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"Se avessi dovuto sopportarlo ancora, prima o poi l'avrei ucciso." - È giusto rompere per sempre i rapporti con i genitori?

Angela Romano5 min di lettura
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"Se avessi dovuto sopportarlo ancora, prima o poi l'avrei ucciso." - È giusto rompere per sempre i rapporti con i genitori? — Famiglia
In questo articolo

Salute mentale

Posso dire che ho interrotto i rapporti tanto per mia madre quanto per me stessa, perché se avessi dovuto sopportarla ancora, prima o poi l'avrei uccisa. O forse lei avrebbe fatto lo stesso con me, non lo escludo. Per entrambi è meglio così, da allora sto molto meglio.

Chiarezza

Non sono venuti alla mia laurea. Durante l’università vivevo in collegio e lavoravo, pagavo tutto da sola, loro non hanno avuto alcun merito, ma pensavo che almeno un po’ sarebbero stati orgogliosi. Li ho aspettati fino a sera – ho preparato un sacco di cibo – ma quando finalmente mio padre ha risposto al telefono, ha detto che erano andati alla festa di compleanno del vicino Józsi. Quella è stata l’ultima volta che ho parlato con loro.

Che domanda

Mia madre mi ha detto di scegliere: o lei o mio marito. Ho riso, davvero? Non capisco come potesse pensare anche solo per un attimo che l’avrei scelta lei…

Zia Márta

Zia Márta vive nel paese. Ha un solo figlio, Zénó, cresciuto con tanto amore da lei e dal marito Berci. Zénó andava al liceo in collegio in una città vicina e tornava solo nei weekend. All’università tornava a casa solo ogni due o tre mesi, portando sempre cibo e soldi. Anche da adulto, quando lavorava in città, i genitori pagavano ancora l’affitto. Tornava solo a Natale e per il resto dell’anno non si faceva sentire. Il paese disapprovava il suo comportamento, ma zia Márta e Berci lo difendevano dicendo che lavorava tanto, era impegnato e comunque una brava persona.

Da allora sono passati molti anni, Zénó non è più tornato a casa da circa 15 anni, da quando è morto Berci. Zia Márta non riusciva a vivere con la pensione di 80 euro e soffriva nella casa fatiscente, gli abitanti del paese l’hanno aiutata per non farla morire di fame o di freddo. Nessuno riusciva a contattare Zénó da anni. È tornato solo quando è morta la madre – che raccontava ancora con affetto di lui alle infermiere del reparto – e solo per vendere la casa. Racconto questo per far capire che a volte i figli scelgono il “no contact” non per un motivo valido, ma per pura egoismo.

Donna anziana appoggiata al bastone

L’ultimo

Mio padre ha rovinato il mio matrimonio per colpa dell’alcol, da allora l’ho escluso dalla mia vita.

La mano alzata

Ho spiegato più volte a mia madre che non era accettabile che mi picchiasse, e tantomeno che alzasse le mani sul mio bambino. Due giorni dopo, davanti ai miei occhi, ha schiaffeggiato il mio bimbo di due anni. Ho detto basta. Mia zia ogni tanto mi dice che mia madre è sola, ma non mi interessa, non voglio più vederla.

Naturalmente è giusto

Me ne sono andata di casa a vent’anni, nei tre anni successivi sono tornata solo due volte, ma a cosa serviva? A 23 anni ho deciso che era finita, ho chiuso. Ho cambiato numero, traslocato e non ho più guardato indietro. È stata la scelta migliore della mia vita.

Madre anziana e figlia giovane, ritratto di profilo

Il motivo

È nato il nipotino tanto atteso e i miei genitori erano al settimo cielo. Alla prima visita hanno scattato mille foto al bambino, ma ho chiesto loro di NON condividerle su Facebook. Si sono indignati, ho spiegato che per il nostro lavoro (io sono investigatrice, mio marito giudice) e per il diritto alla privacy del bambino non volevamo. Sono andati via, ma il giorno dopo hanno tappezzato i social con le foto del bimbo. Li ho chiamati e ho chiesto gentilmente di rimuoverle. Dopo una grande discussione, ho detto che finché non le togliessero – soprattutto quelle in cui mia figlia è nuda – non potevano vederci. Hanno risposto che allora non ci vedranno mai più e hanno chiuso il telefono. Mio figlio ha cinque anni e da allora non ha più visto i nonni, ma questa non è stata una mia decisione.

Ho convinto mia moglie a non cercare più i suoi genitori, che non l’hanno mai apprezzata ma solo sfruttata. Da quando lei non li chiama più – da quattro anni – loro non l’hanno cercata nemmeno una volta. Meglio così.

La gratitudine

Di mio padre ho pochi ricordi, solo che stava sul divano a guardare la partita e ogni tanto urlava a me e a mio fratello: “Zitti, mocciosi!”. Dopo i dieci anni posso contare sulle dita di una mano quante volte l’ho visto, una volta è entrato dalla finestra e ha portato via la nostra TV. Mia madre è morta da poco – non c’è da stupirsi, la vita l’ha morsa forte – e ora è ricomparso mio padre, dicendo che io e mio fratello dobbiamo occuparci di lui. È pieno di debiti, ha una pensione minima e chiede aiuto. Ma non glielo diamo, perché sentiamo che non abbiamo nulla per cui essergli grati.

Ci ha minacciati di andare in tribunale, perché sarebbe un obbligo legale. (Purtroppo ha ragione). Gli ho detto buona fortuna, abbiamo decine di testimoni pronti a dire che non ha mai fatto nulla per noi in tutta la vita. Da allora abbiamo bloccato il suo numero e ci occuperemo di lui solo se porterà davvero la questione in tribunale.

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