenti, insistere a essere positivi fa più male che bene, mentre accogliere un po’ di negatività può davvero aiutare.

Il messaggio “stai positivo” è ovunque: nei libri, nelle citazioni, sui social, nelle chiacchierate tra amici. Come se dovessimo subito trovare una lezione in ogni situazione, trasformare ogni dolore in qualcosa di edificante. E se non ci riusciamo, spesso pensiamo che il problema siamo noi. Ma spesso non è che non vediamo il lato positivo, è che non siamo ancora pronti a trovarlo…

Ragazza con maglione bianco lavorato a maglia e calzini sul letto con una tazza di tè caldo

La facciata del dover stare bene

A un certo punto ho notato che non lo facevo solo con me stessa, ma anche con gli altri. Quando qualcuno parlava di lutto, stanchezza o paura, cercavo subito di confortarlo, perché cosa si può fare altrimenti? Inoltre, sono per natura una persona ottimista, che crede fermamente che dopo le difficoltà arrivino giorni migliori.

Però ho anche capito che a livello sociale trattiamo le emozioni negative come se fossero qualcosa di sconveniente, da nascondere in fretta prima che restino troppo a lungo. (E purtroppo continuiamo a trasmettere questo messaggio ai nostri figli...)

La tristezza non è un errore, la rabbia non è un fallimento, l’ansia non è una debolezza: sono segnali naturali che ci dicono che qualcosa di importante è successo. Quando vogliamo a tutti i costi essere positivi, in realtà stiamo zittendo questi segnali – e con loro anche noi stessi. In questi casi, “tutto accade per una ragione” non è un appiglio, ma un modo per chiudere la porta all’auto-conoscenza prima ancora che inizi davvero.

Donna che beve tè vicino all’albero di Natale

Non tutto il dolore vuole insegnare

Per molto tempo ho creduto che ogni difficoltà avesse un senso nascosto da scoprire. Oggi sono più cauta. Certo, vale la pena guardare ogni ostacolo da più punti di vista, ma non tutte le perdite vogliono insegnarci qualcosa, e non tutte le prove ci rendono persone migliori. A volte il dolore è solo dolore, ingiusto e basta, e questo è un motivo più che valido per sentirsi male.

Quando recentemente mi sono concessa questo pensiero, stranamente non mi sono sentita più debole. Al contrario, ho ricevuto riscontri che mi hanno rafforzata e aperto gli occhi. Ho capito che quando cado, posso lasciarmi andare, e qualcuno sarà lì a sostenermi senza fatica. È stato liberatorio capire che non devo sempre “reagire bene”, non devo risolvere tutto da sola. Spesso basta stare vicini, senza spiegazioni o lunghe lezioni.

Le emozioni non sono fatte per farci sentire in colpa

Servono a darci informazioni sul nostro stato interiore e su cosa dobbiamo ancora affrontare.

L’ansia avverte, la rabbia segna i confini, la tristezza mostra ciò che è davvero importante.

Se soffochiamo tutto con il doveroso ottimismo, perdiamo non solo le emozioni, ma anche il contatto con il nostro io più profondo.

Per questo oggi non ripeto più automaticamente “tutto accade per una ragione”. A volte sì, a volte no – e va bene così. Soprattutto perché stare bene non è uno stato fisso, ma un movimento continuo. A volte ci sentiamo vicini a quel benessere, altre volte lo vediamo appena all’orizzonte, ma nessuno di questi estremi definisce chi siamo davvero.

Letture correlate

Le lezioni più profonde della mia guarigione post-operatoria — Salute

Le lezioni più profonde della mia guarigione post-operatoria

Dopo l’intervento dello scorso autunno, pensavo di tornare rapidamente me stessa, ma la vita mi ha insegnato altro. Oltre alla guarigione fisica, anche quella mentale ha avuto un ruolo fondamentale.

Elisabetta Rossi
Come vivere la tristezza in modo sano? Cambiare prospettiva può fare la differenza — Salute

Come vivere la tristezza in modo sano? Cambiare prospettiva può fare la differenza

La tristezza è un’emozione umana naturale che arriva dopo una perdita o una separazione. È importante non soffocarla, ma affrontarla consapevolmente per proteggere il nostro benessere mentale.

Diana Moretti
Domande che oggi oso farmi grazie a mia figlia — Famiglia

Domande che oggi oso farmi grazie a mia figlia

Uno dei regali più inaspettati della genitorialità è lo specchio che il nostro bambino ci tiene davanti ogni giorno. Senza l’arrivo di mia figlia, forse non avrei mai varcato la soglia di questa nuova consapevolezza di me stessa.

Elisabetta Rossi
Sono diventata più comprensiva da quando so che alcuni non sopportano le critiche — Lifestyle

Sono diventata più comprensiva da quando so che alcuni non sopportano le critiche

Spesso un commento fatto con buone intenzioni scatena una reazione inaspettata nell’altro. Dietro ci sono storie invisibili e profonde che influenzano il modo in cui ci relazioniamo.

Elisabetta Rossi
«Il problema è che non ci sono più i militari, lì li avrebbero cresciuti!» – Mi dispiace, ma il servizio militare non risolverebbe i problemi della mia generazione — Lifestyle

«Il problema è che non ci sono più i militari, lì li avrebbero cresciuti!» – Mi dispiace, ma il servizio militare non risolverebbe i problemi della mia generazione

Le difficoltà mentali dei giovani uomini non si risolvono con il servizio militare. Invece di soffocare le emozioni, dobbiamo andare verso strade più sane per la società.

Barbara Conti
Neurodivergenti senza diagnosi: cosa penso di te se dici di essere autistico ma non sei mai stato da un medico — Salute

Neurodivergenti senza diagnosi: cosa penso di te se dici di essere autistico ma non sei mai stato da un medico

L'autodiagnosi non è sempre una moda o un'etichetta superficiale. Spesso è un appiglio disperato per cercare di capire se stessi e il mondo.

Barbara Conti