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Ricominciare a 40 anni dopo vent'anni insieme: come si impara di nuovo a conoscere qualcuno?

Vadász Alexa5 min di lettura
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Ricominciare a 40 anni dopo vent'anni insieme: come si impara di nuovo a conoscere qualcuno? — Lifestyle
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A 21 anni mi sono legata all'uomo con cui avrei passato i vent'anni successivi. Sembrava una favola. Poi, contro ogni mia aspettativa, tutto è finito. E all'improvviso mi sono trovata davanti a una domanda che non pensavo mi sarei mai posta a questa età: come si ricomincia?

Non ho avuto molte relazioni nella mia vita. Dopo essermene andata di casa non ho cercato nuove occasioni, e forse non sarebbe nemmeno stato sano. Ma grazie al ballo mi ritrovo circondata da molti uomini, e diversi hanno provato ad avvicinarsi.

Verso la maggior parte non ero aperta, ma ad alcuni avrei dato volentieri una possibilità. Ed è lì che me ne sono accorta: non so come si fa a conoscere qualcuno. Non parlo del flirt leggero, ma di quando l'altra persona mi interessa davvero.

Il bisogno di piacere a tutti i costi

Per molto tempo non ho capito perché questa difficoltà fosse così diversa dal semplice chiacchierare con uno sconosciuto. In quello non provo alcun disagio. Eppure mi è arrivato un riscontro chiaro: faccio pochissime domande, mentre cerco di raccontare tutto di me. E non lo facevo in modo consapevole.

Quando ho scavato un po' più a fondo, ho capito che tutto nasce da un fortissimo bisogno di conformarmi e di essere accettata. So di essere diversa in molte cose, di non pensarla come la maggioranza su questioni importanti, e per qualche motivo sento il bisogno di chiarirlo il prima possibile con chi ho davanti.

Così finisco per dare tutta me stessa. Ma l'altra parte? Il capire quanto la persona seduta di fronte a me sia davvero come la desidero?

Controllo zero

Fino a che punto tutto questo può essere guidato dalla testa? Si può, in generale? Bisogna reimpararlo? Oppure, quando nasce quella sensazione che all'inizio di una storia deve arrivare, allora la curiosità si presenta da sola, in modo naturale?

Se ti riconosci in questa difficoltà, potrebbe interessarti anche quanto può diventare pericoloso il bisogno costante di piacere agli altri.

Ho già scritto di Ildi, che non è soltanto una terapeuta e kinesiologa al mio fianco, ma anche un sostegno costante. Lei mi apre sempre gli occhi, o illumina aspetti che non avevo considerato. Quando le ho chiesto un parere sulle emozioni e i dubbi di una relazione che iniziava, mi ha risposto semplicemente:

"Vorrei tanto che tu non forzassi le cose che non puoi controllare."

Io, la maniaca del controllo… Beh, il compito è tutto tranne che facile…

Connettersi in un altro modo

La parte del "come si fa, come funziona di solito" mi risulta difficile anche perché ho un intuito fortissimo. Riesco a "sentire" le persone, e spesso ricevo la risposta ancora prima di qualsiasi parola. Ovviamente non su come sia stata la loro infanzia o che relazioni abbiano avuto: quello è un livello completamente diverso.

L'altra persona potrebbe interpretarlo come disinteresse, ma non è così. Semplicemente io funziono in modo diverso, mi connetto in un'altra forma. Una cosa però è certa: anche in questo devo crescere. Forse non sono ancora arrivata al punto di riaprirmi nella mia dimensione femminile, perché dietro il mio aprirmi ci sono energie completamente diverse.

Ripartire dalla salute, non dalla mancanza

A 40 e passa anni, con tante storie alle spalle, bagagli e ferite, è dannatamente difficile. È dannatamente difficile ricominciare la vita da capo.

Non vengo da una semplice rottura, ma da metà vita vissuta insieme, azzerando quasi tutto nel momento in cui me ne sono andata. Non dalla sicurezza della mia casa, non da una base già costruita.

Tutto è ancora in divenire. Quando il mio piccolo appartamento sarà pronto, potrò trasferirmi e finalmente "arrivare": forse quello sarà già un buon punto di partenza. Ma dovrò ancora metabolizzarlo, perché al momento non è la mia realtà. Per ora sono solo tanti soldi che ho pagato e continuo a pagare. Non è ancora entrato nella mia testa che un giorno ci sarà una casa mia, solo mia, dove nessuno avrà voce in capitolo su come sarà e su cosa ne farò.

Un mio amico, mentre ne parlavamo, mi ha ricordato che lui era lì quando ho firmato il contratto. Deve restarmi dentro, deve radicarmi, perché quello è davvero il punto di svolta.

Forse diventerà anche un simbolo, il luogo dove nascerà qualcosa che poserà le basi per costruire relazioni non più a partire da un vuoto, ma dalla pienezza di chi si sente finalmente intera.

Perché è così difficile conoscere qualcuno dopo una relazione lunghissima?

Perché per anni non si è avuto bisogno di "presentarsi" a nessuno di nuovo. Quando tutta la vita adulta si è svolta dentro un'unica relazione, l'atto stesso del conoscere qualcuno diventa una capacità da reimparare da zero.

Cosa c'entra il bisogno di piacere con l'ismerkedni con l'incontrare persone nuove?

Il bisogno di essere accettati può spingere a raccontare subito tutto di sé, per chiarire in anticipo le proprie differenze. Il risultato è che si parla tanto e si fanno poche domande, dimenticando di scoprire davvero l'altra persona.

Si può controllare l'inizio di una relazione?

Nell'articolo emerge proprio il contrario: forzare ciò che non si può governare non aiuta. Quando nasce l'emozione giusta, la curiosità verso l'altro tende ad arrivare in modo naturale.

Cosa significa costruire una relazione "dalla pienezza" e non dalla mancanza?

Significa smettere di cercare qualcuno per colmare un vuoto e iniziare a legarsi da persone già intere. Per l'autrice, avere finalmente uno spazio tutto suo diventa il simbolo di questo nuovo punto di partenza.

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