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Riflessioni sul mio 37° compleanno – Come sto facendo pace con il mio invecchiare

Schuster Borka4 min di lettura
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Riflessioni sul mio 37° compleanno – Come sto facendo pace con il mio invecchiare — Lifestyle

La scorsa settimana ho compiuto trentasette anni. Da giovane non riuscivo a immaginare com’è la vita dopo i 35 anni. Nei miei vent’anni pensavo che a quell’età tutti fossero ”adulti”: sicuri di sé, stabili, tranquilli, con meno domande. Ora sono qui, e anche se la stabilità è arrivata sotto molti aspetti, le domande non sono diminuite, sono solo cambiate.

Non posso negare che anche il mio corpo ha iniziato a raccontare la sua storia. La maggior parte delle rughe del risveglio si attenua prima di finire la colazione, ma alcune restano con me. La mia pelle reagisce diversamente rispetto a dieci anni fa, e guardando le vecchie foto vedo quanto sia cambiato tutto. Sono qualche chilo sopra il mio peso abituale, anche se la dieta e l’allenamento non sono cambiati. Sto semplicemente entrando in una nuova fase della vita, dove questo è normale.

Mi osservo allo specchio. A volte cerco ancora il volto di una volta, quello a cui ero abituata, ma poi scopro qualcosa di nuovo che mi piace. Il mio sguardo è più calmo. Nei miei lineamenti c’è qualcosa che a vent’anni non conoscevo: una profondità che solo gli anni possono portare. A volte mi chiedo quando comparirà il primo capello grigio e cosa proverò quando lo troverò.

Sto valutando quando sarà il momento giusto per un primo intervento estetico più serio. Non lo considero indispensabile, e non penso che nessuno debba sentirsi obbligato a farlo. Ma so anche che quando arriverà quel momento, sarò io a volerlo, senza sensi di colpa. Questa sono io: una donna che desidera stare bene nella propria pelle, qualunque cosa significhi.

Nel frattempo cerco di ricordarmi che invecchiare non è solo la storia del corpo. È almeno altrettanto la storia di chi sono diventata dentro.

Perché quando guardo indietro non posso che essere orgogliosa di tutto quello che ho attraversato. Quelle situazioni che a vent’anni mi avrebbero spezzata ora non mi piegano più. So quando dire no e non provo più sensi di colpa se scelgo me stessa.

Invecchiare spesso viene visto come una parola negativa. Eppure c’è qualcosa di profondamente umano, anzi, qualcosa di straordinario. Il nostro corpo cambia, come tutto ciò che vive. Perché non vederlo come un processo affascinante?

Ricordo quando ho conosciuto il mio amore (allora solo una storia passeggera, perché come compagni seri ci siamo ritrovati solo anni dopo), avevamo ventitré anni. I suoi capelli erano neri come l’ebano, folti e morbidi, le mie dita si perdevano tra di loro. Ora il sole si riflette sui fili argentei e i capelli sono più radi. Ma quando lo guardo mi sento fortunata di poter vedere questo cambiamento. Vedo gli anni condivisi, le risate, i silenzi, le scelte. Se riesco a guardare con amore il suo cambiamento, perché non farlo con me stessa?

Forse questa sarà la lezione più grande del mio io trentasettenne: che il cambiamento del mio corpo non è una perdita, ma una prova. La prova che vivo, sperimento, rido, piango, amo. Che in ogni piccolo dettaglio c’è una storia, e nessuna è motivo di vergogna.

La me più giovane forse avrebbe avuto paura di ciò che vedo ora allo specchio. Ma io sono più curiosa. Come sarò a quarant’anni? O a cinquant’anni? Forse avrò sempre più fili d’argento, più rughe di sorriso, più ricordi nel mio riflesso. E se avrò fortuna, anche sempre più pace.

Se questo è invecchiare, non ne ho paura. Sto facendo pace con questo processo. Piano piano, al mio ritmo, giorno dopo giorno, mentre sto alla finestra e sento il sole accarezzarmi il volto – proprio come ha sempre fatto e continuerà a fare. Qualunque numero di rughe avrò.

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